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Tutto questo tempo a chiedermi
Cos’è che non mi lascia in pace
Tutti questi anni a chiedermi
Se vado veramente bene
Così
Come sono
Così

Così un giorno
Ho scritto sul quaderno
Io farò sognare il mondo con la musica
Non molto tempo
Dopo quando mi bastava
Fare un salto per
Raggiungere la felicità
E la verità è che

Ho aspettato a lungo
Qualcosa che non c’è
Invece di guardare il sole sorgere

Questo è sempre stato un modo
Per fermare il tempo
E la velocità
I passi svelti della gente
La disattenzione
Le parole dette
Senza umiltà
Senza cuore così
Solo per far rumore

Ho aspettato a lungo
Qualcosa che non c’è
Invece di guardare
Il sole sorgere

E miracolosamente non
Ho smesso di sognare
E miracolosamente
Non riesco a non sperare
E se c’è un segreto
E’ fare tutto come
Se vedessi solo il sole

Un segreto è fare tutto
Come se
Fare tutto
Come se
Vedessi solo il sole
Vedessi solo il sole
Vedessi solo il sole

Perchè non voglio. Perchè se dormo arriva subito domani. E non voglio un domani con gli stessi problemi di oggi.

11/04/2012

Qualche volta mi sentosopraffare da tutto questo,

mi prende un senso d’impotenza,

il respiro si fa corto

e la disperazione s’impadronisce di me.

C’è un senso a tutto questo? è la domanda che mi prende.

L’immensa differenza che c’è tra il tipico saluto orientale e quello italiano (e ormai quasi europeo): il primo significa “vedo, riconosco la divinità ch è in te”, ed il secondo “schiavo” (che poi è come dire: sono il tuo schiavo, il tuo servo).

 

Etimologia di Namastè: da Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Namast%C3%A9)
“La parola namaste letteralmente significa “mi inchino a te”, e deriva dal sanscrito: namas (inchinarsi, salutare con reverenza) e te (a te). A questa parola è però implicitamente associata una valenza spirituale, per cui essa può forse essere tradotta in modo più completo come saluto (mi inchino a) le qualità divine che sono in te. Unita al gesto di unire le mani e chinare il capo, potrebbe essere resa con: le qualità divine che sono in me si inchinano alle qualità divine che sono in te, o anche, meno sinteticamente, unisco il mio corpo e la mente, concentrandomi sul mio potenziale divino, e mi inchino allo stesso potenziale che è in te. In sostanza, dunque, il significato ultimo del saluto è quello di riconoscere la sacralità di ognuno di noi. Oltre a essere un saluto buddhista, è anche indù, che vuol dire mi inchino alla luce del dio che c’è in te.”

Etimologia di Ciao: da Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Ciao)
“Trae la sua origine dalla parola della lingua veneta e più specificatamente veneziana “sciavo” che ha il significato di “schiavo”,[1] derivando dal neolatino “sclavus”, che indica persone di etnia slava frequentemente usate proprio come schiavi nell’intero mondo mediterraneo, venduti spesso dalle stesse famiglie ai mercanti veneziani o arabi. Venivano “importati” nella Spagna musulmana, Egitto, Asia minore e in occidente (in quest’ultimo caso solo quelli non cattolici) passando per Venezia.
Salutare con un ciao corrisponderebbe quindi a “Servo Vostro”, formula di saluto oramai desueta (cfr. l’analogo saluto “servus”, diffuso in Austria e Baviera). Questo saluto era usato senza distinzione di classe sociale.”

Intenzione: dal lat. intenzionem, da Intentus part.pass di Intendere: tendere, volgere a un dato termine o fine.

L’intenzione è qualcosa di più del semplice “volere” qualcosa. E’ una energia che sta dietro il volere. Se la volontà è il timone della nave-uomo, l’intenzione è il vento gonfia la vela.
Mi è sempre rimasto impresso il modo di dire che “le cose di una volta erano fatte meglio”, ed è vero secondo me, perchè erano fatte per lo scopo a cui servivano. Lasciando un attimo da parte ogni discorso sull’obsolescenza programmata (almeno quella volontaria), gli oggetti, dai più semplici ai più complessi, duravano di più un tempo. Perchè questo? Io credo che si possa parlare, tra l’altro, anche del potere dell’intenzione. Le case erano fatte per proteggere dal freddo e dagli altri agenti atmosferici, mentre adesso vengono fatte per essere vendute. Che sia forse questo il motivo per cui non c’è casa nuova costruita con materiali d’avanguardia che riesca a mantenere il fresco d’estate e il caldo d’inverno come un vecchio rustico di campagna? Credo che oltre, alle piccole e grandi scelte che si possono fare nella costruzione di qualcosa, in modo consapevole e in modo inconsapevole, si imprima, in ciò che costruiamo, un intento. E così, una casa vecchia ha una migliore “tenuta termica” di una nuova, un piumone o una giacca irlandesi tengono più caldo di quelli italiani (perchè fatta per reggere i climi irlandesi), un film fatto con ispirazione (quindi con l’intento di fare un’opera ispirata, com’era sempre in antichità) trasmette qualcosa in più di uno fatto per fare il “tutto esaurito”. Dovremmo diventare più consapevoli di ciò che ci trasmette ogni singola cosa di cui è composto il mondo che ci circonda. Conoscere la storia degli oggetti ci fa capire anche con quale intento sono stati costruiti, e ci permette di distinguere ciò che percepiamo derivare da quall’oggetto.

Etichetta: sp. etiqueta. fr. etiquette. fr.ant. estiquette. dal lat. estaqua che proviene dal germanico cosa confitta, appiccicata.

L’etichetta è qualcosa che ti resta appiccicato.
Hai fatto un commento su qualcuno? Qualcuno ti giudica come invidioso e rimani così etichettato per tutta la vita. Hai avuto una fase della vita in cui non hai avuto voglia di lavorare e sei stato etichettato come un fannullone? Quell’etichetta ti rimarrà appiccicata per tutta la vita. Hai ucciso qualcuno? Per tutti rimarrai sempre un assassino.
Nella mente delle persone l’essenza della tua persona verrà riassunta con una semplice parola che riassumerà il tuo errore anzichè ciò che sei realmente.
E’ difficile scrollarsi di dosso il giudizio delle persone ancora legato ad una mentalità quasi medioevale dove si “etichettava” una persona in base ad una “particolarità” che poteva essere fisica o professionale. Una mentalità che si può riscontrare fino a non molto tempo fa, basti pensare ai nostri nonni; se non alla nostra generazione addirittura.
E pensare che tutto ciò è causato del semplice funzionamento di una normale mente razionale che tende ad inquadrare e semplificare per meglio comprendere. Nel bene e nel male.
Ma come si può pretendere di rimettere in libertà una persona che ha ucciso, sebbene pentita, se questa non potrà mai nemmeno avere una parvenza di vita normale se quell’etichetta non è su di lui, ma negli occhi di chi lo guarda? Lo stesso vale per il miglioramento personale che comporta quindi il superamento di un qualsiasi difetto come può essere l’invidia o l’ingordigia, o quant’altro.
Questo è il vero “giudizio” che intendono tutti gli insegnamenti del mondo quando dicono: “non giudicare”. Quello che intendono, in realtà, è non condannare.
La parola “giudizio” viene spesso fraintesa perchè di significato ambiguo. Si dice dare un “giudizio”, per dare un opinione, ma anche per qualcosa di più sgradito. Ed ecco la confusione.

Si possono smembrare i significati del termine giudizio, usando dei sinonimi più specifici, per smettere di usarlo, dicendo: dare un’opinione quando è un “giudizio” neutro. Una constatazione oggettiva. Oppure condannare, quando il “giudizio” è irrimediabilmente positivo o negativo perchè si condanna quella persona ad essere qualcosa che non è.

Qualche anno fa mi hanno regalato un bel quaderno tutto rilegato in uno stile particolare, che ho pensato di utilizzare in modo altrettanto particolare, e,tra le varie cose che ci ho messo dentro, avevo deciso di riempire una pagina di parole positive. Solo parole, una dietro l’altra, tutte attaccate. In modo che potessero trasmettere ua bella energia. Ho iniziato a pensare a tutte le parole positive che mi poteessero venire in mente e, a fatica, avrò riempito forse un quinto della pagina! Erano scritte piccole e tutte attaccate, certo, ma questo non è comunque da considerarsi normale. O almeno non secondo me. Ora sto cercando di fare la stessa cosa con uno sfondo per il cellulare, e me ne sono venute in mente dieci! O_O Mio Dio… quanto siamo plagiati! Siamo talmente abituati ad assorbire, ripetere e riflettere negatività che non siamo nemmeno in grado di riempire una pagina di belle parole! [e quì, forse, la logica dovrebbe suggerirmi che l'essere passato da un quinto di pagina a dieci parole potrebbe significare che sono peggiorato... mhmm... dai, per stavolta la ignoriamo, la logica.]

“Un uomo è ciò che sogna” dicevano i Nativi Americani… e noi stiamo vivendo i nostri incubi.

 

 

istantaneità mercuriale

 
La mia istantaneità è mercuriale,
Sono il mio strumento di divinazione.
Non necessito d'altro.
Allora perchè sento il bisogno di cercare ancora?
Perchè non mi sento completo?
La Mente sa che sono completo ma separa.
E' tutto perfettamente uno specchio di ciò che sono 
e vedo me stesso mentre scrivo queste righe perche io sono.
Io sono. Io sono. Io sono.

 


Io ho creato te

tu

che ricevi la mia Parola

in questo momento

Io ho disegnato il tuo viso

aldilà del tempo

Io ho immaginato le circostanze della tua vita

mai qualcosa è stata casuale in essa

niente lo è né lo sarà

tutto ha un proposito perfetto

la mia Mano partecipa in ogni situazione

 

      – da Il libro di Dio Amore di Enrique Barrios

La Storia si fa da sola sulla pelle degli uomini consumandoli come fiammiferi.

Lacrime di gioia
qualcosa che non ho mai provato.
Mi hanno insegnato che quando si è felici si ride…
e che quando si è tristi si piage.
Ho razionalizzato così tanto che poi… la spontaneità… dov’è andata?
Voglio essere me stesso; voglio reincontrarmi e dirmi, mi sei mancato…
mi sono mancato. Ed essere felice. Ed esprimere lacrime di gioia.
Ma ci sono così tanti frammenti di me sparsi in giro,
semi che ho piantato, alberi che sono nati.
Madworld… così difficile, così semplice.
Sono qui e sono ovunque. Lo so e non lo so.
Sono sempre… vento diviso….

Guano Apes

Ci sono momenti che DEVONO essere vissuti. Anche ad anni di distanza.

Guano

Sii il tuo Miracolo…

Quìeora

C’è una sensazione che si presenta solo in certe occasioni: quando salta la corrente, ai funerali, quando si sente uno sparo, quando qualcuno sta male. In quel momento il tempo si ferma. Immobile ogni istante dura un’eternità ed ogni momento è vissuto, assaporato fino in fondo. Credo che per questo motivo alcune persone vadano in cerca del pericolo; credo che siano alla ricerca di questo momento perfetto, che si può creare solo mettendo da parte la mente e portando l’attenzione al qui e ora.

Innocenza: da “in”: non; e “nocere”: nuocere. Che non nuoce.

L’innocenza è in effetti la virtù dei bambini per antonomasia; coloro che non sono in grado di nuocere.
Poi crescendo, e dovendosi difendere dalle minacce dell’ambiente che ci circonda si sviluppa una naturale aggressività.
Ma è ancora possibile coltivare “l’innocenza”? Beh, penso di sì. Penso che proprio in quest’epoca, e per l’epoca a cui stiamo andando incontro coltivare l’innocenza anche da adulti non sia solo possibile, ma anche qualcosa di costruttivo, quasi necessario. Siamo arrivati ad un punto in cui non abbiamo più nulla da temere. Potremmo scegliere 1 mq qualsiasi della terra che calpestiamo su cui dormire senza alcuna protezione, e al 99% non avremmo nulla da temere. Non c’è più il pericolo, se non in pochi casi, di venire sbranati da leoni, lupi, orsi o altri animali selvatici. L’uomo ha dominato la natura, seppur con la violenza, ma si è creato una “terra sicura” dove il rischio di essere sopraffatti dalla natura stessa è ben delimitato in specifiche aree. E quindi? Perchè non riusciamo a coltivare l’innocenza? Che cosa ci spinge a sviluppare l’aggressività come arma di difesa?
Basta guardare contro chi usiamo quest’arma per trovare la risposta: i nostri simili. In nessuna specie animale un essere attacca un altro, se non per motivi di sopravvivenza od altri istinti, ma non di certo per la paura di essere sopraffatto che porta a sopraffare a sua volta! E invece l’uomo combatte contro il suo simile invece di collaborare come farebbe qualsiasi branco.(Ecco perchè la scimmia ride! Perchè ha capito che abbiamo sbagliato noi ad “evolverci”! XD)
Il mondo che io sogno è abitato da una società che lavora per se stessa e non per il proprio ego. Una società che lavora per la collettiva sopravvivenza (e così facendo, al punto a cui siamo arrivati, avremmo bisogno di lavorare ben poco per garantirci la sopravvivenza). Una popolazione di persone che ripettano il prossimo, dove puoi scegliere di lasciare tutto disponibile a tutti e nulla verrebbe rovinato perchè siamo tutti assieme, perchè tutto è di tutti. Un mondo dove la collaborazione è sinonimo di riuscita; di vittoria senza la guerra. Quella guerra che è solo contro noi stessi.
E ciò che ci impedisce di realizzare tutto questo è la paura. Non un dato di fatto, ma la paura di qualcosa. Sottometto l’altra persona perchè altrimenti lei sottometterebbe me. E se non fosse così? E se questa non fosse stata la sua intenzione?  “figuriamoci, sono tutti così” ti senti dire; ma forse vediamo troppo di noi stessi negli altri. Dovremmo domandarci se effettivamente, visto che noi saremmo i primi a sottomettere il prossimo, non dovremmo essere noi ad essere messi sotto controllo, perche ci lasciamo dominare dalla paura. Tutto questo a causa di una supposta minaccia.

Paura: pavùra dal lat. Pavorem. Formato su PAT-VEO: io temo.

Digiuno telematico

È già da diverso tempo che penso di provare il digiuno. I suoi benefici sono comprovati e l’idea di ripulirmi delle “scorie” mi ha sempre attirato.

Ma evidentemente, per questo inizio anno, era in serbo per me un altro tipo di digiuno che va a purificare, non il corpo, ma la mente; è sempre lei, la mente, che dobbiamo continuamente tenere ripulita, ed ogni volta che pensiamo di aver finito ecco che appaiono nuove ragnatele.

Il digiuno che mi è toccato è stato quello telematico: quindici giorni senza internet. Un nonnulla si direbbe: ma fino a che punto questo è vero? Sapevo già che la cosa mi avrebbe messo alla prova.

Durante la prima settimana ho avuto una breve crisi d’astinenza. Sì, perchè internet fa parte di quella gamma di “oggetti” che ti cambiano la vita ampliando gli orizzonti delle possibilità, come lo sono anche lo stipendio e l’auto. Per questo motivo spesso i cambiamenti di carattere delle fasi della vita in cui acquisiamo questi oggetti sono accompagnati da una maggior sicurezza di sé. Ci sentiamo bene perchè sentiamo di avere maggiori possibilità e sfioriamo la libertà con la punta delle dita.

Ne avevo già avuto un assaggio tempo fa quando sono rimasto senza auto per un paio di giorni, e la mia mente ancora abituata ad espandersi nell’universo di possibilità dato dall’autonomia di avere un mezzo di trasporto proprio si ritrovava a pensare “potrei andare a fare quella cosa là oggi, e domani quell’altra” per poi ripiombare nella realtà nella quale non c’era questa possibilità perchè ero senza un mezzo di trasporto.

Superata, senza molti rimpianti, questa lieve crisi d’astinenza è apparso qualcos’altro: il senso di limitatezza. Perchè internet è effettivamente uan finestra sul mondo, e quando gli altri sono affacciati a questa finestra puoi comunicare con loro, e se hai un idea la puoi condividere, e tutte le informazioni che ti servono sono già a portata di mano. Internet ti connette col mondo.

Ma da dove viene questa necessità? Perchè c’è questo bisogno di sentirsi connessi col tutto? È sicuramente indice di una mancanza; o almeno della sensazione o impressione di questa. Eppure noi siamo già connessi col tutto. Oppure no? Beh, il sincronismo ci domostra che lo siamo, ma allora perche non possiamo goderne allo stesso modo in cui godiamo di internet?

Forse la risposta sta proprio in quel “noi”. Chi siamo? È forse la domanda più difficile a cui rispondere. Più che una domanda è un viaggio; un vero e proprio koan. Quale parte di noi sente il bisogno di questa connessione? Quale parte si sente isolata dal Tutto? Beh, facendo una analisi logica potremmo dire che è il nostro lato razionale a sentirsi sconnesso, perchè l’irrazionale vive nella sincronicità. E proprio questa sensazione, questa “paura di rimanere da solo” lo spinge a cercare la connessione con il Tutto.

Asato ma sad gamaya, Dall’irreale conducimi al Reale
tamaso ma jyotir gamaya, dalle tenebre conducimi alla Luce
mrtyor mamrtam gamaya dalla morte conducimi all’Immortalità

(Brhadaranyaka Upanisad: I, III, 27).

i bordi dello stagno

Dove sono i miei limiti?
Non li vedo. Mi impongo dei limiti dati dalla mente; puramente convenzionali per il quieto vivere. Anzi, nemmeno per quello, ma solo perchè so che si dovrebbe fare così.
Il carattere di una persona solitamente si espande fin dove non incontra un ostacolo, come l’acqua di uno stagno.
Perchè il mio no? Perchè non sento i miei limiti?

ingiustizia: mancanza di giustizia
giustizia: ciò che è giusto, come deve essere. Potremmo dire ciò che è in Equilibrio con il resto; con il tutto.

Quindi l’ingiustizia è una mancanza di equilibrio; o la percezione di questo.

La percezione dell’ingiustizia soffoca la saggezza e risveglia la rabbia sopprimendo l’obbiettività.
Ma è una sensazione data dall’ignoranza perchè ogni evoluzione si attua con la perdita dell’equilibrio in una nuova direzione ed il ritrovo dello stesso in una posizione diversa.

Ed alla luce di questo non può esistere l’ingiustizia come sopra descritta perchè la vita è un continuo tentativo di evoluzione.

E probabilmente la rabbia che si genera dalla sensazione dell’ingiustizia viene dal senso d’impotenza di fronte al tutto, perchè il quel momento ci si sente separati dal tutto del quale non si accetta il cambiamento, e lo si percepisce come una ingiustizia.

bipolar nature

“il cervello rettiliano (istintivo) è un regalino dei rettiliani”
 
Più che un regalino direi una conseguenza, visto che siamo un incrocio tra loro e la razza originale di questo pianeta, che forse era destinata ad essere diversa; ad essere più “junghiana”.
 
“Un esperimento a cui tutto l’universo sta guardando con interesse, e che non si è mai verificato prima nella storia dell’universo”
 
Il primo vero incrocio, destinato ad essere eternamente combattuto tra l’interesse personale dato dal cervello rettiliano, e l’interesse universale, dato dall’altro lato del cervello che sembra funzionare come quello di personaggi come Kryon o altre entità superiori, oppure destinato a trovare il primo punto di accordo tra le due parti contrapposte, tra ciò che per secoli è stato definito come bene e male.
 
“a voi umani è stata data la facoltà di scegliere da che parte stare”
 
Un laboratorio in cui creare un nuovo tipo di esistenza che non sia contrapposta a un’altra; un nuovo ibrido.
Ecco perché vedo dentro di me l’eterno contrasto; ed ecco perché non ci possiamo privare della scelta se non rinunciando alla consapevolezza e seguendo ciò che è scritto nei nostri geni, seguendo cioè  la nostra tendenza dominante ad una scelta di tipo razionale o intuitivo.
Entrambe le soluzioni sarebbero perfette, se applicate in toto, ma non è questa la nostra radice, e quindi, probabilmente, nemmeno il nostro destino.
 
Ora l’universo, a causa delle sue leggi meccanicistiche, si prepara ad un balzo energetico, e noi, per salvare il laboratorio dobbiamo essere pronti.

xiii

Sto cambiando… di nuovo. Nuovi gusti, nuove preferenze, nuove attitudini forse…

Però a volte vorrei vedere la traccia base di ciò che sono, ed aggrapparmici con tutte le mie forze.

Profezia n.1

“Dovrai sventolare ancora molte bandiere prima di scoprire Te Stesso”

voglia di sentirmi “a casa”…

in the forest…

Nonostante siano passati molti anni, e una immensa foresta ti nasconda, ci sono persone che sanno come trovarti.

C’è chi era già venuto da te prima che nascesse la foresta, e conosce la strada.

Chi riesce a vederti , come se la tua anima, faro luminoso, la richiamasse, attraverso i rami e le foglie.

Chi si fa largo a colpi di machete finchè, di fronte al tuo viso, sorride, felice di averlo scoperto.

E chi, arrivato da poco, sta tracciando la mappa della foresta, scoprendone lentamente le vie e gli spazi; i pericoli e i rifugi; le luci e le ombre.

UomoTerra

Scavando tra montagne di convinzioni e pozze di paura nelle profondità di me stesso dove non c’è nulla di atteso, dove non mi saprò orientare. Dove è pura consapevolezza o incoscienza.
Dove giace ciò che ho sempre cercato e che mi ha spinto alla sua ricerca.
Emerge la lava dal vulcano, dalle profondità della terra, kundalini senza fine energia che crea la Vita intera. Mi centra, magnetismo perfetto, nell’equilibrio come la Terra tutta.

la mente in panico…

Lasciare la mente senza nulla da fare la manda in panico. Va disperatamente e spasmodicamente alla ricerca di qualsiasi cosa da fare, da ragionare, pur di non rimanere ferma. Si aggrappa a qualunque questione e questo per… sopravvivere. Verosimilmente quello che succederebbe al corpo se lo lasciassimo senza cibo. Eppure ho un momentaneo (credo, spero) rigetto naturale  nel perseguire ciò che mi interessava prima, sostituito da interessi assolutamente non  miei… perchè? E’ perchè si cambia? E’ una natura evoluzione di ciò che sono stato finora? Cos’è cambiato. Ci sono giorni in cui mi guardo allo specchio e non mi riconosco. E vorrei piangere, come sempre… e come sempre… non riesco..

Ho iniziato con una riflessione… ed ho finito con uno sfogo…  capperi…

Incontri…

Tu anima invisibile,

che non segui i focolari di tutti

ma appari raramente nei ricordi,

che hai seguito la tua Strada;

ci troveremo alla fine nella Luce.

cuore per ipocrisia

Le persone amano molto parlare di morale, ma la morale è semplicemente autosuggestione. Ciò che è necessario è la Coscienza. Noi non insegniamo la morale. Insegniamo come si può trovare la Coscienza. Le persone non sono contente quando diciamo questo. Dicono che non abbiamo amore. Semplicemente perchè non incoraggiamo la debolezza e l’ipocrisia, ma al contrario, strappiamo tutte le maschere.

G.I.Gurdjeff – tratto da “Frammenti di un insegnamento sconosciuto” di P.D. Ouspensky (pag.175)

Verità (pezzi di specchio)

Sono pezzi di specchio che raccogliamo
da maestri indiani o guru;
 
sono pezzi di specchio che riceviamo
impacchettati da amici sinceri,
o scagliati da nemici sinceri.
 
Sono pezzi di uno specchio che cerchiamo di ricostruire per tutta la Vita,
scoprendovi infine riflessi, Noi Stessi.

Visto che alla fine si è optato per una soluzione diversa posto il progetto. Magari potrà tornare utile a qualcuno che vuole risparmiare 700/800 euro! :)

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