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ALCHIMIA QUOTIDIANA: OGNUNO SUONA LA SUA MUSICA

Ognuno suona la sua musica.
E’ sacro il diritto di essere ciò che si è.
E’ sacro il diritto di sentirsi sereni nell’essere ciò che si è, anche quando si è fatti in un modo particolare che può risultare faticoso da sostenere per gli altri.
Se ciò accade, molto probabilmente è perché si possiedono caratteristiche meno frequenti statisticamente, nella maggioranza delle persone, e si rischia dunque di infastidire poiché si è diversi, in secondo luogo perché si proietta sugli altri la paura di non essere ‘degni, giusti, amabili’ che deriva spesso dai rimproveri e dalle critiche subiti nell’infanzia, l’inconscio tenta così di portare alla luce una nuova possibilità di liberazione. Liberarsi della paura del giudizio altrui è liberarsi dal nostro stesso giudizio.
E’ un dolore preciso quello di non sentirsi accettati per ciò che si è, ne fa una spiegazione magistrale il caro Alessandro Baccaglini in un post dal titolo ‘Le donne difficili da amare’ che consiglio di leggere per approfondimento (lo si trova sulla mia pagina facebook e anche sulla sua).
La ‘sindrome da lapidazione’ colpisce non soltanto le donne ma anche le persone più ‘deboli’ come i bambini o gli uomini più sensibili ed in generale le anime ingenue e a cuore spalancato.
Non è vero che si è arroganti per cattiveria: si diventa invece aggressivi per difesa, dopo aver ricevuto milioni di pietre addosso. Non si attacca. Non veniva nemmeno in mente l’eventualità di attaccare, ma quando il sangue inizia a colare dalla pelle e dal cuore… ci si stufa e ci si difende.
Bisogna schivarle, quelle fottute pietre.
Non bisogna rispedirle al mittente, poiché si ritorna allo stato di coscienza da vecchio testamento e legge del taglione, non ha alcun senso sobbarcarsi l’ulteriore peso del rancore verso i propri persecutori.
Ha senso invece amare i propri nemici perché rende liberi.
Amare i nostri nemici significa non portare loro rancore, schivare le pietre e soprattutto non credere ai nostri accusatori.
Non dobbiamo più credere ai nostri accusatori.
Eravamo anime sensibili ed ingenue, ci ponevamo a cuore spalancato e generoso nei confronti del mondo, eravamo troppo esuberanti ed alcune nostre caratteristiche davano fastidio poiché minavano lo status quo imperante… e allora siamo stati lapidati.
E’ ora di guarire quella ferita, di uscire dalla buca in cui siamo stati seppelliti vivi e di smettere di considerarci sbagliati così da far smettere gli accusatori di accusarci. Proprio come insegna la legge dello specchio. Iniziamo a sentirci sereni e liberi di essere come siamo, e poi l’esterno sarà costretto a reagire di conseguenza.
E’ il momento di suonare la nostra musica, senza rabbia, senza voler dimostrare nulla a nessuno, per il puro gusto di suonare
Quando diamo ascolto a chi ci vuole diversi, stiamo abdicando al ruolo di sovrani di noi stessi e ciò ci fa perdere la forza di andare avanti, il sorriso, la gioia di vivere…
Quando realizzi che puoi essere ciò che sei… è come un macigno che ti cade dal cuore istantaneamente. Una trasmutazione immediata.
Tutto ciò non significa ovviamente giustificare atteggiamenti nocivi né tantomeno assecondare la pigrizia che ci farebbe smettere di crescere, evolvere, smussare gli angoli.
Per amore della bellezza siamo chiamati a raffinarci: da diamanti grezzi diveniamo via via sempre più brillanti.
Ma senza snaturarci mai: ogni diamante ha il suo personalissimo timbro sonoro, la sua sfumatura di colore e la sua energia.
Se permettiamo che il giudizio altrui soffochi la nostra unicità e la nostra individualità stiamo commettendo un crimine verso l’umanità. Non dobbiamo accontentare nessuno.
Accade che il giudizio altrui ci soffochi, soprattutto se esso deriva da persone che stimiamo e il cui parere ha un grosso peso per noi.
Spesso accade anche tra fratelli di cammino: professiamo il non-giudizio e l’apertura del cuore… e poi i fatti parlano di chiusura, critica e talvolta anche esclusione nei confronti dell’altro.
Il diritto ad avere opinioni è sacrosanto, ma ciò mai deve sfociare in aspra critica.
Ogni volta che stiamo mettendo in luce solo l’ombra di qualcuno e lo facciamo con sentimento di rifiuto, lo stiamo condannando.
Paradossalmente, se io dico a qualcuno che è cattivo, e magari non lo è, egli lo diventerà per difesa, per sostenere quella parola e soprattutto quella vibrazione e quell’energia con cui viene buttata addosso.
Ogni volta che in ambiente ‘risvegliato ed illuminato’ io dico a qualcuno ‘Tu non mi risuoni’ con l’energia del rifiuto e della disistima, sto gettando una pietra.
Dov’è finito il sano buon senso, dove si è smarrita la solidarietà, dove l’umano sostegno e l’accettazione del prossimo così com’è?
Queste cose semplici e preziose si respirano di più nelle piazze di paese tra i cosiddetti ‘terrestri addormentati’ che nei social o tra fratelli di Via.
Gesù diceva che ci riconosceranno da come ci amiamo gli uni gli altri.
A volte invece si arriva al parossismo del lavoro su di sé e si sopportano situazioni aberranti, immersi nella rassegnazione. Si perde il sorriso, si perde la gioia.
Amicizia, coppia, famiglia e professione diventano solo un resistere, un’osservazione fredda, un andare avanti prendendola come un ‘io lavoro su di me e sto male, ma è normale, mi hanno detto che devo accettare tutto’.
Molte delle cose che ci sono state insegnate nell’ambito del lavoro su di sé sono state utili e valide anni fa, forse, ma ora sono vecchie. O magari sono state solo fraintese, o applicate in modo accademico, senza un briciolo di piedi per terra.
Invece c’è un limite che non si può oltrepassare: la gioia.
Se voglio scappare da una situazione sgradita perché mi racconto le bugie e voglio fuggire senza lavorare su di me, faccio bene a restare e a sviluppare volontà, per esempio.
Ma se sono già una persona di volontà e sto perdendo la gioia profonda di fare ciò che faccio, basta.
Il limite è la gioia.
Sii te stesso, e suona la tua musica, costi quel che costi, o non avrai mai vissuto.

 

Tratto da:

la bestia contro

Ho ritrovato questa poesia che avevo scritto nel novembre 2011:

“E’ dura lasciare la bestia per accogliere l’uomo.
E’ un lungo travaglio di cui forse non vedremo la fine, stavolta.In questo scambio chimico che ribollee trasuda d’istinti e coerentti contraddizionidel passo così semplice non si vede l’ormache scompare cancellata dal mare delle emozioni.Luce e Chiarezza son la strada tanto bramataper scoprire che lo scopo è la strada stessae la coscienza in realtà c’è sempre stata.Sono coscienza o solo carne?Oppure siamo entrambe?non si può che parlarne.
Perché la coscienza è pura esistenza
può solo esser vissuta e non si può esistere senza.
Nell’eterno dilemma tutti restiamo
se di carne o di spirito fatti noi siamo,
e cercando di trovar un punto d’incontro
spesso ci troviamo la bestia contro.

 La legge di Murphy è la prova tangibile del nostro continuo tentativo di auto sabotarci, e la risposta alla domanda “perché non riesco a far funzionare la le legge d’attrazione?”

Non sono un esperto di legge d’attrazione, ma sono  un osservatore interiore, e in quanto tale voglio esporvi qui quanto ho notato. Non ho risposte, ma ho da porvi degli spunti ai quali ognuno troverà le proprie riflessioni e risposte.

La legge di murhy, leggenda metropolitana o meno, esiste in modo innegabile nella testa delle persone. Si è diffusa di bocca in bocca grazie ai consensi che ha trovato tra la gente comune che, alla ricerca di una motivazione alle ingiustizie di tutti i giorni, sa spesso cogliere innegabili coincidenze, valorizzando ancora più spesso, quelle avverse, e trovando conferme nell’altrui esperienza durante un aperitivo o una cena.

La legge di Murphy dice che “se qualcosa può andar storto andrà storto sicuramente”,  beh, come dargli torto, con la sfiga che abbiamo! Ed è proprio il consenso che anche noi gli stiamo dando, donandogli la nostra energia, che ci priva della possibilità di ottenere ciò che vogliamo veramente, perché è più facile trovare la scusa della sfortuna e “che le cose vanno così, che ci vuoi fare” in un misto di solidarietà tra sfortunati piuttosto che assumersi la responsabilità di un proprio possibile fallimento. Non osare permette di non fallire, ma ci condanna ad una mediocrità che ogni giorno ci allontana dalla felicità facendoci affondare nelle sabbie mobili dell’autocommiserazione.

“Fare” è l’antidoto. “Ammettere” che, se veramente crediamo di essere noi a creare la nostra realtà, lo stiamo facendo anche quando non siamo presenti a noi stessi, e se non siamo presenti a noi stessi indovinate un po’ chi è che decide come utilizzare quell’energia? Eh già… sempre lei, la nostra coprotagonista e compagna di giochi: la macchina biologica. Ogni energia, inclusa quella della legge d’attrazione, se non viene usata dal nostro sé (cioè quando non siamo in uno stato di presenza), viene usata dalla macchina biologica che fa delle scelte basate sulla paura e sulla sopravvivenza. E osare non è propedeutico alla sopravvivenza, a meno che non ci si trovi in uno stato di emergenza; la cosiddetta situazione “di vita o di morte” (cosa che non capita spesso nella nostra società nel XXI secolo).

Il nostro tentativo di utilizzare la legge di attrazione è fallimentare, quindi, perché è come cercare di domare un cavallo le cui redini sono tenute da qualcun altro, i cui fini sono ben diversi dai nostri.

Leggere, studiare, informarsi, allenarsi rinforzando il corpo e la mente, rendere elastici i muscoli, aumentare la velocità di comprensione: sono tutte belle cose da fare, che vanno a rinforzare l’armatura che abitiamo. Ma non bisogna dimenticare di curare anche il Cavaliere che la abita; di cibarlo della bellezza, perchè alla Fine ciò che rimane non è l’armatura, che non siamo noi, ma il Cavaliere. E quel Cavaliere ha fame di bellezza.

Il veleno è l’antidoto. E’ una vecchia trama di cui, forse, qualcuno si ricorda ancora. Nelle fiabe di qualche decennio fa, e poi anche in alcuni film, questo era un tema ricorrente. La trama si svolgeva più o meno così:

Il/la protagonista veniva indotto/a con l’inganno, oppure gli/le veniva somministrato, il veleno. Iniziava così l’avventura da cui si sviluppava l’intera trama della storia, la quale si concludeva con la scoperta delle scoperte: l’antidoto al veleno non era che il veleno stesso, assunto una seconda volta.

Ma qual’era la differenza tra la prima e la seconda assunzione? La consapevolezza, che trasforma il veleno della vita in guarigione. E anche la comprensione che qualcosa deve per forza portarci nelle vicende della vita che permettono la crescita dell’essere umano.

 

 

Come e Perché

Abbiamo confuso il perché con il come. Ci hanno abituati al perché che spiega la meccanica che sta dietro l’avvenimento. Ma quello non è il perché, è il come. Il come spiega la meccanica, il perché spiega la motivazione. E la motivazione è più importante della meccanica perché dà il senso all’esistenza.

26ago2015

Sta già per arrivare l’inverno… e io non ho ancora vissuto l’estate.

15ago2015

“Nel mondo ci sono due categorie di persone: quelle che rischiano, e quelle che non rischiano. Le prime si dividono in quelle che ce l’hanno fatta e in quelle che non ce l’hanno fatta. Ma le seconde hanno un’unica categoria”

22_07_2015 il maestro

“Un vero maestro lo si riconosce dall’umiltà. Quell’umilta che viene dalla comprensione di essere solo un canale. Una comprensione che traspare da ogni singola parola che pronuncia e che impedisce di travisarne il significato.
Quando gli si pone una domanda, a volte, il maestro ha la risposta pronta, mentre altre volte non ce l’ha. Quando ce l’ha è perché ha già sentito quella domanda. Ma il maestro si pone sempre in ascolto per essere sicuro che le stesse parole non pongano invece una domanda diversa mentre escono da una bocca diversa. Quando il maestro non ha la risposta pronta, perché la domanda non gli è mai stata posta, egli si concede il tempo. Il tempo per ascoltare e per pensare; per mettere alla prova la verità che sta trasmettendo. Perché il maestro è innanzitutto colui che insegue la verità, ed è sufficientemente umile da poter ammettere di aver capito male.”

14/7/15

“La tranquillità è solo un cazzo di analgesico contro la paura; toglie i sintomi, non la malattia. Il Coraggio, quella è la cura.”

10/07/2015

“Fa male accorgersi di quanto, a volte, siamo impotenti di fronte al dolore degli altri “

02_07_2015

“La critica, anche quella costruttiva, andrebbe fatta solo dopo l’apprezzamento”

16_06_2015

L’eterna lotta tra il comprendere e gestire, e il vivere e lasciarsi andare.

Tra il creare e il fissare.

02/06/2015

Ci siamo sempre chiesti quale fosse l’utilità del male. Qual’è invece l’utilità del bene? Quello che noi consideriamo “male” è la normale via evolutiva che per milioni di anni la Natura ha utilizzato per evolvere. L’utilità del bene, invece è quella di accelerare il processo evolutivo.

 
Arde, come una bruciatura, nel profondo,
come dopo il fuoco che ha distrutto un mondo.
Il segno di un’altra cicatrice rimarrà,
di un’altra vita che se ne và.
 
Attendo, immobile, ciò che già sento,
non immune al dolore, l’inesorabile cambiamento.
 

Il FuocoFisso

Evoluzione spirituale sul pianeta Terra:

1- Uomo selvaggio

2- Uomo medio

3- L’intellighenzia del pianeta         (filosofi, artisti, grandi imprenditori, grandi uomini di stato, ecc.)

4- Uomo sul Sentiero

  1. a) Interessato
  2. b) Parzialmente impegnato
  3. c) Totalmente impegnato

5- Discepolo in Prova

6- Discepolo Accettato          (vive sotto l’aura del maestro)

7- Iniziato

Gradi di risveglio:                     I iniziazione   (Chakra della Gola – ghiandola: tiroide)

II iniziazione   (Chakra Alta Major – ghiandole paratiroidi)

III iniziazione   (Ajna Chakra – corpo pituitario o ipofisi)

8- Arhat                                 Iniziato di IV Grado   (Chakra del Cuore – ghiandola: timo)

9- Maestro                          Iniziato di V Grado   (Chakra Corona – ghiandola pineale o epifisi)

Talvolta il Logos Solare – ciò che per noi è Dio – non riesce ad assorbire tutto il flusso del FuocoFisso che proviene da lontano, ossia, in ultima analisi, da Hunab Ku, il centro della galassia, il Grande Utero. Così il nostro Sole è costretto a deviare rapidamente tale potente energia verso i suoi pianeti e fra questi vi è la Terra. Dal centro della galassia il Fuoco giunge quindi al Sole e da questo alla Terra, dove viene assorbito dai maestri e dai loro ashram, che lo utilizzano per servire l’umanità nei campi più disparati.

Quando il Fuoco è insostenibile, i Signori dei Chakra, ossia i maestri (iniziati di quinto grado) – così detti in quanto hanno ottenuto il controllo completo dei loro centri energetici – devono a loro volta dirigere il flusso del FuocoFisso verso chiunque sia ricettivo. Di solito comunque tocca agli iniziati sostenere l’impatto della corrente. Essi poi, a loro volta, devono trovare il modo di esprimere il Fuoco verso l’esterno per mezzo del servizio.

Uno dei problemi maggiori dell’iniziato è che quando il Fuoco inizia a scorrere, non può più essere fermato. Dal momento in cui si diviene ricettivi ad esso, il Fuoco deve essere espresso, vita dopo vita. Magari un individuo è già stato un Discepolo o addirittura un Iniziato in una vita precedente e in questa vita si ritrova a dover gestire suo malgrado una grande quantità di questa corrente ignea senza neppure sapere di cosa si tratta. Se non è sufficientemente evoluto sul cammino spirituale tutto questo Fuoco andrà veicolato nei chakra inferiori e perduto. Nei casi più fortunati ciò accadrà solo per la prima parte della propria vita – dopodichè il Discepolo o l’Iniziato ricordano chi erano e riprendono la “retta Via” da dove l’avevano interrotta –, nei casi meno fortunati l’oblio spirituale perdura per tutta la vita.

C’è da dire che l’uomo comune, che non ha sviluppato l’anima, viene definito con il termine tiepido, ossia privo di Fuoco. (Poiché sei tiepido e non sei né freddo né fervente, io ti vomiterò dalla mia bocca! Apocalisse 3,16). Mentre coloro che stanno sviluppando in un certo grado la loro anima cominciano a essere pervasi dal Fuoco, e questi si dividono in due categorie:

Coloro che veicolano il Fuoco attraverso i chakra inferiori.

Coloro che veicolano il Fuoco attraverso i chakra superiori (discepoli o iniziati, in questa vita o in vite precedenti).

Nel corso delle prime incarnazioni nelle quali si diviene ricettivi al Fuoco grazie alla progressiva costruzione dell’anima, l’individuo possiede una scarsa capacità di osservare e controllare il suo Fuoco, motivo per cui questo verrà meccanicamente veicolato attraverso i centri inferiori. Grande energia nel fare le cose, una sessualità esplosiva, inseguimento di traguardi lavorativi o sportivi, creatività all’ottava bassa (capacità di inventare, ma mai in maniera davvero innovativa, come nell’autentica intuizione). D’altra parte sono possibili anche grande aggressività, sintomi depressivi, disturbi dell’alimentazione, ecc.

Se si tratta di un Iniziato, dopo una prima parte della vita trascorsa quale “schiavo del Fuoco”, egli comincia a “ricordare chi è” e si adopera per veicolare il Fuoco nei centri superiori, al fine di non sprecarlo ma tenerlo sotto controllo e utilizzarlo per il bene comune. La sessualità non sarà meno potente, perché il Fuoco canalizzato è sempre lo stesso, ma la sua espressione sarà molto più controllata, più consapevole in ogni istante, più onnicomprensiva e quindi più appagante. Lui o lei non saranno più dei “manovali del sesso”, costretti a soggiacere a ogni istinto oppure costantemente impegnati a emettere irradiazioni sessuali a destra e a manca, come degli ami a cui ogni tanto qualche pesce abbocca, ma acquisiranno potere decisionale sulle proprie emissioni così come su ciò che entra nei piani sottili.

Nella sfera del lavoro si prenderanno delle decisioni e si compiranno delle azioni dettate dal Cuore, ossia dal desiderio di servire l’umanità e non più solo in funzione del godimento derivante dal proprio successo personale. Il Bello e il Bene verranno prima delle gratificazioni della personalità. Le intuizioni proverranno dai piani più elevati e saranno autentiche “creazioni”.

Persino il concetto stesso di “divertimento” muta con il mutare dei centri attraverso cui scorre il Fuoco. L’uomo che ancora non vive nei centri superiori associa il divertimento alle emozioni forti, che scuotono la personalità a livello sessuale o sul piano del piacere astrale (correre forte in macchina, ballare tutta la notte, vedere tanta gente, bere con gli amici e farsi grasse risate).

…continua in un prossimo post.

Salvatore Brizzi
(occupazione: domatore di fiumi)

Fonte: http://www.salvatorebrizzi.com/2015/04/normal-0-14-false-false-false.html

21_02_2014

Più piccolo è l’ego, più grande è l’artista.

“When an attractive woman walks on by and she has the power to raise desire in you it’s almost like she’s taking away something from you. I don’t know what exactly, maybe a little piece of your self-esteem or your pride or your confidence or your honor or your status. And in order to get it back it’s your task to get her to have sex with you.”

Nobody ever said that to me – and they didn’t have to. Because when we started to talk about sex and women as young men it seemed to be everywhere in between the lines: When you’re attracted to somebody they take away your power and to get your power back you have to conquer them. It seemed to be what everybody was thinking without thinking about it. I guess it also works the other way around (with women desiring men), but it seems men are especially prone to this way of thinking.
Well, it’s one way to live your life. But I’ve made a conscious decision right there and then to look at it differently, simply because I liked to feel desire and I wanted to be able to enjoy desire for itself.

So this is how I try to look at it: Your desire is the main event. Of course there’s nothing wrong with satisfying your desire but if you think you can only enjoy your desire if you also can satisfy it, you’re really missing out. I don’t want to satisfy my desire to make desire go away. It’s the difference between eating to make your hunger go away (because you think hunger is unpleasant) and savoring every bit of the experience (because secretly you enjoy eating because you also enjoy being hungry). Desire makes you feel alive, desire brings you in touch with yourself, and it also reminds you that we are always in some way incomplete. It’s the human condition. For me, desire is one on of the best ways to contemplate life and fully embrace being a human being. Letting go of power can be very empowering. It’s a strange world.

11/01/2015

Un artista è colui che ha imparato ad avere fiducia in se stesso.

01_12_2014

Alla fine, tutto ció che andiamo cercando è un senso di completezza.

“Cos’è l’Alchimia?”

È la domanda che prima o poi ogni aspirante Alchimista deve porre a se stesso.

In effetti, sull’Alchimia sono state dette molte cose, ma nessuno dà una definizione precisa ed assoluta del termine; non la si può dare. L’Alchimia va capita con lentezza.

C’è chi fa risalire il termine alla lingua araba o persiana “Al kimya”, Pietra Filosofale o Sostanza. Oppure all’egiziano “Kemet”, la Terra Nera del Nilo, o ad altre lingue.

Una cosa è certa, sicuramente non si tratta della madre della chimica. L’Alchimia è sempre stata un mistero, perfino nel periodo d’oro, ed anche in quel periodo esistevano personaggi che, prendendo alla lettera le indicazioni dei Veri Alchimisti, mescolavano metalli creando nuove leghe. Dal lavoro di questi erranti chiamati dai loro coetanei “soffiatori di carbone”, si può presupporre sia nata l’attuale chimica, in tutte le sue ramificazioni.

“Cos’è l’Alchimia?” è una domanda che ogni Vero Alchimista si pone di tanto in tanto. “Cos’è l’Alchimia oggi, per me?”
La mia risposta fissa a questa domanda è “l’Alchimia è l’arte di trasformare Se Stessi”. E la mia risposta nello specifico varia di giorno in giorno.

Alchimia è ascoltare la tua anima come solo un bambino sa fare. Alchimia è uccidere ogni singolo giorno ogni singolo metallo-energia, ed imparare a morire prima che la morte ci colga impreparati.

Essere un Alchimista significa combattere ogni giorno come un Guerriero per la Luce. Combattere ogni giorno per realizzare la propria Leggenda Personale, prestando attenzione agli indizi che Melchizedek pone sul nostro Cammino.

“Esistono tre tipi di alchimisti” mi rispose il mio Maestro.
“Quelli che sono vaghi perché non sanno di che cosa stanno parlando, quelli che sono vaghi perché sanno di che cosa stanno parlando, ma sono anche consapevoli che il linguaggio dell’alchimia è un tipo di linguaggio rivolto al cuore, e non alla ragione.”
“E qual è il terzo tipo?” gli domandai.
“Quelli che non hanno mai sentito parlare di Alchimia, ma che sono riusciti, nel corso della loro vita, a scoprire la Pietra Filosofale.”

(tratto da L’Alchimista di Paulo Coelho).

Forse tutto quello che ho scritto può sembrare confuso e ambiguo, ma questa è la particolarità stessa dell’Alchimia, che non esclude nulla; e nemmeno l’opposto. L’Alchimia è come un testo alla cui ogni rilettura permette di scoprire una nuova sfumatura. L’Alchimia è l’imperativo che impone la lentezza nel suo studio in un mondo così frenetico. Alchimia è rifare le stesse cose migliaia di volte perché il motto dice: “Solve et Coagula”.

L’Alchimia non si impara, si scopre…

Vorrei toccare la pietra, dura, fredda e ruvida.

Vorrei alzare lo sguardo verso l’immensità e respirare attimi eterni.

11nov2014

Mi conosco molto. Ma so anche che siamo infiniti, e quindi che c’è molto di più ancora da conoscere.

3_10_14

Perché a un certo punto è andato tutto a puttane?

perché non si riesce più a trovare quella purezza spontanea nei rapporti e nelle cose?

perchè hai l’impressione che tutto sia sporco e che non ne valga più la pena?

Qualcosa è cambiato

Qualcosa è cambiato.
Lo vedo, guardando il mio volto;
lo vedo nei miei compagni di classe.
Come se fossimo maturati. Come se fossimo improvvisamente cresciuti.

Come una svolta, accaduta e basta.
Qualcosa è cambiato.
Lo vedo dietro questo sguardo che sembra quasi alieno,
e a stento mi riconosco.
I lineamenti duri, e qualcosa che non c’è più;
ma che non manca.
Qualcosa che è compiuto, come fiorito.
Ma che non è la fine.

E sto ancora qui ad aspettare;
ad osservare ciò che accade, senza intervenire.
Come a guardare un fiore che cresce.

12_07_2014

Sono tutti buoni… ognuno con le proprie motivazioni.

mistero…

– Lasciate che vi spieghi, in teatro, come funziona: la condizione naturale è una serie di ostacoli insormontabili sulla via dell’imminente disastro.
– E allora che si fa?
– Nulla. Stranamente tutto si risolve per il meglio.
– E come?
– Non lo so, è un mistero.

 

Shakespeare in Love…

la qualità del tempo…

Non è la quantità, ma la qualità del tempo che passiamo con le persone che amiamo a decretare se quel tempo è stato speso bene; se è stato vissuto e se si trasformerà in un bel ricordo. E quella sensazione di completezza e soddisfazione che proviamo quando poi ci si separa indica quanto completo e soddisfacente sia stato lo scambio. Quanto di noi stessi siamo riusciti a trovare nell’altro. Chiunque sia “l’altro” in questo momento.

twofold

And the pain goes,
mysteriously.
And i have to change, another time.
And every time i have to discover
the new myself, who am i.
And every time i need to accept
that I’m twofold;
i’m the one who looks and the one who falls,
i’m the hater and the lover.
Am I me or the reflection of the others?
Who am I in this division?
Every time, a side suffer.
I need to change…  i have to change
I don’t want…. i want.
I feel strange…

 

 

Ogni volta che ti immergi in un lago porti inevitabilmente con te i residui di quell’acqua.

Come puoi allora sapere qual’è il tuo vero colore?