ROMEO: Ho fatto un sogno questa notte!

MERCUZIO: Anch’io.

ROMEO: Ebbene, cos’hai sognato?

MERCUZIO: Che i sognatori spesso mentono!

ROMEO: Da svegli forse, ma mentre dormono sognano cose vere!

MERCUZIO: Ah, allora la regina Mab è venuta da te!
Mab è, la levatrice delle fate, appare non più grande dell’agata sull’indice di un consigliere comunale. Vola, trainata da una muta d’invisibili farfalle sul naso dei dormienti. Il suo cocchio è un guscio di noce: uno scoiattolo che lavora il legno o un vecchio lombrico, da tempo assai lontano fanno i piccoli carri delle fate. Le ruote del cocchio hanno come raggi lunghe zampe di ragno. Le redini sono fili di ragnatela, e il mantice d’ali di cavalletta, i finimenti d’umidi raggi di luna; un osso di grillo serve per la frusta, la sferza è una membrana, e il cocchiere un piccolo moscerino in livrea grigia.
E così Mab galoppa, notte dopo notte, attraverso le menti degli amanti, ed essi sognano: l’amore.
O sulle ginocchia dei cortigiani che allora sognano inchini e cerimonie o sulle dita dei legali che sognano compensi, o sulle labbra di donne che sognano baci: labbra che spesso Mab copre di bollicine perchè fiatano aria di guaste confetture. Talvolta galoppa sul naso a un cortigiano che allora sogna l’odore di una buona carica, o s’avvicina al naso di un prelato che dorme, e lo sfiora piano con la coda d’un porcellino della decima, ed ecco il sogno d’un nuovo beneficio. Altre volte passa sul collo d’un soldato, e gli fa sognare le gole sgozzate dei nemici, brecce, imboscate, lame spagnole, brindisi con tazze profonde cinque braccia; poi risuona un colpo di tamburo al suo orecchio: il soldato si scuote impaurito e si sveglia, bestemmia una preghiera e s’addormenta ancora.
Questa è Mab, la stessa che di notte arruffa le criniere dei cavalli e impasta, nei luridi e grassi crini, nodi d’elfi che a sciogierli portano sventura;
Mab è la strega che se trova le ragazze supine le costringe all’abbraccio, ed è così che insegna loro a "portare" per la prima volta e le fa donne di "buon portamento". Questa è colei…

ROMEO: Basta Mercuzio, Basta! Tu parli di nulla…

MERCUZIO: Parlo infatti dei sogni, figli di una mente in ozio, che nascono da una vana fantasia la quale ha natura leggera come l’aria e più incostante del vento, che ora è in amore sul grembo gelido del nord, e poi sdegnato se ne va sbuffando con la faccia del sud, fresco di rugiada.

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