È già da diverso tempo che penso di provare il digiuno. I suoi benefici sono comprovati e l’idea di ripulirmi delle “scorie” mi ha sempre attirato.

Ma evidentemente, per questo inizio anno, era in serbo per me un altro tipo di digiuno che va a purificare, non il corpo, ma la mente; è sempre lei, la mente, che dobbiamo continuamente tenere ripulita, ed ogni volta che pensiamo di aver finito ecco che appaiono nuove ragnatele.

Il digiuno che mi è toccato è stato quello telematico: quindici giorni senza internet. Un nonnulla si direbbe: ma fino a che punto questo è vero? Sapevo già che la cosa mi avrebbe messo alla prova.

Durante la prima settimana ho avuto una breve crisi d’astinenza. Sì, perchè internet fa parte di quella gamma di “oggetti” che ti cambiano la vita ampliando gli orizzonti delle possibilità, come lo sono anche lo stipendio e l’auto. Per questo motivo spesso i cambiamenti di carattere delle fasi della vita in cui acquisiamo questi oggetti sono accompagnati da una maggior sicurezza di sé. Ci sentiamo bene perchè sentiamo di avere maggiori possibilità e sfioriamo la libertà con la punta delle dita.

Ne avevo già avuto un assaggio tempo fa quando sono rimasto senza auto per un paio di giorni, e la mia mente ancora abituata ad espandersi nell’universo di possibilità dato dall’autonomia di avere un mezzo di trasporto proprio si ritrovava a pensare “potrei andare a fare quella cosa là oggi, e domani quell’altra” per poi ripiombare nella realtà nella quale non c’era questa possibilità perchè ero senza un mezzo di trasporto.

Superata, senza molti rimpianti, questa lieve crisi d’astinenza è apparso qualcos’altro: il senso di limitatezza. Perchè internet è effettivamente uan finestra sul mondo, e quando gli altri sono affacciati a questa finestra puoi comunicare con loro, e se hai un idea la puoi condividere, e tutte le informazioni che ti servono sono già a portata di mano. Internet ti connette col mondo.

Ma da dove viene questa necessità? Perchè c’è questo bisogno di sentirsi connessi col tutto? È sicuramente indice di una mancanza; o almeno della sensazione o impressione di questa. Eppure noi siamo già connessi col tutto. Oppure no? Beh, il sincronismo ci domostra che lo siamo, ma allora perche non possiamo goderne allo stesso modo in cui godiamo di internet?

Forse la risposta sta proprio in quel “noi”. Chi siamo? È forse la domanda più difficile a cui rispondere. Più che una domanda è un viaggio; un vero e proprio koan. Quale parte di noi sente il bisogno di questa connessione? Quale parte si sente isolata dal Tutto? Beh, facendo una analisi logica potremmo dire che è il nostro lato razionale a sentirsi sconnesso, perchè l’irrazionale vive nella sincronicità. E proprio questa sensazione, questa “paura di rimanere da solo” lo spinge a cercare la connessione con il Tutto.

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