Innocenza: da “in”: non; e “nocere”: nuocere. Che non nuoce.

L’innocenza è in effetti la virtù dei bambini per antonomasia; coloro che non sono in grado di nuocere.
Poi crescendo, e dovendosi difendere dalle minacce dell’ambiente che ci circonda si sviluppa una naturale aggressività.
Ma è ancora possibile coltivare “l’innocenza”? Beh, penso di sì. Penso che proprio in quest’epoca, e per l’epoca a cui stiamo andando incontro coltivare l’innocenza anche da adulti non sia solo possibile, ma anche qualcosa di costruttivo, quasi necessario. Siamo arrivati ad un punto in cui non abbiamo più nulla da temere. Potremmo scegliere 1 mq qualsiasi della terra che calpestiamo su cui dormire senza alcuna protezione, e al 99% non avremmo nulla da temere. Non c’è più il pericolo, se non in pochi casi, di venire sbranati da leoni, lupi, orsi o altri animali selvatici. L’uomo ha dominato la natura, seppur con la violenza, ma si è creato una “terra sicura” dove il rischio di essere sopraffatti dalla natura stessa è ben delimitato in specifiche aree. E quindi? Perchè non riusciamo a coltivare l’innocenza? Che cosa ci spinge a sviluppare l’aggressività come arma di difesa?
Basta guardare contro chi usiamo quest’arma per trovare la risposta: i nostri simili. In nessuna specie animale un essere attacca un altro, se non per motivi di sopravvivenza od altri istinti, ma non di certo per la paura di essere sopraffatto che porta a sopraffare a sua volta! E invece l’uomo combatte contro il suo simile invece di collaborare come farebbe qualsiasi branco.(Ecco perchè la scimmia ride! Perchè ha capito che abbiamo sbagliato noi ad “evolverci”! XD)
Il mondo che io sogno è abitato da una società che lavora per se stessa e non per il proprio ego. Una società che lavora per la collettiva sopravvivenza (e così facendo, al punto a cui siamo arrivati, avremmo bisogno di lavorare ben poco per garantirci la sopravvivenza). Una popolazione di persone che ripettano il prossimo, dove puoi scegliere di lasciare tutto disponibile a tutti e nulla verrebbe rovinato perchè siamo tutti assieme, perchè tutto è di tutti. Un mondo dove la collaborazione è sinonimo di riuscita; di vittoria senza la guerra. Quella guerra che è solo contro noi stessi.
E ciò che ci impedisce di realizzare tutto questo è la paura. Non un dato di fatto, ma la paura di qualcosa. Sottometto l’altra persona perchè altrimenti lei sottometterebbe me. E se non fosse così? E se questa non fosse stata la sua intenzione?  “figuriamoci, sono tutti così” ti senti dire; ma forse vediamo troppo di noi stessi negli altri. Dovremmo domandarci se effettivamente, visto che noi saremmo i primi a sottomettere il prossimo, non dovremmo essere noi ad essere messi sotto controllo, perche ci lasciamo dominare dalla paura. Tutto questo a causa di una supposta minaccia.

Paura: pavùra dal lat. Pavorem. Formato su PAT-VEO: io temo.

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