Etichetta: sp. etiqueta. fr. etiquette. fr.ant. estiquette. dal lat. estaqua che proviene dal germanico cosa confitta, appiccicata.

L’etichetta è qualcosa che ti resta appiccicato.
Hai fatto un commento su qualcuno? Qualcuno ti giudica come invidioso e rimani così etichettato per tutta la vita. Hai avuto una fase della vita in cui non hai avuto voglia di lavorare e sei stato etichettato come un fannullone? Quell’etichetta ti rimarrà appiccicata per tutta la vita. Hai ucciso qualcuno? Per tutti rimarrai sempre un assassino.
Nella mente delle persone l’essenza della tua persona verrà riassunta con una semplice parola che riassumerà il tuo errore anzichè ciò che sei realmente.
E’ difficile scrollarsi di dosso il giudizio delle persone ancora legato ad una mentalità quasi medioevale dove si “etichettava” una persona in base ad una “particolarità” che poteva essere fisica o professionale. Una mentalità che si può riscontrare fino a non molto tempo fa, basti pensare ai nostri nonni; se non alla nostra generazione addirittura.
E pensare che tutto ciò è causato del semplice funzionamento di una normale mente razionale che tende ad inquadrare e semplificare per meglio comprendere. Nel bene e nel male.
Ma come si può pretendere di rimettere in libertà una persona che ha ucciso, sebbene pentita, se questa non potrà mai nemmeno avere una parvenza di vita normale se quell’etichetta non è su di lui, ma negli occhi di chi lo guarda? Lo stesso vale per il miglioramento personale che comporta quindi il superamento di un qualsiasi difetto come può essere l’invidia o l’ingordigia, o quant’altro.
Questo è il vero “giudizio” che intendono tutti gli insegnamenti del mondo quando dicono: “non giudicare”. Quello che intendono, in realtà, è non condannare.
La parola “giudizio” viene spesso fraintesa perchè di significato ambiguo. Si dice dare un “giudizio”, per dare un opinione, ma anche per qualcosa di più sgradito. Ed ecco la confusione.

Si possono smembrare i significati del termine giudizio, usando dei sinonimi più specifici, per smettere di usarlo, dicendo: dare un’opinione quando è un “giudizio” neutro. Una constatazione oggettiva. Oppure condannare, quando il “giudizio” è irrimediabilmente positivo o negativo perchè si condanna quella persona ad essere qualcosa che non è.

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