Archive for ottobre, 2012


Da un po’ di tempo sto facendo caso all’atteggiamento che si crea dentro di me quando, mentre sto passando per un paese, vedo in lontananza un pedone avvicinarsi alle strisce e penso: “beh, io ho fretta, lo farà passare qualcun’altro”, ma lui/lei allunga la mano e preme il bottone del semaforo, allora in un lampo pensi se accelerare per passare prima del rosso, ma la macchina davanti a te non sfora dai 50 km/h neanche a pagarla, oppure se tirare diritto, ma passare col rosso è reato, soprattutto se questo comporta anche un omicidio. Nel frattempo le strisce sono sempre più vicine, il semaforo diventa arancione, la macchina davanti a te dà una sgasata last minute passando appena in tempo, ed ecco il rosso. Ti fermi e con tutto l’odio che hai in corpo fissi la persona che sta attraversando la strada, la quale ti guarda a sua volta, o con uno sguardo di sfida tipo “Attraversare la strada è un mio diritto! E tu ti devi fermare!!” Oppure con uno sguardo remissivo abbassando continuamente gli occhi come se pensasse: “scusa scusa scusa scusa scusa scusa scusa scusa scusa”. E dopo 30 interminabili secondi che ti sono parsi una vita perchè avevi un sacco di fretta (e ora ne hai il doppio), il semaforo ritorna verde, e riparti accelerando come un pilota di formula 1 al via.

Creado che questo sia l’esempio tipo di come una regola sostituisca un atto di cuore. Ogni pedone che prende di forza il suo diritto di attraversare la strada restringe la libertà di qualcun’altro. Pensate alla bellissima sensazizone di quando non si ha fretta, e si sceglie liberamente di far passare un pedone, semplicemente perchè vi va. Voi gli sorridete, e lui risponde con un sorriso che vale un ringraziamento, talvolta accompagnato da un gesto della mano. E così ci si porta il buon umore anche dove si sta andando. E anche il pedone lo porterà con sè, e chissà, magari aprirà la porta a chi sta uscendo del negozio in cui lui deve entrare, regalando così un altro sorriso, e nel giro di poco sono già 4 sorrisi.

REALTA’ ALTERNATIVA:

Sei ancora fermo al semaforo rosso ed il pedone si sta godendo tutto il suo diritto di attraversare la strada, mentre tu sei obbligato a rimanere fermo anche ben dopo che lui è passato, finché il semaforo non ritorna ad essere verde. Lo odi, è semplice e lampante, odio puro! perchè doveva attraversare proprio in quel momento?? Saranno anche affari suoi, ma io ho fretta!!! Se arrivo tardi prenderò un rimproverò dal capo, o mi diranno che sono il solito ritardatario, oppure un’altra opzione tra la vastissima gamma di sensi di colpa che questa splendida società ha creato per tenerci sempre ingabbiati in una fretta ansiogena. Fretta di fare che cosa? Di fare cose che ci rendono felici? Possiamo scegliere di essere felici di fare le cose che facciamo, invece. Uno scambio di parole tattico.

Il punto è che anche questa realtà (non poi così) alternativa crea anch’essa una catena. Il pedone forte del proprio diritto attraverserà la prossima strada con la stessa arroganza, o pretenderà chissà quale trattamento dal negoziante. O spingerà per essere il primo a passare dalla porta, il che innervosirà le altre persone, e così via… all’infinito.

Ogni azione è come un sasso lanciato in un stagno; produce delle onde. La domanda è: quale realtà vogliamo creare oggi? Per noi stessi e per gli altri… Perché è inevitabile: la nostra felicità è legata a quella degli altri, fintanto che ci facciamo influenzare. Provateci, in una bellissima giornata in cui siete di buon umore ad incrociare una persona negativa e non farvi contagiare. Richiede uno sforzo notevole. Ma allo stesso modo, provate a pensare in una giornata negativa di incrociare una persona positiva, e di lasciarvi contagiare di proposito. È quello che sperano tutti in una giornata così, ma non è così facile, perchè si spera sempre di essere salvati, senza fare fatica. Ma nessuno può salvare chi non vuole essere salvato. Nel momento in cui arriva questa persona cosa facciamo? Ci lasciamo contagiare dal suon buon umore o gli gettiamo addosso tutto il nostro cattivo umore? Amare, esprimere gioia, sorridere, sono azioni che costano fatica, necessitano di uno sforzo, che poi è ampiamente ricompensato. Anche lo sforzarsi a ridere aiuta. Provateci, un giorno in cui non siete di buon umore (magari in macchina, così non vi prendono per pazzi) e iniziate facendo delle risate sforzate, lasciatevi andare e ridete nei modi più stupidi che vi vengono in mente, e alla fine vedrete che riderete. È costato uno sforzo, ma ne è valsa la pena.

Rapporti

Si va solo per maestri ed allievi,

perché per guardarsi con un fiume negli occhi

è troppo presto, la lingua è forte.

Rimembrare significa, letteralmente, riunire le membra.

Socrate, attraverso gli scritti di Platone ovviamente, sosteneva che la conoscenza è una parte intrinseca della nostra anima, e quindi rimembrare, nel senso di ricordare riprende il significato letterale di riunire le membra, cioè quelle parti di noi da cui siamo solo illusoriamente separati per giungere al noesis, il sapere unificato.