Archive for settembre, 2013


La strada è lunga e tortuosa…

La strada è lunga e tortuosa.

Fa male, fa tanto male.

Quanto ancora dovrò sopportare?

Quanti aspetti ancora esperire?

Sono stanco e vorrei riposo,

vorrei capirne il senso

per non soffrire.

Vorrei aver finito,

vorrei poter sorridere.

Ma anche se so che è una scelta,

non riesco.

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Il Caso

Il caso non esiste. Non può esistere in un universo in cui la coscienza permea ogni atomo. Ogni avvenimento è la scelta di qualcuno. O no? Cosa succede quando non scegliamo? Il nostro subconscio sceglie per noi. Il nostro subconscio, quella massa di convinzioni più o meno indotte che ci portiamo dietro e che agisce quando non siamo consapevoli. Il caso dunque esiste, sì, nella misura in cui crediamo in esso.

Forse mi sto ritrovando…

Un passino alla volta,

ancora una volta… :]

Voglio riportare per intero questo articolo tratto dal blog “Ad alto volume”, perché esprime molto bene le problematiche dell’ambiente in cui crescono i nostri figli (in questo caso figlie).
Mi complimento inoltre con l’autrice, con cui mi trovo pienamente d’accordo, perché non avrei saputo esprimermi meglio.

Fonte: http://adaltovolume.blogspot.it/2013/06/contro-hermione-granger-loredana.html?spref=fb

 

Contro Hermione Granger, Loredana Lipperini: cosa leggono le bambine ?

Hermione, fan art di Flominowa.
Questa Hermione mi piace perché l’ho sempre
immaginata così:
non bellissima, ma dall’aria simpatica

(da Ancora dalla parte delle bambine.)

Quella che sto per scrivere non è una vera e propria Recensione. Credo che chiunque si avvicini ai libro abbia una vaga idea di cosa parlino, o comunque l’argomento: quali sono i modelli delle nuove bambine? Che cosa sognano di essere ? madri? Ballerine ? Estetiste ? Mogli di calciatori ? Le eroine dei fumetti le invitano ad essere belle.

Credo che siano già state scritte così tante recensioni che non credo serva anche la mia per dire che si, vale la pena leggerlo.
E’ uno di quei libri che vorrei che leggessero tutte le donne, tutte le ragazze, tutte le lettrici.
Per favore, leggetelo.
Perché c’è sempre bisogno di saperne un po’ di più, sapere come oltre al maschilismo evidente nella comunicazione di massa (ovvero donne ignude ovunque) esiste anche un maschilismo più nascosto, più infido, più subdolo in molti altri aspetti della nostra vita.


Ho scelto questo capitolo perché è quello che mi ha colpita di più.
Innanzitutto il titolo, Contro Hermione Granger.

Chi è Hermione ?
Hermione è un’amica di Harry Potter. L’amica secchiona, quella che legge e che si ricorda tutto.
La Lipperini la definisce “una perfetta comprimaria, ma i protagonisti sono altri“.
Qui dissento perché se c’è una cosa nota a chiunque abbia letto Harry Potter è che Hermione è uno dei protagonisti fondamentali: lei è importantissima in più di una situazione. Definirla comprimaria è un po’ riduttivo. Certo mi sarebbe piaciuta vederla protagonista, ma non so se mi sarebbe piaciuta altrettanto: infatti Harry Potter, il protagonista, se la cava sempre per pura fortuna e grazie agli altri, meriti ne ha pochissimi (se non nascere un po’ sfigato).
Un giorno però mi piacerebbe vedere una protagonista come Hermione, intelligente, in un romanzo ben scritto, che dia filo da torcere a una come lei.

E credo che sia questo il punto del capitolo: il destino dei personaggi femminili, creature intelligenti nei romanzi, destinate a rimanere “nascoste”, a fare da spalla.
Ma questo succede quando si ha fortuna.
L’editoria infatti ha deciso di prendere un’altra strada, si è scelto di voltare le spalle alle potenziali Hermione protagoniste principali e di puntare tutto sull’eroina stereotipata: magica, bella & trendy.

Le donne leggono e scrivono tanto. Di amore più che altro.

Questo capitolo è dedicato interamente all’editoria, ovvero cosa leggono (leggevano) le bambine.
Innanzitutto un dato di fatto, le donne leggono moltissimo.
Nel 2012:

Le donne leggono più degli uomini: nel corso dell’anno ha letto almeno un libro il 51,9% della popolazione femminile rispetto al 39,7% di quella maschile. (by ISTAT)

La Lipperini ci dice però che oltre a leggere le donne scrivono tantissimo.
Questo credo sia evidente anche a chi è abituato a navigare tra i blog: io non mi considero una grandissima blogger, per lo più leggo i soliti, però mi sono accorta che le blogger donne che parlano di libri sono la maggioranza ( ma ripeto: non son una grande frequntatrice di blog).
Comunque, di cosa scrivono le donne ?

…è d’amore, ancora e soprattutto, che scrivono le donne, ed è di amore che leggono.”

Si parla di scrittrici donne che scrivono per un pubblico
femminile

Ora, è vero che ognuno è libero di legger quello che vuole.
Io non sono una grande fan dei romanzi d’amore, ma non perché sono una persona brutta e triste che odia l’amore e le coppie felici.
Più che altro non mi piacciono gli attuali romanzi d’amore perché sono uno la fotocopia dell’altro, dove sembra che l’unica aspirazione dell’emancipata protagonista femminile -che lavora e fa sesso senza problemi- sia sempre e solo la realizzazione in campo sentimentale o materno.
Non mi piacciono anche perché ho l’impressione che le scrittrici sappiano parlare “solo” d’amore, solo della sfera emotiva, come se questa dimensione appartenesse solo a loro.

Non so se riesco a spiegarmi, però c’è questa opinione diffusa che le donne riescano a descrivere meglio questo ambito perché sono più emotive/sensibili/toccanti in quanto donne appunto.
C’è il pensiero diffuso che gli uomini invece riescano meglio a scrivere laddove si parli di storia o thriller, gialli o qualsiasi altra cosa che necessiti il pensiero razionale, la stesura di schemi narrativi complessi.
E la cosa assurda è che la si accetta, o almeno molte donne l’accettano e difendono queste posizioni.
A loro l’amore, la sensibilità, l’emotività, agli uomini tutto il resto.

E questo si rispecchia nella produzione editoriale appunto.
Dato che le donne leggono tantissimo, storie d’amore ovunque.

Cosa leggono le bambine ?

Innanzitutto è triste dover constatare che esiste una differenza di genere nell’editoria per bambini/ragazzi.
In passato era meno evidente, gli stessi anni cui ha guardato la Lipperini per documentarsi la situazione era ancora  “leggera”, sostenibile, giustificabile addirittura.
In questi anni c’è stata una degenerazione.

La Lipperini parla prima del fantasy, dove le protagoniste femminili si dividono in eroine tradizionali (generose, armoniose, accudenti) e  guerriere che vestono spesso indumenti maschili e si battono con ferocia.
In entrambi i casi questi personaggi hanno un fortissimo legame con il sacro, sono quindi: maghe, streghe, fate, elfe. E in quanto magiche possono ovviamente fare a meno della sapienza, bastano i poteri, solitamente tramandati da antenate altrettanto magiche, in un cerchio che tende a rimanere chiuso.

Le Winx sono giovani, belle, magiche, sempre
ignude, il cui unico desiderio è piacere ai loro
amichetti, ma purtroppo devono salvare il mondo.
Stella -la biondina- è la peggiore.

Ad esempio si citano le Witch e le Winx, le seconde penosa storpiatura delle prime.
Le Witch e le Winx sono esattamente questo: ragazze magiche che devono combattere il male, istruite da donne altrettanto magiche per lo più, che tendono a fare gruppo e rimanere chiuse in loro stesse.
Non voglio parlare delle Winx perché sono una cosa terribile, un inno all’ocaggine femminile, alla leggerezza e superficialità sempre e comunque, un insulto al fantasy.
E posso dirlo perché ne ho viste parecchie di puntate, rimanendone disgustata sempre.
Vorrei parlare invece delle Witch, argomento per me doloroso.

Io leggevo Witch e posso dire con certezza che era un bel prodotto editoriale.

Le Witch nei primi numeri:
semplici.

Le protagoniste erano femmine ma non c’era l’ocaggine che c’è adesso in tutta la produzione per ragazze/donne.
Le protagoniste erano ben caratterizzate, erano vere, avevano sentimenti complessi verso il loro essere magiche. Anche loro pensavano all’amore, ma in modo semplice e imbranato, tipico di chi ha 11-12 anni, qual era la fascia cui era destinata questo fumetto.
Di trucchi, ragazzi, moda c’era pochissimo, quasi niente. Prima c’erano i problemi da risolvere, le situazioni ingarbugliate da spiegare, l’amicizia tra di loro, la famiglia. Le rubriche presenti erano pochissime e tutte “stupidine”, come ad esempio “sei fata o strega?/vacanze: montagna, mare o…? etc.”
Era un bel fumetto insomma, difatti ebbe un notevole successo, anche tra i ragazzi.
Poi cos’è successo ?
E’ successo che qualcuno ha deciso che non andava bene, forse erano troppo “normali”; magia a parte infatti passavano il loro tempo a studiare, a litigare con i genitori, a progettare piccole cose.
Poi pian piano è cambiato: prima le rubriche dove hanno iniziato a fare comparsa profumi/smalti/rossetti/vestiti-vari/interviste ad attorucoli o cantanti o principi/poster da staccare…poi le storie. Non più semplici problemi e lotte contro il male, no: meno lotte e più spazio alle loro avventure scolastiche, alla moda, ai ragazzi superfighi, alle vacanze superfighe.
Due anni fa ho avuto uno shock al Lucca Comics.
C’erano copie omaggio di Witch ovunque.
Notate le piccole differenze.

Witch n. 1 e n.89, 2001 e 2008
(nell’angolino in alto a destra è stata tagliato Marco Carta)

La storia di questo numero è un insulto ai primi numeri.
Le Witch sono superfighe, magre, belle, vestite bene, truccate, con la pancia superpiatta e…superfortunate.
In quel numero hanno una botta di fortuna dopo l’altra, loro non fanno niente a parte sognare il proprio lui ad occhi aperti.
L’anno scorso è uscito l’ultimo numero e credo che sia stato solo un bene.
Ho letto alcuni commenti online e che dire: le sciocchezze sono andate avanti.
Le storie sono calate draticamente dalle 60 pagine degli inizi a 30 scarse, dove le Witch non erano quasi più neanche Witch oramai, mentre nel resto della rivista hanno preso piede le varie rubriche stile Cioé. Solo che questo fumetto era stato pensato per delle pre-adolescenti.

Si nota la differenza con le prime WItch ?

E’ questo che è successo all’editoria per bambini e ragazzi: c’è stato un progressivo sdoganamento di quegli argomenti da “grandi”, come l’importanza di essere alla moda, di avere il ragazzo, di ascoltare la musica giusta…sopratutto nella produzione destinata alle bambine/ragazzine visto che anche una volta cresciute le riviste sono sostanzialmente uguali.
Perché ?
Io mi rispondo che è solo per vendere ovviamente, ma non è solo così purtroppo.

Da Minni&company a Minni & Daisy

Una volta esisteva Topolino. E Paperino, Qui, Quo, Qua, Pippo…
Poi in un lontano 1993 si decise di creare una testata a parte per dare spazio a Minni.
Lessi anche quelle all’epoca.

Erano belle storie.
Certo la copertina era volutamente femminile, con quelle stelline e quei fiocchetti… però i contenuti meritavano. Fu davvero un dare più spazio alle protagoniste femminili, queste si eternamente relegate al ruolo di comprimarie in Topolino.
Mi ricordo ancora di alcune bellissime storie, dove era Minni a far fare a Topolino la figura dello sciocco. Oppure alcune bellissime storie in cui Paperina era altrettanto pasticciona e sfortunata come Paperino, e pure a lei toccava nascondersi da zio Paperone ogni tanto. E ancora: Gli anni muggenti di Clarabella.
Insomma, ci fu una differenziazione tra generi ma fu ben pensata, le storie erano belle: Minni e altre uscivano di casa, vivevano avventure, scendevano dal piedistallo… facevano altro insomma.
Le rubriche erano per bambine, molto semplici, molto rosa, molti cuccioli…molto zuccherose. E queste infatti un po’ disturbavano, per questo lo prendevo sporadicamente.
Inutile dire che non esiste più.
La versione attuale è Minni&Daisy.
Come puoi vendere prodotti da teen-ager come scarpette/rossetti/piccole star quando le tue protagoniste sono due adulte quasi-trentenni eterne fidanzate ?
Ed ecco che quindi Minni e tutte le altre non andavano più bene, ma sopratutto non andava bene la loro età.

da Antonio Genna

Le protagoniste sono una Minni e una Paperina (Daisy è più cool probabilmente) gggiovani, quando ancora non conoscevano i loro fidanzati, uscivano con le amiche (le loro amiche sono tutte nuove, giovani e sempre femmine), si divertivano ed erano ovviamente alla moda.
Avete notato come somiglia terribilmente ai giornali “da grandi”? Il giornaletto sarebbe per le bambine dai 7 ai 10 anni.

le giovani lettrici potranno divertirsi con giochi e test, ricette di cucina, consigli di moda, notizie sul mondo della tv e del cinema e molto altro ancora!

Ditemi voi cosa dovrebbe fregargliene a una bambina della moda, del mondo della tv e del cinema.

Altre pubblicazioni

Sfortunatamente la lista sarebbe lunga e questo post è già abbastanza lungo.
Mi limito a segnalare altre schifezze, ad esempio i libri di Tea Stilton, la sorella di Geronimo.
E’ triste pensare che già uno Stilton non sia sabbastanza.

Tea Stilton

Geronimo Stilton:

Nato a Topazia (Isola dei Topi), Geronimo è laureato in Topologia della Letteratura rattica e in Filosofia archeotopica comparata. Dirige l’Eco del Roditore, il giornale più famoso dell’Isola dei Topi… Gli è stato conferito il premio Topitzer. Nel tempo libero colleziona antiche croste di parmigiano del Settecento, ma soprattutto adora scrivere libri in cui racconta storie divertenti e avventurose.

Tea Stilton:

Tea, la sorella di Geronimo, è l’inviato speciale dell’Eco del Roditore ed è l’esatto opposto di quel fifone di suo fratello. Guida ogni mezzo, dalla moto all’aeroplano, adora gli sport estremi e i viaggi avventurosi; ama fare paracadutismo ed è cintura nera di karate. È anche una roditrice affascinante: i suoi occhi viola e il suo carattere grintoso fanno innamorare tutti i roditori che incontra.

A Tea ovviamente la laurea i premi prestigiosi non servono, bastano il fisico atletico e  il fascino (nei libri emergono questi elementi più che altro).
I libri di Tea Stilton inoltre non fanno altro che perpetrare i soliti argomenti stereotipati da femmine.
Ci sono principesse, top model, cuccioli da salvare, sfide a ritmo di danza, diari segreti…mentre al suo omonimo rimane tutto il resto, come la riscrittura dei classici per ragazzi.

Insomma, la strada sembra essere questa: una continua differenziazione di genere dove chi ci rimette sono sempre le bambine, stordite da tutto quel rosa, dai brillantini, le ricette magiche, gli amori, i cuccioli, il costante e martellante dover essere alla moda.

Princess College
Milla e sugar
Scuola di danza
Scarpette rosa
Violetta Magazine, dalla serie TV
Belle, astute, coraggiose

E potete trovarne ancora in questo post e quest’altro tratti dal blog Un altro genere di comunicazione.

Quindi ?

Il capitolo Contro Hermione Granger mi ha aiutata a guardare con ancor più attenzione la produzione editoriale destinata ai bambini.
Io ho sempre “snobbato” questi libri, ovvero non li ho mai consigliati ma non ho nemmeno mai remato contro perché

1. libertà di lettura (posso dire io ai genitori che quel libro è diseducativo?)
2. non mi sembravano così “tremendi”( ad esempio quelli di Einaudi sono carini, Scarpette rosa, Belle astute e coraggiose).

Però adesso mi rendo conto che non va bene.
All’interno si promuovono i soliti valori dell’amicizia&amore ma in un contenitore veramente limitato e, a tratti, umiliante.
Possibile che per raccontare delle belle storie con bambine protagoniste ci si debba sempre rivolgere solo a loro ?
Possibile che quando si pensa alle bambine ci debbano sempre essere delle principesse, il rosa, i cuccioli, i vestiti giusti ?
Possibile che nelle storie per bambine le protagoniste sono sempre sirenette, danzatrici, piccole star incomprese, principesse, fatine o streghette ? E queste poi nonostante siano le più brave del mondo è solo grazie al loro fascino innato che fanno innamorare “lui”, perché si: l’obiettivo è sempre lui.
Una bambina che vuole diventare una grande scienziata no ? Oppure una piratessa invece di una sirenetta? O ancora, una protagonista femmina che dirige un grande quotidiano invece del solito Vogue ?

E’ una situazione un po’ triste perché credo che gli unici che possano cambiare qualcosa siano i genitori, i nonni, gli adulti, chi sgancia il denaro insomma.
Agli editori io rimprovero “solo” di esser un po’ troppo pavidi, poco intraprendenti e di avere una bassa considerazione delle bambine.
Sono i genitori che dovrebbero riflettere due volte prima di comprare certi libri, certe riviste, certi prodotti: tu genitore, quando compri lo zainetto delle Winx, sei consapevole che stai regalando a tua figlia una velina, che tu giustamente disprezzi, in miniatura ?  Lo sai che le Winx si salvano il mondo, ma solo dopo essersi fatte i capelli, aggiustate le unghie, risolto i loro guai amorosi ?
Magari un giorno tutti questi prodotti falliranno, come è successo con Witch,  e allora gli editori si decideranno a cambiare qualcosa.
Nel frattempo però le Winx &Company continuano a collezionare successi.

In ultimo, ho trovato questa mail molto interessante di una redattrice che ha lavorato a molti dei prodotti citati dalla Lipperini. Estrapolo una piccola parte.

(…) Ho letto il capitolo 5 “contro Hermione Granger” con crescente angoscia. Continuavo a ripetermi: “Ma no, non posso aver fatto tutto questo! Non è possibile!”
E invece sì, è possibile. Perché l’ho fatto.
Potrei dire, a mia discolpa, che l’ho fatto perché mi era stato commissionato. Mi hanno detto di scrivere certe cose e io l’ho fatto. Ma la realtà è anche peggio. La realtà è che non ci ho pensato! (…)

Mi ha colpita il fatto che la redattrice in questione non abbia mai pensato al peso culturale del suo lavoro.
E riporto il post scriptum, il più interessante.

Ps.  Qualche mese fa un mio collega, sceneggiatore di fumetti, si è rivolto a me per sapere come mai non riusciva a vendere a nessuno il progetto di una nuova serie. La serie ha come protagoniste cinque ragazzine normali appassionate di sport. Le ragazzine non hanno poteri magici, vivono una vita normale e attuale, studiano, navigano su internet, qualche volta si innamorano, fanno progetti per il futuro… insomma, normali. A quanto pare però non hanno abbastanza “appeal”.
Il mio collega non capiva: “Ma devono per forza sembrare troiette?”, mi ha chiesto perplesso, “Possibile che la velina debba essere l’unico modello di riferimento per le ragazzine oggi?
Ma no, naturalmente. Per le ragazzine vere no. I nostri editori, però, non se ne sono ancora accorti.

Ah, ma quindi esistono altre proposte, altre storie, altri modi di raccontare…solo che vengono cestinate.

Guardandomi attorno vedo continuamente cambiamenti. Uno di quelli che ho notato negli ultimi anni è la crescita esponenziale della passione per gli animali (cani e gatti soprattutto), che, come ogni cosa che si diffonde in fretta, non sempre si rivela essere equilibrata. Se avete un cane, soprattutto un cucciolo, vi capiterà di essere fermati ogni dieci metri da gente che se lo vuole “spupazzare” (con gran soddisfazione del cucciolo che prende coccole extra). Ha iniziato perfino a girar voce che il modo migliore di rimorchiare sia portare a spasso il cane, il quale sicuramente si fermerà a socializzare con un esemplare del sesso opposto, dando la possibilità al padrone di fare la stessa cosa (questa scena ricorda un po’ un cartone della Disney, e ad essere sinceri ci sono più probabilità di trovare la persona giusta in questa maniera, che in una discoteca piena di gente). Vale la stessa cosa anche per i cuccioli d’uomo (qualcuno li chiama anche bambini). Quante volte vi capita di vedere la scena in cui qualcuno si ferma a guardare un bambino esordendo la solita frase (almeno qui al nord): “ma caaaarooo luiii!”.

Sono convinto che tutto questo abbia uno scopo (come non potrebbe?), e credo che questo scopo (quindi causato, non un effetto collaterale) sia il portare le persone all’abitudine di provare sentimenti superiori come la tenerezza. Risulta spesso molto più semplice dare amore ad un animale, in quanto l’ego non si frappone tra noi e lui.

Questo però, come ogni altra cosa, raggiunge sempre degli estremi, in quanto l’uomo è un esploratore [o un esplorazione] e quindi siamo arrivati al punto in cui molte persone tengono piccoli cani isterici, delle dimensioni di un criceto o poco più, al puro scopo di trattarli come se fossero dei figli della loro stessa specie…

Il cane deriva dal lupo, e come ogni altro essere vivente ha una dignità, che deve essere rispettata. L’uomo, attraverso i secoli, ha “ricavato” [passatemi il termine solo perchè non ne trovo altri] questo animale da una specia già esistente, e l’ha plasmato a seconda dei propri bisogni trasformandolo in aiuto per la caccia, la pastorizia, la guardia, e infine per la compagnia. E quest’ultimo è lo scopo per cui quest’animale [soprattutto le specie di piccola taglia], viene più impiegato ora. Nella sua inconsapevolezza, e grazie alla lentezza di questa trasformazione, l’uomo ha plasmato il cane a sua immagine e somiglianza [quante volte si dice che un cane assomiglia al padrone?] passandogli anche le proprie nevrosi.

Ora il cane  non è più necessario nè per la caccia nè per la pastorizia, quindi rimane l’ultimo scopo: la compagnia.

Trovo sia più che giusto dare ospitalità ed amore ad un altro essere vivente. E sicuramente non approvo chi maltratta  gli animali, che come dicevo hanno una dignità. Ma questa dignità è quella di una specie diversa dalla nostra. Il gatto, per esempio mantiene una maggiore dignità [spesso scambiata per indifferenza] rimanendo autonomo, non dipendendo dall’uomo. Spesso questo viene considerato opportunismo, ma è giusto così: il gatto prende ciò di cui ha bisogno, e dà ciò che si sente di dare, in pura libertà ed autonomia. Senza quell’attaccamento e quell’adorazione totale e assoluta verso il padrone che spesso hanno i cani.

L’uomo è destinato a sperimentare molte situazioni, ed in questo momento storico, l’occidente in particolare, sta sperimentando la possibilità di dare amore con minore responsabilità. Perchè dare amore ad un animale è più semplice che crescere un figlio. Infatti sono sempre di più le coppie che invece di avere un figlio, hanno un cagnolino. Però il prezzo da pagare, spesso, è la dignità del cane.

 

 

è un caso o un cookie?

è un caso o è un cookie? Perchè a volte basta una sola parola, una microscopica ricerca e tac!, la macchina del marketing è subito pronta a riproporti quello che secondo i suoi modelli di calcolo [quasi sempre azzeccati comunque] ti potrebbe piacere… e in questo magnifico mare magnum che è internet diventa difficile distinguere un segno da una traccia lasciata da noi stessi.

Quando abbiamo di fronte qualcuno che vuole prosciugare le nostre energie, e ce ne rendiamo conto, viene naturale cercare di difendersi. Girano, soprattutto nell’ambiente della cosiddetta “spiritualità” molte tecniche per creare uno schermo. La pecca di queste tecniche è che mettono chi le esegue nella condizione psicologica di chi è sotto attacco, in una condizione di difesa, e quindi allineato con la vibrazione della Paura. In questo modo si va ad occupare proprio il ruolo da vittima che il nostro carnefice vuole che giochiamo*. Schermandosi non si fa altro che “difendere il territorio”, ma così facendo si parte già in condizione di svantaggio perchè sarà solo questione di tempo prima che le barriere cedano lasciando passare l’energia dell’agressore; soprattutto in un gioco come questo dove chi attacca non si stanca ma, al contrario, si rafforza a mano a mano che chi difende si indebolisce. L’unico modo che abbiamo per vincere è affrontare l’Avversario. Renderci conto che, come ogni cosa che entra nella nostra vita viene attratta da noi, anche il quel momento è così. Una parte di noi ha attratto quella persona/situazione che tende a prosciugarci sempre più a mano a mano che tentiamo di resistergli. L’unica via d’uscita è accorglierla, sinceramente e profondamente; allora ci si allinea con l’energia del Divino, e vi ergete al di là della dualità vittima/carnefice. E ci si rende conto che la vera battaglia non era tra Voi e quell’Avversario, ma tra l’Amore e la Paura, dentro di Voi.

 

* vale la stessa cosa in tutte le relazioni interpersonali, che poi non sono altro che relazioni energetiche.

filologicodelpensiero…

Il pensiero può seguire un filo logico, puramente mentale, il quale dà la sensazione di un ingranaggio che ne fa ruotare un altro, con uno sforzo che è puramente mentale. E la meta di questo processo, chiamato ragionamento, è più o meno conosciuta.

Oppure può seguire un altro tipo di logica. Quella suggerita dall’intuito, la quale disegna un percorso imprevedibile verso una meta che non conosciamo.

In un testo di mille parole molte potrebbero attirare la nostra attenzione, ma solamente una viene “scelta”, ed essa definirà il nostro pensiero successivo.

Il motivo di questa scelta può essere o meno nel nostro passato. Sta a noi capire se, in quel momento, siamo trascinati indietro dal peso del nostro passato o slanciati avanti dal fuoco del nostro intuito.

Mi reincarnerei? Certo, quando ci sei dentro ad una situazione soffri, ma guardandola da fuori sono piacevolmente stupefatto di quella magnifica illusione chiamata tempo.

Vedo quelli che prima erano bambini crescere, e me li immagino tra qualche anno a guardare noi, come noi guardavamo i nostri genitori fino a pochi anni fa. Gli stessi occhi, le stesse considerazioni, lo stesso velo che nasconde ciò che verrà. E a quel punto intravedo la bellezza dello scorrere del tempo. La sua magnificenza, al di là del dolore e della sofferenza che l’attrito con questo scorrere ci porta.

 

“Qualsiasi cosa nuova entri nlla tua vita, è un messaggio di Dio. […] L’uomo ha solo bisogno di rilassarsi un po’ di più per accettare il nuovo; ha bisogno di aprirsi un po’ di più per lasciarlo entrare. Fai strada a Dio, affinchè entri in te.

[…] Solo il nuovo accettato profondamente e totalmemte può trasformarti. Non puoi introdurre il nuovo nella tua vita. Tu puoi solo accoglierlo o respingerlo: se lo respingi, rimarrai una pietra, chiusa e morta; se lo accogli, diventerai un fiore, comincerai a schiuderti…

[…] La ricerca del nuovo non può essere una comune ricerca, perchè aspira al nuovo: come potresti cercarlo? Non lo conosci, non l’hai mai incontrato. La ricerca del nuovo è solo un esplorazione aperta. Tu non sai. Devi inziare da uno stato di non-conoscenza, devi muoverti con l’innocenza di un bambino, eccitato dalle possibilità, e le possibilità sono infinite.

[…] Non puoi fare niente per creare il nuovo, perchè qualsiasi cosa tu faccia scaturirà dal vecchio, scaturirà dal passato. Agisci spontaneamente, lascia che ogni momento sia decisivo in sè. Non imporre la tua decisione, perchè quella decisione scaturirebbe dal passato e distrugerebbe il nuovo. Agisci nel momento, come un bambino: abbandona completamente te stesso al momento, e ogni giorno troverai aperture nuove. E queste intuizioni nuove continueranno a trasformarti.”

 

Osho

Che un evento debba essere straordinario per avere un significato? All’interno di un paradigma in cui ogni cosa è scelta da una mente universale non può essere così. Ogni minimo dettaglio deve essere stato fatto con un significato; un graffio su un palo della luce, l’ordine dei sassolini della ghiaia, la forma della nuvole, la penna caduta in una posizione piuttosto che in un’altra. Ogni cosa ha un motivo. Le leggi della fisica ci dicono come, ma non perché. Ci fanno scoprire il modo, ma non il significato.

Quindi perché dovremmo considerare significativi solo eventi al di fuori dell’ordinario? Se vediamo per caso una scritta che risponde ad una domanda che ci siamo appena posti, questo è un evento straordinario. Ma non riusciamo a considerare altrettanto denso di significato la forma che prende una nuvola, un pezzo di pane strappato o il sugo della pasta… ma il fondo del caffè sì? *

Questo significa credere in un inesistente ordinario, in un universo privo di straordinarietà che come un grande orologio procede secondo leggi meccaniche e, di tanto in tanto, se ci credi, una mente universale, o forse dio, o chissachì altera questa ordinarietà solo per noi, per portarci un messaggio. Perché dovremmo credere che Lui/Lei intervenga solo saltuariamente, e non decida invece istante per istante ciò che vuole creare?

Forse per paura che, se così fosse, dovremmo interpretare ogni cosa che ci accade come significativa, e perderemmo la capacità di distinguere cosa è un messaggio e cosa non lo è. Perderemmo la nostra sensazione di certezza, di un terreno fermo sotto i piedi per la nostra salute mentale.

Eppure chi intraprende un viaggio spirituale impara ad addentrarsi, con coraggio, proprio in questo territorio sconosciuto, mollando gli ormeggi della certezza e del conosciuto per entrare nel mondo del simbolo dove la novità si può manifestare, ed impara a rimanere all’erta per cogliere quei significati che altrimenti sarebbero passati inosservati davanti ai suoi occhi, e che gli indicheranno la Via verso ciò che cerca.

* [Le carte dei tarocchi hanno un ordine sparso, se non le leggi, ma se le leggi quello stesso ordine svela un significato. E per questo motivo, chi sa leggere i tarocchi, considera anche il significato di una carta caduta per terra “per caso”.]

“Dopo tutto questo tempo?”

“Sempre.”

06_09_2013

Tutto cambia, tutto torna.

Il tempo passa talmente in fretta che non hai il tempo di accorgerti di tutto ciò che semini.

E poi raccogli quel che c’è, quel che trovi.

Un po’ di politica?

In principio era l’intuizione.
La parte femminile dell’Uomo, in tutte le sue forme, supera la logica maschile della ragione. Nessuna Legge può impedire questa evoluzione.
Quando una Legge nasce con il proposito di essere “contro” nasce male. Questo accade quando si vuole ipocritamente affrontare una questione senza volerla effettivamente risolvere.

È fondamentale che i “politici” che fanno le Leggi imparino ad indirizzare le loro energie a favore di una maggiore consapevolezza civica, invece che falsare immoralmente il vero per imporre con l’inganno il possibile. Anche il migliore dei propositi può naufragare, se lo si indica nel pieno di una rissa.
Mi riferisco in particolare all’ultima Legge “contro” emanata dal Parlamento, ossia quella sul femminicidio e sull’omofobia.

Con quale ipocrisia il Parlamento della Repubblica Italiana emana una Legge nella quale sono previste pene per le discriminazioni contro gli omosessuali se il primo a discriminarli è proprio lo Stato?
Uno Stato che vorrebbe mettere il suo timbro di “legalità” alla natura.

In fondo la legalità non è altro che una convenzione sociale. Nulla di più! E non ha il potere di stravolgere ciò che in natura esiste da sempre. Da marzo a ottobre possiamo dichiarare che sono le tre del pomeriggio anche se sono le due, ma questo non significa aver spostato il sole. È ipocrita fare una legge contro l’omofobia quando è lo Stato stesso, negando il suo assenso alle Unioni Civili, a porre un veto morale sull’omosessualità. La mente dei politici – e di conseguenza delle molte persone che li proiettano nelle istituzioni – funziona solo per sottrazione, ovvero: riconoscere il diritto agli omosessuali di unirsi civilmente come coppia significa diminuire lo stesso diritto alle coppie eterosessuali. Non ha senso! L’estensione di un diritto in questo caso è solo il riconoscimento di ciò che in natura esiste. Non occorre quindi una legge ipocrita contro l’omofobia se si vogliono autenticamente evitare discriminazioni. Questa può servire solo come diversivo alla propria coscienza. Il rispetto, la reciproca solidarietà e l’armonia sociale si possono ottenere solo se s’indirizzano gli sforzi a consolidare uno spirito di accoglienza pieno da parte della Comunità nei confronti di tutti quegli individui tenuti fino ad oggi in ombra. È questa emarginazione che ha prodotto una cultura “contro” e può essere cancellata solo da un atto di coraggio che metta in luce quegli angoli della nostra essenza umana che la morale di questa Società ipocrita ha censurato in pubblico per abusarne in privato.

In paesi come la Spagna, dove da ormai 10 anni la Comunità riconosce l’Unione Civile delle coppie omosessuali, una delle conseguenze più importanti che davvero contribuiscono a formare una cultura dell’accoglienza è che i bambini fin dalle scuole elementari imparano che non c’è nulla di male, nulla di cui vergognarsi se due persone dello stesso sesso si amano e vogliono stare assieme alla luce del sole. Fra 30 anni in Spagna a nessuno verrà in mente di discriminare il compagno di scuola, di lavoro o l’amico perché omosessuale. Così come accade già da 40 anni in Olanda.

Caro Stato italiano, la tua legge contro l’omofobia non potrà nulla contro quei ragazzini che a scuola prendono in giro ed emarginano i compagni perché sono gay, spingendo loro al gesto estremo di togliersi la vita. Smettetela voi politici di tutti i colori con queste pantomime. Molti italiani non se la bevono più nonostante la Tv di regime, la stampa di regime, e le sciocchezze compassate al limite del ridicolo che raccontate con quella posa asettica e priva d’animo che assumete quando commiserate i morti a causa della vostra codardia.

Stessa cosa vale per il “femminicidio”. Il femminile è offeso e dileggiato quotidianamente dal linguaggio che usate, dalla postura che assumete, dalla volgarità con cui vi rivolgete tra di voi e che fate in modo sia riservata ai Cittadini da buona parte della Pubblica Amministrazione. In quest’ultime settimane il veleno è uscito a fiumi dalle bocche di molti di voi, odio, occhi sprizzati di sangue, richieste di ghigliottina, barricate “contro” questo e “contro” quello. Non si cambiano le cose con una Legge, ma con l’esempio! Voi per primi dovreste dare l’esempio, e invece cosa fate in ossequio all’energia femminile dell’accoglienza, dell’ascolto, della riflessione, della forza di volontà che si dimostra con la grinta e la costanza negli obiettivi quotidiani? Vi insultate, urlate, vi maledite, vi parlate addosso, non vi ascoltate, non siete capaci di collaborare. Voi siete i primi a umiliare quell’energia femminile che volete farci credere di voler difendere con un’altra legge farsa. Sapete bene che questo rafforza invece soltanto il vostro salvacondotto per lo Status Quo: dividete le persone, gli individui, l’umanità, i cittadini, volete che si scannino tra di loro per dominarli meglio, per piegarli sempre a un volere superiore a cui voi stessi dite spesso di essere assoggettati: Europa, Euro, Fondo Monetario, OCSE, Spread, ecc…

È il potere fine a se stesso, quello che credete sia nelle cose che fate e non in ciò che siete, che vi logora. Ne siete schiavi, come lo era il Gollum che prima del giovane Frodo aveva tenuto per sè l’Anello che lo ha consumato. Nello spettacolo che date non c’è nulla di femminile, qualunque colore siate, chiunque vogliate giustiziare, chiunque vogliate salvare. Di cosa parlate? Nessuno lo capisce. Il Centrodestra parla del ticket Meloni-Tosi, ma il ticket non era quello sulle medicine? Sulle tasse parlate del cuneo fiscale e in molti hanno creduto che fosse un privilegio solo per gli abitanti di Cuneo. Ogni giorno con la complicità dei vostri media di regime avvelenate il cuore e la mente degli individui con notizie drammatiche, immagini tragiche. Parlate della crisi economica e non avete il coraggio di dire che l’Euro è stato creato per far guadagnare gli speculatori affamando i popoli. Voi siete complici di questo stato di cose. Qualcuno tra di voi dice che vuole chiedere l’Impeachment per Napolitano se darà la grazia al “potente”, ma non si è sognato di chiederlo per tutti gli atti che ha controfirmato davvero a favore dei Potenti: banchieri, speculatori e finanzieri senza scrupoli. Basti pensare al Trattato di Lisbona, al MES, al Fiscal Compat e all’introduzione del pareggio di Bliancio in Costituzione (Art. 81). A questi Potenti (perché sono davvero POTENTI) nessuno oserebbe fare un processo. Questo Paese è esanime e lo state finendo voi che avreste la responsabilità di risollevarlo perché vi è stato dato il consenso popolare. Ed è proprio questo consenso il vostro limite. Per cercare di accontentare tutti non accontentate nessuno. Siete senza Coraggio (cor-agere significa agire con il Cuore=intuizione=femminile). Lottate per la prevaricazione e la sopraffazione e solo per i vostri interessi o per codardia vi limitate a mantenere il vostro impiego, ammettendo a voi stessi che tanto non potete fare nulla neppure voi. Tutto questo è imbarazzante. Voi fate le Leggi quando le Leggi sarebbero da cancellare perché ce ne sono troppe. Fate credere ai Cittadini che: “la Legge non ammette ignoranza”, quando sapete benissimo che è come far dichiarare loro: “siamo degli idioti e ce lo diciamo”. 50 leggi si possono più o meno imparare, così come a scuola si imparano i nomi dei fiumi, delle capitali e le tabelline, ma non venite a dire che ciascun Cittadino dovrebbe conoscere le 138 mila Leggi dello Stato italiano!!! Parlate di Lavoro e non avete il Coraggio (* vedi sopra il significato) di dire che un Paese che non sa coltivare le proprie terre, che non sa tramandare l’arte dei propri mestieri alle nuove generazioni e che rinuncia ai suoi beni artistici e architettonici e alle sue risorse naturali è destinato ad essere spazzato via in breve tempo. Avete fatto credere agli italiani che tutti i ragazzi dovessero diventare dottori, tutti alle Università per prepararsi alla disoccupazione o al precariato esistenziale, così la tensione sociale poteva essere tenuta sempre ai massimi livelli. Dove sono i fabbri, i falegnami, i decoratori, i ceramisti, ma anche solo gli agricoltori, gli allevatori? Nessuno vuole più fare questi lavori perché sono tutti dottori.  E intanto dalla piccola botteguccia a Capua, nel casertano, che vende le mozzarelle DOP di Bufala, passando dalle Reception di tutti gli alberghi in cui sono stato nel mio lungo viaggio in Italia questo ultimo mese, fino ad arrivare alle campagne pugliesi dove si raccolgono uva, anguria, olive… ebbene qui ci sono tutti Cittadini stranieri che lavorano a centinaia. Gli italiani qui non ci lavorano! E smettetela con queste sceneggiate in TV sulla disoccupazione. Se davvero vi interessasse risolvere le urgenze di questo Paese allora davvero le cose cambierebbero. Servirebbero poche cose per riprendere il ciclo evolutivo: ritorno alla moneta sovrana con cambio fisso sul dollaro, investimenti e incentivi legislativi su Agricoltura, Allevamento, Artigianato, Turismo e Beni Artistici e Architettonici e utilizzo delle risorse naturali per la produzione di energia. Da qui, assieme ad una profonda riforma scolastica e a un piano nazionale di ristrutturazione e manutenzione straordinaria e ordinaria infrastrutturale ed edilizia (ovunque lungo lo stivale è uno scempio anche solo per piccole cose: dalle ringhiere arrugginite, alle strade piene di buche, alla Reggia di Caserta il cui giardino antistante sembra uno scenario post atomico. Ma anche solo la sporcizia dei numerosi parchi pubblici abbandonati a se stessi, la muffa sui monumenti, le ragnatele sulle volte dei musei, i portici dei teatri dell’Opera che puzzano di urina, la segnaletica divelta, e molto altro che chi legge potrebbe aggiungere alla lista senza cercare polemica, ma come spunto per provvedere a risolvere). Il nostro Paese, unico al mondo per clima, paesaggi, natura, cultura, enogastronomia, artigianato e beni artistici potrebbe essere tra i più prosperi al mondo. Invece cosa abbiamo imposto a questa nostra nazione, a questo Popolo stanziato su un territorio che si da una giurisdizione e una moneta e si fa chiamare Stato italiano? Abbiamo tolto la moneta e l’abbiamo data a privati speculatori che ce la prestano con gli interessi per poi farci sapere attraverso i loro media che abbiamo il debito. Costringiamo a gettare il latte delle nostre mucche, le arance, il frumento e i frutti della nostra terra per favorire il mercato comune, ovvero sempre gli stessi speculatori. Non facciamo che emanare normative sempre più assurde costringendo le piccole e medie aziende a lavorare ai limiti della vostra ridicola legalità per poterle ricattare e tartassare. La Pubblica Amministrazione che dovrebbe essere il punto di riferimento per il Cittadino, l’impresa, l’insegnante, il professionista, l’artigiano, il commerciante, diventa invece il nemico giurato pronto ad ostacolarti o sanzionarti. Questo accade all’Italia mentre voi vi scannate, vi odiate, v’insultate, vi promettete guerra e cercate l’ennesimo capro espiatorio da sollevare sul patibolo per distrarre il Popolo dal crimine che i vostri superiori nell’ombra, grazie alla vostra codardia e in qualche caso complicità, stanno compiendo ai danni del nostro Paese. Parlate di tasse ma non siete in grado di fare i conti più semplici. La vostra capacità di far di conto è paralizzata in un loop di mediocrità. L’Italia ha bisogno di una riforma fiscale radicale. Tutti i guadagni dovrebbero entrare nelle tasche di chi lavora senza alcuna trattenuta, al lordo. Ciascun Cittadino che abbia un reddito da lavoro o pensione (che deve essere minimo per tutti di 18 mila euro l’anno) dovrebbe pagare una tassa fissa di 3 mila euro allo Stato e se guadagna di più, paga in percentuale il 15% dei suoi guadagni. Così facendo il sangue dell’economia e della produzione ritornerebbe a scorrere in questo Paese. Dovete mollare la presa che state stringendo al collo del nostro sistema fatto di piccole e medie imprese, di persone che lavorano e vogliono risparmiare, di coloro che hanno desideri da realizzare. Se il sangue non circola, come in qualunque altro corpo, inizia la cancrena prima alle zone limitrofe poi si espande agli organi vitali, fino a far sopraggiungere la morte. Il nostro Paese ha un prodotto interno lordo dichiarato di 800 miliardi di Euro e un sommerso di 267 (stimati – dati Istat). In tutto stiamo parlando di un potenziale di oltre 1000 miliardi. Sono ormai pochi coloro che vogliono investire in questa Italia diventata Stato di polizia, che vessa chiunque abbia voglia di realizzare qualcosa di utile per se stesso e per la Comunità. Vi state approfittando di tutti coloro che pensano di non aver diritto a realizzare i propri Desideri e i propri sogni e secondo voi si dovrebbero accontentare dell’elemosina di Stato (reddito di cittadinanza), così volete produrre nuove masse di schiavi che in cambio di qualche briciola sarebbero disposti ad avvallare ciò che di male siete disposti a compiere ai loro danni, a loro insaputa. Se create odio, violenza, volgarità, recriminazione, vendetta, ipocrisia, falsità… tutto questo vi tornerà indietro. Quell’energia vi punirà perché “chi di spada ferisce, di spada perisce”. È successo sempre così nella storia. Chi fa la guerra prima o poi viene ucciso, chi cerca consensi sulla questione “morale” viene spazzato via da quella falsa morale che aveva cavalcato (vedi Di Pietro, la Lega Nord…), chi fa credere che la vita sia solo soldi e belle donne viene travolto da questo (vedi Berlusconi), chi indica gli omosessuali come peccatori deve fare i conti con gli scandali relativi (vedi la Chiesa). Quando 2000 anni fa quell’Uomo andava in giro a dire: “Voi non giudicate e non sarete giudicati”, “perché guardi la pagliuzza nell’occhio di tuo fratello e non vedi il trave che è nel tuo” e aggiungeva “beati i perseguitati dalla giustizia” e ancora “porgi l’altra guancia”… ebbene quest’Uomo diceva cose che dopo 2000 anni possono ancora farci riflettere. Non è nell’altro che dobbiamo cercare il miglioramento, ma in noi stessi. Ciascuno deve essere l’esempio e nessuno può chiedere ad un altro di essere migliore se per primo non lo è lui (i politici non riflettono altro che il lato oscuro di ciascuno di noi con cui non vogliamo fare davvero i conti). Gli altri sono solo il nostro specchio, la scusa per non agire su noi stessi. Chi oggi urla odio, vendetta, giustizia sarà inevitabilmente travolto da questa energia. Serve un po’ di amore in più, per noi stessi e per la nostra Comunità. Occorre davvero scambiarci un segno di pace, sederci attorno a un tavolo e sforzarci di essere sinceri, perdonarci vicendevolmente e ricominciare. Non accontentiamoci però di una liturgia, di simboli privi di contenuto. Carichiamo di significato ogni nostra piccola azione quotidiana. Questo basterà a dissolvere l’attuale sistema di Dominio e di prigione in cui noi stessi siamo i carcerieri.
Prima o poi anche le tecniche migliori di dissuasione di massa non funzioneranno più. Nel Cuore di sempre più persone si sta levando un bagliore di luce. È la fierezza dei Re che non cercano vendetta, che non spargono odio, che non seminano violenza, che non giudicano il prossimo, che sanno che ogni cosa dipende dalle loro scelte e vogliono con Responsabilità riprendere le redini delle proprie sorti e della propria Comunità. Ciascuno di noi merita di realizzarsi, ma occorre prima lo sforzo di conoscersi, di Essere autenticamente se stessi e smetterla di credere di essere qualcuno. Ogni giorno c’è chi lo sta già facendo, e sono sempre di più coloro che si stanno muovendo in questa direzione. Saremo presto così tanti a sorriderci, ad abbracciarci, a collaborare, a sentirci appagati dai traguardi raggiunti che questa realtà così deprimente sarà cancellata e non sopravviverà.

Armando Siri

Fonte: http://www.partitoitalianuova.it/pin/le-idee/una-legge-puo-spostare-le-lancette-di-un-orologio-ma-non-il-sole