Chi usa la parola “commerciale”? La usiamo tutti. Che musica ascolti? Commerciale. Quindi non cerchi un tipo di musica in particolare, non esplori. Prendi quello che passano alla radio o in TV; quello che ti viene dato. Volevo comprare quel telefono, ma sono indeciso. Ma no, lascia stare, è troppo commerciale, prendi invece quest’altro, che ha più optional.

Cosa significa “commerciale”? Usiamo questa parola in svariati ambiti, ma ci chiediamo mai qual’è il suo significato? Quel film è una trovata commerciale. E’ stata fatta per il commercio insomma. Il cum-merx, lo scambio di merci. In poche parole è stato creato per essere venduto. Beh, è normale no? Ogni oggetto viene creato per essere venduto. E una canzone che viene creata per essere venduta? E un film? L’arte può essere fatta per essere venduta? Certo, ma era quello il suo scopo quando è stata [passatemi il termine] “inventata”? Di certo, in un film che viene fatto per essere  venduto ne verranno esaltati i lati più sensazionale, quelli su cui poi si premerà per pubblicizzare il prodotto. E questo a scapito dei dettagli; della vera qualità. Una casa che viene fatta per essere venduta protegge bene quanto una casa costruita mattone su mattone da colui che ci dovrà abitare? Dipenderà dai materiali! Beh, non solo. Lo scopo per cui agiamo, quello che muove le nostre mani, si imprime nell’atto della creazione che stiamo compiendo quando costruiamo qualcosa. Ecco perchè in molte culture coloro che praticano si costruiscono da sé i propri strumenti. Li impregnano dello scopo e dell’energia per cui li hanno creati.

Ciò che viene considerato “commerciale”, viene creato per la massa, per essere venduto, perchè chi lo crea sa già che troverà un mercato pronto ad acquistare il suo prodotto.

La vera domanda è: perchè noi siamo quel mercato?

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