0. PREMESSA
Abbiamo deciso di creare questa brochure che illustrasse il nuovo modello educativo che noi immaginiamo per il futuro, perché spinti da un’esigenza irrinunciabile. Non potevamo non rispondere a un’imperiosa voce interiore che c’induceva a raccogliere il sentire di milioni di genitori stanchi di dover affidare con ritrosia i loro figli a un’istituzione scolastica incapace di educarli in quanto anime.
Un sistema scolastico che tratta i nuovi esseri giunti sul pianeta come cervelli vuoti da colmare con vecchie nozioni, con l’unico fine d’inquadrarli rapidamente tra le fila dei docili consumatori, diventa ogni giorno più obsoleto e sempre più vicino al pensionamento.
Oggi abbiamo bisogno d’altro.
Allora ci siamo detti: chi, se non noi? Abbiamo in animo di diventare il punto di riferimento culturale, politico e spirituale per l’Italia dei prossimi anni, un’Italia dove non si fa più cultura, è in atto un profondo rigetto per la politica e fingiamo d’aver dimenticato che l’uomo è un essere spirituale circondato da un corpo fisico. Per questo motivo tocca a noi non perdere tempo a denigrare ciò che è presente, ma trasmettere una chiara Visione del futuro. I dirigenti di domani sono quei bambini che oggi, ogni mattina, accompagniamo, tenendoli per mano, fino sulla soglia degli edifici scolastici.
Ciò che viene insegnato loro dentro quegli edifici, è nostra piena responsabilità.
La maggior parte delle attività a cui dedichiamo la nostra vita cessa con la nostra morte. Il nostro posto in ufficio o in fabbrica verrà preso da qualcun altro, qualunque sia stata la nostra posizione nella scala gerarchica o l’entità della nostra paga. Ma è possibile restare in vita creando qualcosa che non cessi da un giorno all’altro. A questo dobbiamo mirare se vogliamo andarcene con dignità. Lottare ogni giorno per la realizzazione d’un ideale fa sì che in verità non moriamo mai del tutto, perché una parte di noi continua a vivere in quell’ideale generazione dopo generazione.
Salvatore Brizzi
1. DIDATTICA
I desideri dei bambini danno ordini al futuro.
Erri De Luca, scrittore

PRESUPPOSTI
Il nostro nuovo modello educativo parte dal presupposto che sia necessario rispettare tutte le fasi evolutive del bambino senza forzarle entro schemi predefiniti. Durante i primi anni il bambino acquisisce in successione la stazione eretta, la facoltà del linguaggio, la capacità di comunicare emozioni e la facoltà del pensiero; si attua così la graduale manifestazione dell’individuo. Nei primi sette anni di vita si può vedere come egli vive principalmente nel movimento e nell’emozione ed è dotato di inesauribili forze di imitazione: imita e accoglie tutto. È compito della scuola favorire tale processo di sviluppo prevalentemente fisico ed emotivo e fare in modo che avvenga in maniera equilibrata, senza incrementare eccessivamente un aspetto (per esempio quello mnemonico/intellettuale) a discapito degli altri (l’emotivo e il fisico/ludico).
È questo il motivo per cui, nel nuovo modello educativo, l’ingresso alla prima classe del bambino è subordinata all’attenta valutazione dei segni della maturità non solo intellettiva, ma anche corporea e affettiva. Infatti è fondamentale nella fase d’inserimento scolastico la valutazione della “maturità scolare” del bambino; vale a dire che la formazione della prima classe tiene in considerazione la profonda differenza di maturità – e quindi di disponibilità ad accogliere l’istruzione – che passa tra bambini nati nella prima parte dell’anno, e che arrivano all’inizio delle lezioni con sei anni e mezzo d’età, e bimbi nati in estate che sarebbero già scolarizzati senza il raggiungimento del sesto anno di vita. La legge attualmente in vigore permette l’anticipo dell’età scolare ma non consente deroghe sull’entrata ritardata (cosa che il ministro Moratti aveva invece introdotto).
Lo sviluppo armonico del bambino – nei suoi aspetti fisico, emotivo, mentale e spirituale – costituisce un tema importante e si colloca a fondamento di tutto l’edificio scolastico. L’intelligenza del bambino, infatti, nel primo settennio non è ancora completamente orientata verso la comprensione intellettuale del mondo, ma verso una cognizione più fisica ed esperienziale.
Ciò che determina il carattere e il successo nella vita, non sono le nostre doti e i nostri limiti, ma piuttosto il modo in cui abbiamo imparato a sfruttare le prime e gestire i secondi. Un’educazione attenta a tutte le dimensioni del bambino – fisica, psichica e spirituale – è la base sicura sulla quale costruire poi, negli anni della scuola, una solida educazione intellettuale.

GIARDINO D’ INFANZIA (da 12 a 36 mesi)
Partendo dal presupposto che l’aspetto più utile in termini di crescita sana per il bambino – che si trova in questa prima delicata fase del suo sviluppo – sia il semplice calore dell’ambiente familiare, si vuole comunque venire incontro a quelle famiglie che per esigenze lavorative hanno la necessità di appoggiarsi a queste strutture. In questa fascia d’età i bambini sono pagine bianche, un terreno fertile sul quale seminare il bello, il buono e il vero. Essi vengono massimamente influenzati dalle impressioni che provengono dall’esterno: le emozioni provate dagli adulti intorno a loro (genitori per primi) e il contatto fisico con altri esseri umani, bambini o adulti che siano.
Gioco, massaggi, ascolto della musica, contatto con oggetti costruiti con materiali naturali (legno in particolare), disegno, contatto con la natura.

SCUOLA MATERNA (3-5 anni)
Oggi le scuole materne in Italia sono già strutturate sufficientemente bene. In questa età ci si deve concentrare soprattutto sul gioco e l’acquisizione della motricità. È un’età nella quale il bambino cresce imitando, per cui è essenziale che le maestre abbiano loro per prime acquisito quelle qualità morali che sono destinate a trasmettere. Riveste allora capitale importanza un programma di formazione degli insegnanti mirante anche alla costruzione dell’essere, anziché solo all’apprendimento di tecniche educative.
Nel nuovo modello le scuole materne diventano tutte bi-lingue (si impara giocando, attraverso canzoni e filastrocche, senza lo studio delle regole), perché oggi lo sono ancora in poche, mentre questa è l’età migliore per acquisire una seconda e una terza lingua senza sforzo.
Si può iniziare con un’attività sportiva. Per esempio è riconosciuto che questa sia l’età migliore per cominciare a praticare nuoto, il quale non è traumatico per la struttura fisica ed è completo, mentre dopo questa età l’apprendimento del nuoto diverrà per il bambino sempre più difficoltoso.
Grande importanza riveste poi la narrazione della fiaba: in essa vengono raccontati per immagini archetipiche il coraggio, la sofferenza, la lotta tra il bene e il male, tutti concetti che appaiono all’anima del bambino senza necessità di spiegazioni intellettuali. Nelle fiabe tradizionali viene descritta la sconfitta del male da parte dell’Eroe, il quale trionfa grazie al superamento di prove, anche dolorose, che fanno emergere le sue risorse interiori: il coraggio, la generosità, la tenacia, la costanza, l’amore per l’ideale, ecc.
Si propongono ritmicamente, nel corso della giornata e della settimana, i semplici gesti quotidiani come la cura delle piante, il riordino delle stanze, la preparazione del pane, e così via.

SCUOLA ELEMENTARE (6-10 anni)
L’educazione non deve più ridursi a un’attività di “inserimento dati” nelle teste dei giovani allievi, ma deve tener conto di quali sono gli insegnamenti che meglio si addicono allo sviluppo sia del bambino che del giovane all’interno di ogni particolare fascia d’età. Non si tratta più di dover rispettare un programma a tutti i costi, perché si ritiene indispensabile che entro i 10 anni d’età un bambino debba obbligatoriamente venire a conoscenza di una certa quantità di informazioni, costi quel che costi. Nella nuova visione dell’educazione non è più importante quante cose il bambino sa, bensì quanto risulta sano il suo sviluppo. Il bambino – e così l’essere umano in generale – è un insieme di corpo, emozioni, intelletto e anima; va pertanto tenuto conto del sano sviluppo di tutte queste istanze, mentre oggi il bambino viene considerato alla stregua d’un contenitore intellettuale nel quale le manifestazioni emotive e l’espressione corporea vanno tenuti il più possibile sedati durante le ore di lezione. In questa fascia d’età non è pertanto consigliabile un sovraccarico della mente.
Si praticano disegno, pittura, modellato, musica, euritmia (arte del movimento legata alla parola e alla musica), lavori manuali come lavare, cucinare, giardinaggio, cura dell’orto, varie attività sportive, ecc.
Viene introdotto lo studio della grammatica nell’apprendimento delle lingue straniere.
L’attività intellettuale è comunque limitata a poche ore settimanali, che aumentano nel corso dei cinque anni con l’incrementarsi dello sviluppo delle facoltà mentali del bambino. In ogni caso nella quinta classe non superano mai le 2 ore giornaliere e mai più di un’ora di seguito.
Il medesimo maestro insegna le materie principali (italiano, aritmetica, storia, geografia, scienze) e accompagna la stessa classe per tutto il corso di studi; ne è quindi pienamente responsabile e il suo lavoro diviene fonte di soddisfazione, in quanto vede egli stesso i risultati nel tempo dei suoi sforzi educativi.
Lo scopo del lavoro del maestro non è fare in modo che al termine dei cinque anni tutti i suoi allievi siano in grado di ripetere una certa quantità di nozioni apprese durante le lezioni, bensì lo sviluppo armonico (fisico, emotivo, mentale e spirituale) della personalità dei suoi allievi. Da questa prospettiva le materie artistiche e manuali hanno pari dignità rispetto a quelle umanistiche e scientifiche.
Ponendo l’accento sull’espressione artistico/emotiva e su quella corporea si sviluppano capacità differenti rispetto a quelle intellettuali: l’intuizione, la volontà, l’iniziativa, la collaborazione, l’interazione con l’ambiente… che vengono a mancare in un’educazione troppo precocemente intellettuale, dove l’allievo si limita a imparare mnemonicamente e ripetere. L’atteggiamento artistico riveste un ruolo fondamentale sia alle elementari che alle medie; esso previene il rischio di un precoce indurimento cerebrale e di un’anticipata cessazione della creatività, rendendo così maggiormente proficui gli anni delle superiori e del successivo apprendimento universitario.

SCUOLA MEDIA (11-13 anni)
In questa fascia d’età si può approfondire l’educazione di tipo intellettuale, anche se il numero di ore da dedicare a questo genere di apprendimento non può ancora avvicinarsi a quello attuale (cinque ore al giorno tutti i giorni). Nel nuovo modello educativo che noi proponiamo la testa, il cuore e la mano hanno un’importanza qualitativamente uguale per lo sviluppo del bambino.
Viene data minor importanza all’apprendimento mnemonico per lasciare spazio alla riflessione. Per esempio, la storia concepita come successione di battaglie – con date e risultati da ripetere a memoria, quasi fossero i risultati di un campionato di calcio – verrà sostituita da una concezione più matura di questa materia: una storia dello sviluppo psicologico dei popoli e delle organizzazioni sociali, il che abituerebbe i giovani a ponderare sui reali perché degli errori commessi in passato e su ciò che invece si è rivelato positivo. La geografia non si ridurrà più all’attività di memorizzazione dei nomi dei fiumi e delle nazioni confinanti, ma riguarderà la conoscenza delle differenti culture e lo studio delle caratteristiche del territorio dal punto di vista della sostenibilità ambientale.
Anche nel corso dei tre anni di scuola media il professore che si occupa delle materie principali (italiano, storia, geografia, scienze) è uno solo e segue la classe per tutta la durata degli studi, affiancato dagli insegnanti delle materie specifiche (matematica, lingue, discipline sportive, discipline artistiche, ecc.). Come alle elementari i ragazzi hanno sempre una figura basilare di riferimento che deve essere chiaramente identificabile.
Alle scuole medie viene introdotto il teatro, in quanto attività indispensabile nel percorso di conoscenza della propria emotività e nell’apprendere l’utilizzo del proprio corpo come strumento espressivo. Proseguono lo studio e la pratica delle altre principali forme d’arte e continua a essere presente un certo numero di ore da dedicare sia all’attività sportiva che al contatto con la terra, che deve rimanere costante nell’arco degli 8 anni di istruzione primaria (ogni classe è responsabile del mantenimento di un giardino e di un orto).
Per quanto concerne l’attività fisica, questa non sarà più ridotta a un paio d’ore settimanali nel corso delle quali solitamente la classe gioca a calcetto o a pallavolo, ma riguarderà un serio apprendimento di almeno due discipline sportive a scelta dell’allievo: arti marziali, nuoto, atletica leggera, ecc.
Sia alle elementari che alle medie non esiste la bocciatura e non vengono dati voti. Semplicemente si fa notare dove l’allievo ha commesso degli errori. L’insegnante responsabile della classe ha il compito di stimolare i suoi allievi in maniera da portarli avanti tutti, ognuno con il suo personale livello, e non viene ritenuto necessario che tutti aderiscano al medesimo modello di riferimento medio. L’apprendimento non viene vissuto dal bambino con ansia e preoccupazione, ma con entusiasmo e sempre rinnovata meraviglia. L’impulso alla conoscenza non viene stimolato nel bambino alimentandone la competitività verso i compagni, ma nutrendo il suo interesse, facendo emergere la sua sete interiore.
In questo ciclo di studi vengono introdotte le votazioni degli alunni nei confronti dei professori. A metà anno e a fine anno gli allievi riempiono un questionario dove assegnano dei voti ai professori in riferimento a una serie di attitudini: comunicazione, preparazione tecnica, simpatia, correttezza, capacità di relazione, e così via…
Questa iniziativa proseguirà anche nelle scuole superiori e sarà utile affinché gli insegnanti possano comprendere, attraverso un feedback reale, quali loro aspetti vengono apprezzati dagli allievi e quali invece vengono ritenuti carenti, e in tal modo avere la possibilità di migliorarsi in corso d’opera. Si tratterà di una valutazione determinante nella scelta del corpo insegnanti di anno in anno.
Questo genere di educazione fa sì che il ragazzo si prepari a divenire un adulto completo, ossia intuitivo, creativo e capace di inquadrare sotto ottiche differenti i problemi lavorativi che incontrerà in futuro. Se non si focalizzerà troppo precocemente (prima dei 14 anni) sull’attività mentale di immagazzinamento dati, avrà più possibilità di divenire un adulto maturo sotto ogni aspetto, senza accusare eccessivi squilibri – prevalenza dell’emisfero sinistro sul destro – nel suo sviluppo come essere umano e cittadino libero.
Alle scuole medie è indispensabile che venga introdotta l’Educazione Sessuale. Oggi sono già stati fatti dei timidi tentativi, ma è necessario impegnarsi maggiormente in questa direzione istituendo un corso regolare che preveda un numero minimo di ore tenute da un esperto e non dall’insegnante di Scienze, che potrebbe benissimo non sapere nulla in tema di sessualità.
Ricordiamoci che al termine di questo ciclo di studi il ragazzo deve essere messo nelle condizioni di poter individuare le sue passioni ed essere in grado di decidere con cognizione di causa quale corso di studi intraprendere alle scuole superiori. Occorre quindi che abbia raggiunto un certo grado di maturità. Cosa che quasi mai si verifica oggi, tanto che i ragazzi dopo le scuole medie non hanno ancora la più pallida idea di cosa vogliono fare nella vita, nonostante siano già chiamati a compiere delle scelte che condizioneranno il resto della loro esistenza.

SCUOLA SUPERIORE (14-18 anni)
Al termine dei 5 anni di scuola superiore – o di 3 anni per gli Istituti Professionali – lo studente deve essere in grado di inserirsi nel mondo del lavoro. L’ultimo anno di un qualunque Istituto Tecnico o Professionale deve prevedere un certo monte di ore di tirocinio in azienda. Nel nuovo modello educativo che noi proponiamo la scuola superiore smette di rappresentare una fase “di passaggio” in attesa della formazione universitaria alla quale oramai tutti si sentono costretti, e diviene invece una porta reale verso il mondo lavorativo. Differente resta il discorso dei Licei, i quali mantengono come prima finalità il proseguimento degli studi.
Possedere a 18 anni gli strumenti professionali per interagire con il mondo del lavoro deve tornare a essere la norma, non l’eccezione. Dopo aver studiato alle elementari e alle medie per 8 anni, e in un Istituto Superiore per altri 5 anni, un qualunque giovane dotato di capacità normali deve già essere in grado di operare correttamente all’interno di una professione. Lo studio universitario può così riprendere il suo ruolo di percorso addizionale dedicato a chi vuole entrare nel mondo della ricerca oppure svolgere mansioni che richiedono un elevato grado di professionalità quali il medico, l’ingegnere, l’avvocato, ecc. Rappresenta invece un’aberrazione il fatto che un venditore di automobili, un commercialista, un assicuratore, un immobiliarista o un ragioniere al giorno d’oggi siano tutti provvisti di laurea per il solo motivo che non hanno trovato lavoro prima, e quindi si sono iscritti all’università. Innanzitutto partiamo dal presupposto che non esiste un mestiere che possiede minore dignità d’un altro. Nelle società del passato chi “possedeva l’Arte” era tenuto in grande considerazione. Oggi, in una visione distorta di ciò che ha davvero valore, si pensa che fare il panettiere possegga minor dignità del fare l’ingegnere o il medico… e ci si aspetta anche di venire pagati di meno o di ottenere meno successo nella vita. Ma è dignitoso tutto ciò che viene fatto per passione, e questo è il solo metro di giudizio; mentre è privo di dignità ogni mestiere che viene svolto per mera sopravvivenza, con il solo scopo di portare a casa dei soldi, indipendentemente da quanto si venga pagati. Non è il fatto di dover tornare a casa con le mani sporche di grasso a rendere un mestiere meno dignitoso, bensì il fatto di non stare lavorando con autentica passione.
Se dopo tre anni di scuola superiore ho in mano un mestiere e questo rappresenta la mia passione, non devo lasciarmi suggestionare dagli stimoli sociali e cercare la laurea a tutti i costi, per poi magari andare a svolgere un lavoro che non sento davvero mio.
I primi otto anni di educazione primaria gestiti secondo i criteri sopraesposti consentono al giovane di acquisire maggiore dimestichezza con la creazione materiale attraverso l’utilizzo delle proprie abilità manuali. Egli impara a sentirsi pienamente appagato dallo svolgimento di mestieri di carattere artistico e artigianale. Ciò farà sì che molti più giovani rispetto a oggi sceglieranno di iscriversi alle scuole superiori con la finalità d’imparare un mestiere entro i successivi 3-5 anni, piuttosto che focalizzare tutto il proprio futuro sugli studi universitari. Dobbiamo immaginare un mutamento sociale: emergerà un rinnovato amore per gli antichi mestieri e per l’espressione artistica in tutte le sue forme. I laboratori degli artigiani, gli istituti d’arte e i conservatori torneranno a riempirsi. Una società dove i bambini vengono educati all’arte sin dai primi anni di scuola diverrà più sensibile sotto questo aspetto, per cui la nuova ondata di artigiani e artisti – che oggi resterebbero in massima parte disoccupati – troverà una collocazione lavorativa grazie alla mutata sensibilità sociale.
Anche alle scuole superiori per ogni classe viene indicato il professore che fungerà da insegnante di riferimento che accompagnerà gli studenti nello svolgimento di tutta la durata del corso di studi. Anche qui vige la regola di assegnare i voti ai professori a metà e a fine anno.
Indipendentemente dal corso di studi in questione abbiamo individuato alcune materie che è indispensabile vengano imparate da tutti (sia nei Licei che negli Istituti Tecnici o Professionali). Una di queste è l’Educazione Finanziaria. Questa materia ha il compito di insegnare la gestione del denaro e il rapporto psicologico che si instaura fra noi e il denaro. Oggi è enorme la percentuale di persone che pur avendo conseguito una laurea, e pur lavorando regolarmente, vive appena sopra la soglia della povertà. Questo perché è stato loro insegnato tutto ciò che concerne una particolare materia, ma non è stato insegnato loro come rapportarsi al denaro una volta lasciato il mondo degli studi per entrare in quello del lavoro. Questo aspetto della vita delle persone viene affidato al caso, alla fortuna, tanto che nemmeno chi si laurea in economia impara a gestire nella pratica il suo denaro.
Un’altra materia che dovrebbe trovare spazio nella formazione di un qualsivoglia essere umano, indipendentemente dal mestiere che andrà a svolgere, è Tecniche di Comunicazione. Imparare i rudimenti della comunicazione al fine di saper riconoscere i segnali della comunicazione non verbale che ci giungono dagli altri e saper agire di conseguenza, oggi è oramai divenuto indispensabile per chiunque. Saper capire quando l’altro ci sta mentendo o quando è ben disposto nei nostri confronti, risulta essere utile sia che io faccia il meccanico sia che io occupi una posizione manageriale. Quanti affari vanno a monte semplicemente perché non abbiamo saputo interpretare un segnale o perché il nostro corpo ha inconsciamente mandato un certo segnale all’interlocutore?
Infine abbiamo quello che gli americani chiamano il Life Training (in italiano può essere tradotto come “allenamento alla vita”), una materia che insegna a sviluppare le potenzialità individuali e a prendere in mano la propria esistenza. Si tratta d’imparare a scoprire i propri obiettivi e focalizzarsi su di essi, sintonizzarsi sull’abbondanza anziché sulla penuria, comprendere che la vera ricchezza sta nel dare e il ricevere ne è una diretta conseguenza, trasformare gli ostacoli in opportunità di crescita da sfruttare, uscire dalla critica e dal giudizio, realizzare che ogni evento della vita è denso di significato e nulla ci accade a caso.
Integrando il programma di studi con queste materie si consente ai giovani di entrare nel mondo del lavoro con i mano degli strumenti concreti per giocarsi al meglio le proprie carte, anziché, come avviene oggi, venire gettati nel mercato come degli sprovveduti ignari di quelle fondamentali regole che muovono il denaro, la comunicazione… e la vita in generale.
ESEMPI DI NUOVE SCUOLE

Istituto di naturopatia
Questo è un istituto di nuova concezione, in quanto esistono già delle scuole di naturopatia, le quali però non fanno ancora parte dei corsi di studio ufficiali. Oltre alle materie classiche (letteratura italiana, lingue straniere, ecc.) verranno proposte le seguenti materie: alimentazione naturale, terapie essene e lettura dell’aura, Shiatsu, Riflessologia, anatomia, anatomia sottile, fisiologia, medicina cinese, Ayurveda, omeopatia, floriterapia, elementi di chimica.
Il triennio iniziale è uguale per tutti, mentre negli ultimi due anni del quinquennio lo studente può specializzarsi solo in alcune di queste discipline, nell’ambito delle quali eserciterà poi la sua professione. Il corso di studi potrà essere integrato, a discrezione del professore responsabile del corso, e su indicazione degli studenti, con interventi di esperti esterni che approfondiranno alcuni temi (Reiki, Iridologia, Fisiognomica, Digiunoterapia, Alchimia e Spagiria, Erboristeria, Medicina di Hamer, Ipnosi, ecc.)

L’IFOPA (Istituto per la Formazione degli Operatori della Pubblica Amministrazione)
Il fine di questa scuola è fornire un’educazione specializzata a coloro che vogliono intraprendere la carriera pubblica. Si va dal semplice impiegato al massimo dirigente di un ente pubblico. Oltre a studiare bene tutto il contesto istituzionale nel suo complesso, e non solo le competenze nei limiti del proprio Ufficio, lo studente dovrà essere educato a percepire il suo futuro ruolo come una vera e propria missione, e 8
non più come un mestiere di comodo, dove il burocrate trascorre l’esistenza parcheggiato tra le pieghe dello Stato. La motivazione che spinge un individuo a lavorare nella “cosa pubblica” deve sempre essere improntata al Bene Comune della cittadinanza e non all’immobilismo e alla conservazione della tradizione.
Questo corso di studi prevede una formazione di primo livello, della durata di tre anni, per la preparazione degli impiegati, e una formazione di secondo livello, della durata di cinque anni, per la classe dei dirigenti.

Liceo per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo
Questo è un liceo di nuova concezione che si pone come obiettivo la formazione spirituale dello studente, sia sotto l’aspetto intellettuale che sotto quello pratico. In aggiunta alle materie più classiche (letteratura italiana, lingue straniere, ecc.) verranno proposte le seguenti materie: storia della filosofia esoterica, studio comparato delle religioni, Teosofia (Blavatsky, Bailey, Leadbeater, Powell, ecc.), Antroposofia di Rudolf Steiner, alchimia e magia, Quarta Via di Gurdjieff, psicologia transpersonale, Programmazione Neuro Linguistica.
Il triennio iniziale è uguale per tutti, mentre negli ultimi due anni del quinquennio lo studente può specializzarsi solo in alcune di queste discipline, nell’ambito delle quali eserciterà poi la sua professione di insegnante. Il corso di studi potrà essere integrato, a discrezione del professore responsabile del corso, e su indicazione degli studenti, con interventi di esperti esterni che approfondiranno alcuni temi (Sciamanesimo, Tantra, Esegesi dei Vangeli, Costellazioni Familiari, Advaita Vedanta, ecc.).

2. FORMAZIONE INSEGNANTI
Durante i miei nove anni alle scuole superiori non sono riuscito a insegnare niente ai miei professori! Bertolt Brecht, drammaturgo
Chi è l’insegnante nel nuovo sistema educativo?
Al centro del nuovo modello educativo non viene più posto il programma di studi, bensì l’insegnante, la figura del Maestro. Mentre nel vecchio modello scolastico il programma era l’aspetto essenziale e poteva essere portato avanti da chiunque (a un certo punto si è addirittura ipotizzata la sostituzione dell’insegnante con un robot), poiché l’importante era che alla fine del ciclo scolastico l’allievo sapesse ripetere a memoria un certo numero di nozioni, in futuro sarà invece centrale la figura dell’essere umano che aiuterà gli allievi a divenire a loro volta essere umani completi. L’autentico educatore non inserisce dati dentro dei cervelli, ma tira fuori (e-ducere=condurre fuori) da ogni studente il meglio di quanto costui possiede al suo interno in termini di qualità e capacità, in maniera da indirizzarlo nei suoi futuri anni di vita.
Il Maestro è sempre un individuo fortemente motivato e consapevole del fatto che per diventare realmente “maestri” occorre innanzitutto un costante impulso all’autoeducazione personale. Quella dell’insegnante è una missione carica di responsabilità e non può essere portata avanti come un qualunque altro lavoro, solo 9
per guadagnare uno stipendio. In realtà nessun lavoro dovrebbe essere svolto con questo spirito. In futuro, perché tale sistema educativo possa davvero funzionare, bisognerà mettere l’accento sulla preparazione umana – quindi anche corporea, emotiva, morale e spirituale – dell’insegnante e non unicamente sulle sue capacità intellettuali. Il Maestro deve tornare a essere il modello di vita degli studenti e non solo un dispensatore di nozioni e relativi giudizi di merito, dove il suo status morale e spirituale non riveste alcuna importanza ai fini della trasmissione delle nozioni.

Progetto di formazione insegnanti
Per passare dal vecchio sistema educativo al nuovo, è necessario preparare gli insegnanti certificandoli per mezzo della frequenza di uno specifico corso di perfezionamento della durata complessiva di otto mesi. Questo è il Corso per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo, capace di rivoluzionare le modalità educative degli insegnanti. All’interno del corso vengono trattati temi come: Consapevolezza di sé, meccanicità dei comportamenti umani, tecniche di Comunicazione Consapevole, gestione dello stress, risoluzione dei conflitti, tecniche di PNL, capacità di vivere nel Qui-e-Ora, non-giudizio, Legge dello Specchio, non-attaccamento, gestione dell’immaginazione negativa, gestione delle emozioni negative, ecc.

Il progetto viene rivolto a quattro categorie differenti:
a) A chi sta già svolgendo la professione di insegnante si propone di seguire, parallelamente al suo lavoro, un corso di perfezionamento da svolgersi settimanalmente in orario serale e che consiste nel Corso per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo, articolato in 22 lezioni di circa due ore ciascuna. Il corso si sviluppa lungo otto mesi, da Ottobre a Maggio, e l’esame finale serve a ottenere la certificazione di appartenenza di quell’insegnante al nuovo modello educativo.
b) Al neolaureato che è in attesa di intraprendere la professione di insegnante, si propone il medesimo corso di 22 lezioni e la relativa certificazione.
c) Lo studente che, terminate le scuole superiori, si iscrive in una qualunque facoltà universitaria, nel momento in cui manifesta il desiderio, può iscriversi al Corso per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo e frequentarlo parallelamente al suo corso di studi, in maniera da essere pronto, una volta ottenuta la laurea, a insegnare la sua materia secondo il nuovo modello educativo. Si tenga conto che, data la sua natura – non nozionistica, ma esperienziale – la certificazione va confermata ogni tre anni per mezzo della ripetizione dell’intero corso, per cui allo studente universitario non conviene certificarsi troppo in anticipo rispetto alla data prevista per il conseguimento della laurea e l’inserimento nel mondo del lavoro.
d) Allo studente che si iscrive alle scuole superiori sarà data in futuro la possibilità di frequentare il Liceo per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo, al termine del quale si diventa istruttori del Corso per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo oppure insegnanti di talune materie all’interno dello stesso Liceo.
La novità assoluta del nuovo modello educativo consiste proprio nel rivolgere all’insegnante la proposta di un cammino di crescita personale, con il fine di conoscere meglio se stesso prima di tentare di conoscere l’altro, onde evitare di guardare agli allievi attraverso il filtro dei propri meccanismi psicologici. L’autentica educazione è un atto che si compie per mezzo dell’esempio più che attraverso il passaggio di informazioni, per questo è importante che gli insegnanti si rendano per primi più consapevoli e più soddisfatti della propria vita, affinché possano esprimere appieno la propria Umanità e farsi modelli delle migliori qualità, anziché esempi di frustrazione e insoddisfazione.
Un nuovo paradigma
La filosofia meccanicistica, dicotomica e frammentata, predominante da secoli nella civiltà occidentale, condiziona anche le proposte educative, nell’ambito delle quali viene costantemente operata una separazione tra individuo e ambiente esterno, mente e corpo, testa e cuore.
Il nuovo paradigma, emergente anche in ambito scientifico, opera attraverso una comprensione unitaria dell’esistenza e presta attenzione all’interdipendenza tra gli esseri viventi e fra questi e l’ambiente, giungendo ad annullare la separazione tra la coscienza dell’individuo e l’ambiente che lo circonda, il quale, nell’ambito del nuovo paradigma, risulta essere ampiamente influenzato dal modo di pensare dell’essere umano.
La realtà esterna identificata come specchio di ciò che siamo interiormente risulta essere l’assunto principale del paradigma conoscitivo emergente in questi ultimi decenni.
Sulla base di queste premesse si evince l’importanza di fornire all’insegnante del nuovo modello educativo un contesto di formazione teorica e pratica di ampio respiro, capace di contemplare al suo interno e veicolare efficacemente questa nuova visione della realtà, figlia del paradigma emergente.
Nel nuovo modello educativo si pone l’accento sulla preparazione dell’insegnante come essere umano completo, in grado di ritrovare il valore e la responsabilità del suo ruolo nel cammino che accompagna bambini e ragazzi verso la piena realizzazione di se stessi come esseri completi.
Il nuovo insegnante avrà cura dei ritmi personali di apprendimento, evidenziando i talenti insiti in ogni studente, al fine di permettere la piena espressione del potenziale del singolo e di questo in relazione alla classe.
Per permettere questo cambio di rotta è necessario migliorare la preparazione degli insegnanti del futuro, e integrare quella dei docenti che già operano.

“Diventa il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.”
Gandhi

3. BISOGNI SPECIALI
“Gli esseri umani nascono ignoranti, ma non stupidi. Li rende tali l’educazione. Claude-Adrien Helvétius” filosofo
I bambini disabili
Nel nuovo modello educativo la disabilità viene vista come una possibilità di arricchimento per l’esperienza di vita della persona disabile così come per coloro che la circondano. È importante far sperimentare e convivere i bambini con la diversità e le varie forme di disabilità. Altrettanto fondamentale sarà educare i bambini disabili a trovare le proprie risorse dentro di sé, imparare a lavorare sui propri talenti e capacità (è importante cosa SO fare, non cosa NON POSSO fare) invece di identificarsi con le proprie difficoltà. Educare contemporaneamente i compagni non disabili a relazionarsi alla pari, ad aiutare in prima persona il compagno disabile.
Negli altri paesi del mondo l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità è gestita in percentuali variabili tra integrazione totale (a cui si avvicina il modello italiano, in cui tutti i bambini disabili, indipendentemente dalla loro specificità, vengono inseriti nella scuola pubblica) e inserimento in scuole specializzate, dove la didattica è interamente costruita attorno alla specifica disabilità, ma non c’è l’incontro con alunni ordinari. Secondo noi è possibile trovare una via intermedia secondo la quale la persona disabile può frequentare una scuola specializzata per le esigenze della sua disabilità (il motivo principale per cui in Italia l’inserimento nella scuola pubblica è totale, è la non volontà di trovare i fondi per allestire scuole specializzate) e al contempo venire inserita in una classe pubblica. In quest’ottica l’insegnante di sostegno, laddove necessaria, svolgerà una funzione di “ponte” fra le due differenti realtà nelle quali il bambino realizzerà il suo percorso di crescita.

I bambini iperdotati
Per i bambini iperdotati, anche detti “ad altissimo potenziale intellettivo”, paradossalmente, il principio è lo stesso che vale per i bambini disabili, ossia la possibilità di frequentare sia la scuola pubblica, dove avviene l’incontro con bambini mediamente dotati – che risulta sempre arricchente per entrambe le parti – sia una scuola specializzata all’interno della quale il bambino può confrontarsi alla pari con altri iperdotati (circa il 3% della popolazione infantile) e può trovare gli strumenti necessari per procedere, nell’apprendimento, alla velocità che gli è più consona. È semplicemente assurdo che vengano dedicati molto tempo ed energie a non far sentire troppo a disagio i bambini disabili, mentre vengono totalmente trascurati i bisogni della categoria opposta, dalla quale può dipendere il futuro di una nazione. La ricerca scientifica mostra che la depressione è significativamente più frequente nei bambini intellettualmente iperdotati rispetto ai loro coetanei, in quanto in una normale scuola pubblica si sentono “castrati”.

4. RAPPORTI SCUOLA-FAMIGLIA
“L’educazione è una bella cosa; tuttavia è bene ricordare, almeno una volta tanto, che nulla di ciò che veramente conta di conoscere può essere insegnato.” Oscar Wilde, scrittore

Introduzione

Come abbiamo visto nelle precedenti sezioni, il nuovo, seppur antico, concetto di educazione (e-ducere: condurre fuori) scardina completamente l’impostazione didattica e organizzativa del sistema scolastico attualmente in uso in Italia.
Gli insegnanti, così come i genitori, devono prendere consapevolezza e assimilare, loro in primis in quanto adulti, questo nuovo approccio alla crescita del bambino, favorendo lo sviluppo del suo essere a 360°. Questo è il senso dei corsi di perfezionamento e della relativa certificazione di cui abbiamo parlato in precedenza.
Le famiglie spesso non sono consapevoli delle dinamiche con cui viene svolta l’attività scolastica, in quanto si interessano agli aspetti superficiali, basando le loro conclusioni su ciò che più sembra contare: il voto finale.
La scuola, in quanto istituzione educativa, può offrire delle opportunità di crescita anche ai genitori dei ragazzi, coinvolgendo le varie cellule dell’organo chiamato famiglia.
Il contributo dei genitori incoraggia il coinvolgimento scolastico dei ragazzi. È fondamentale l’esistenza di un dialogo costante e un’intensa collaborazione da parte di entrambe le parti: casa e scuola. L’atteggiamento che i genitori pongono verso la scuola influisce su quello che viene poi assunto dai ragazzi nei confronti del proprio percorso scolastico. È molto importante che essi si sentano appoggiati da adulti che non percepiscano essi stessi la scuola semplicemente come un inevitabile fastidio.
Costruire buone relazioni è molto importante, sia da parte dei docenti che da parte dei genitori. Essendo questi ultimi un punto di riferimento molto importante per i loro figli, essi devono essere resi partecipi dell’attività scolastica da parte degli insegnanti, che dovranno garantire loro la possibilità di avvertirne il significato, l’influenza e gli obiettivi comuni a lungo termine che potranno essere raggiunti grazie a una collaborazione fattiva.
Il ruolo della famiglia va potenziato da parte della scuola, che deve aprire le proprie porte e chiarire l’obiettivo comune: la realizzazione dei ragazzi come persone Consapevoli di sé stesse, in grado di essere felici, usando tutte le loro potenzialità a partire dalla sfera fisica per giungere a quella spirituale, divenendo individui di 13
successo in grado di scegliere e creare il proprio Presente.
“La collaborazione educativa tra scuola e famiglia è, quindi, un punto di forza irrinunciabile per dare ai ragazzi le massime opportunità di sviluppo sereno e armonioso.
È necessaria la ricerca di correlazione tra le differenze, una carica di umiltà per saper sempre ridimensionare i nostri confini, per accogliere e sup-portare chi non è subito in sintonia.
La scuola in trasformazione e la coppia genitoriale in evoluzione auto-educativa; entrambe richiedono spazi essenziali al fine di poter compiere fino in fondo i propri itinerari di senso.”
Letizia Moratti

Si deve puntare sul gioco di squadra, stabilendo dei punti cardine di collaborazione. Instaurare relazioni di fiducia. Bisognerebbe mirare alla percezione, da parte degli studenti, della scuola non come ambiente ostile e ostacolante ma come un secondo luogo di crescita sociale, susseguente ma non secondario alla propria casa.

“Talvolta pensiamo di essere più inefficaci, più deboli di quanto siamo. Secondo me il cuore dei ragazzi e dei bambini é sempre pronto ad aprirsi a un adulto efficace.
Dobbiamo ritrovare il significato delle cose che andiamo a fare, la nostra vita si deve arricchire di significati, credo che quello che facciamo con significato ci torna indietro, ci dà benessere, ci arricchisce.
Dobbiamo poter ritrovare il senso di quello che facciamo.
La sinergia fa rimettere in moto delle cose che si sono perse, che non ci sono più, come le famiglie, anche noi insegnanti dobbiamo poter ritrovare le risorse.
I ragazzi hanno bisogno di vedere che gli adulti stanno lavorando per il loro futuro.”
Rita Grazia Ardone

Metodi pratici

* Inizialmente, per facilitare la comunicazione tra ragazzi, insegnanti e genitori, si può pensare all’inserimento di uno o più mediatori scolastici, una figura che tesse legami e mette in comunicazione questi tre differenti mondi.
A volte l’impatto troppo diretto ostacola la comprensione, mentre una figura neutrale rappresenta l’opportunità di un punto di vista esterno volto al raggiungimento di soluzioni senza troppe discussioni superflue.
Queste figure aprono un varco nell’incomunicabilità per poi dissolversi a risultato raggiunto.

* Organizzazione di attività extra-scolastiche ludiche che prevedono momenti di condivisione e divertimento, favorendo l’espressività dei ragazzi in relazione con tutti gli insegnanti, permettendo a questi ultimi di conoscere i loro allievi passando un po’ di tempo con loro e individuando le loro qualità al di fuori del classico “banco di scuola”.

* Organizzazione di attività di formazione continua per insegnanti e genitori su temi come l’educazione, la crescita, la famiglia, la società, ecc… Qui si configura la possibilità per l’insegnate di certificarsi per mezzo di un Corso per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo. 14

* Organizzazione di assemblee genitori-insegnanti dove gli uni informino gli altri della situazione della classe, degli obiettivi raggiunti e di quelli prossimi, delle attività svolte in aula e da svolgere a casa per facilitare i processi di apprendimento dei ragazzi, informazioni, idee, perplessità …

* Creazione di “gruppi genitoriali” che partecipano attivamente all’attività scolastica promuovendo la responsabilità e il miglioramento continuo delle scuole.

* Proporre degli argomenti da affrontare in famiglia (società, cultura, individualità, responsabilità, crescita interiore, ecc …) e sostenere i genitori nel caso in cui non sappiano come farlo. Qui si configura la possibilità anche per i genitori di frequentare un Corso per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo pensato per la famiglia anziché per il corpo insegnanti.

* Stabilire un solo insegnante come punto di riferimento per i colloqui trattanti il percorso scolastico dell’alunno con i rispettivi genitori. L’insegnante in questione verrà fornito da parte dei docenti delle altre discipline, attraverso un breve incontro e la consegna di una relazione, di tutte le informazioni a tal riguardo ed esplicherà ai genitori il cammino che il ragazzo sta compiendo, arricchito dal punto di vista di ciascun educatore. Per problemi particolari riguardanti una delle parti (genitori – insegnante) ci si potrà rivolgere al mediatore scolastico, il quale provvederà ad applicare le sue conoscenze per affrontare al meglio la situazione.

L’educazione d’un ragazzo è un percorso che unisce e coinvolge tutti i membri del nucleo familiare. Può essere occasione di approfondimento dei legami, di soluzione delle incomprensioni anche all’interno del nucleo familiare stesso, di crescita individuale e collettiva.

5. RAPPORTI SCUOLA-LAVORO
L’educazione non è ciò che il maestro dà, ma è un processo naturale che si svolge spontaneamente nell’individuo umano; essa non si acquisisce ascoltando delle parole, ma per virtù di esperienze effettuate nell’ambiente. Il compito del maestro non è quello di parlare, ma di preparare e disporre una serie di motivi di attività culturali in un ambiente appositamente preparato. Maria Montessori, pedagogista
Oltre al compito educativo, con il progredire dell’età degli alunni la scuola ha anche un compito “formativo” a livello professionale, nel preparare gli studenti all’ingresso nel mondo del lavoro.
Questo compito attualmente viene espletato senza tenere realmente conto di attitudini e talenti del ragazzo e con modalità di stampo puramente nozionistico-teorico, senza quindi un effettivo collegamento degli insegnamenti con la realtà economico-produttiva e con la realtà quotidiana.
Seppure negli ultimi anni qualche tentativo è stato fatto per avvicinare i ragazzi al mondo del lavoro attraverso la possibilità di partecipare a uno stage in azienda, siamo ancora molto lontani dall’obiettivo. Nella visione di un nuovo modello educativo, l’insegnamento in classe, la messa in pratica e l’esperienza sul campo, devono essere strettamente connessi tra loro, stimolando riflessione ed espressione creativa, e non risultare una mera appendice.
Per quanto riguarda i talenti e le attitudini personali del ragazzo, come si è visto già nella sezione Didattica, la scuola ha il compito di stimolare e facilitare l’espressione degli stessi, perciò se è stato fatto un buon lavoro negli anni precedenti, avvicinandosi al momento della scelta di un indirizzo di studi per una futura professione, il ragazzo si avvierà con naturalezza verso ciò che più corrisponde all’espressione di sé.
Sotto questo aspetto è necessario che, a monte, a livello culturale-sociale, si sgombri il campo da quella sottile divisione di rango che al giorno d’oggi ancora insiste tra licei e istituti tecnici o professionali, tra professioni “di prestigio” e professioni cosiddette “umili”. In questo senso anche le famiglie dovranno essere stimolate e supportate nel rivedere proiezioni e aspettative nei confronti dei figli. Il nuovo messaggio che deve passare può essere riassunto in questa affermazione: ciò che fornisce dignità a un mestiere è la passione con la quale esso viene svolto. Nessun mestiere è dignitoso se non viene sentito nel Cuore ed è svolto con il solo fine di portare a casa uno stipendio.

Detto questo vediamo come potrebbero essere impostati i rapporti Scuola-Mondo del Lavoro, nella visione di un nuovo modello educativo.
Obiettivi

consentire ai ragazzi un primo approccio con il mondo del lavoro;

sperimentare sul campo, in particolare per quanto riguarda le materie tecniche, ciò che viene insegnato sui banchi di scuola;

consentire ai ragazzi di sperimentare se un certo tipo di attività può essere affine alle proprie attitudini e caratteristiche personali (carattere, talenti, aspirazioni, ecc.);

consentire alle aziende di conoscere da vicino dei giovani che in futuro potrebbero entrare a far parte del proprio organico;

consentire ai ragazzi di guadagnare un primo stipendio;

stimolare e facilitare nei ragazzi eventuali capacità imprenditoriali;

sviluppare nei ragazzi l’impegno, il senso di responsabilità e il valore insito nel dare il proprio contributo fattivo.
Quali aziende? Quali scuole?
Per quanto riguarda gli istituti professionali e gli istituti superiori che rilasciano diplomi di maturità tecnica, è necessario che si possa fare l’esperienza all’interno di aziende che svolgono un genere di attività inerente le materie studiate a scuola.
Per evitare che l’azienda ospitante usi lo studente in stage semplicemente come un “galoppino” o lo releghi in un angolo senza insegnargli nulla, è necessario che l’inserimento in stage sia ben regolamentato e risulti appetibile sia per lo studente che per l’azienda.
Pertanto possiamo ipotizzare che:

lo stage sia a costo zero per l’azienda;

l’azienda sia obbligata per legge a ospitare annualmente un certo numero di studenti in stage;

l’azienda riceva un contributo economico da parte dello Stato o attraverso i Fondi Europei per il tempo di formazione che dedica allo studente;

agevolazioni fiscali per l’azienda che assume uno stagista al termine del periodo di stage;

una piccola parte delle ore di stage possano essere effettivamente utilizzate dall’azienda per far eseguire allo studente lavori non particolarmente qualificati (esempio: fare l’archivio, riordinare il magazzino,ecc.);
Il periodo trascorso in azienda potrebbe essere così suddiviso:

30% affiancare uno o più dipendenti osservando il loro lavoro e coadiuvando ove richiesto;

40% ricevere spiegazione e formazione teorica, da mettere poi in pratica sotto la supervisione del personale aziendale;

30% piccoli lavori non qualificati, i quali rivestono comunque una certa importanza ai fini della formazione sia professionale che di vita.
Naturalmente al ragazzo andrà corrisposto un “assegno di stage”, la cui spesa sarà a carico dello Stato o dei Fondi Europei per la Formazione.
Lo studente in stage dovrà compilare giornalmente un diario che illustra come ha impiegato il suo tempo in azienda. Questo serve a monitorare che non avvengano abusi da parte dell’azienda. A fine periodo dovrà stilare una breve relazione contenente la sua valutazione dell’esperienza: ciò che ha appreso, come si è trovato, quanto si sente incline a quel tipo di lavoro ed eventuali intuizioni creative emerse dall’esperienza.
Anche l’azienda terrà un registro analogo e compilerà una relazione finale con i suoi commenti sull’esperienza e sulle attitudini dimostrate dallo studente.
Queste relazioni andranno presentate al tutor scolastico, che ha il compito di seguire il percorso formativo del ragazzo, offrire supporto in caso di necessità, e tenere i rapporti con le aziende ospitanti.
Con riferimento alla didattica
La scuola è anche il luogo in cui i ragazzi vengono stimolati a sviluppare i propri talenti e la propria creatività; è dunque prevista – e fortemente incentivata – la possibilità che al termine del percorso scolastico i giovani vogliano avviare un’attività in proprio.
Per cui un nuovo modello scolastico deve prevedere negli ultimi anni delle superiori anche la simulazione pratica dell’avviamento di un’impresa o un esercizio commerciale.
Questa attività pratica si potrebbe svolgere in maniera interdisciplinare, suddividendo gli studenti in gruppi di lavoro, seguiti dai docenti di differenti materie. La simulazione della creazione e della gestione dell’attività in proprio deve essere quanto più possibile attinente alla realtà, muovendosi dall’apertura di una partita Iva per giungere alle problematiche inerenti la gestione dei rapporti con clienti e fornitori.
Linee guida della simulazione di un avviamento d’impresa
– Si definisce insieme a quale tipo di attività ci si vuole dedicare; il progetto può riguardare un genere di attività già esistente oppure un’idea totalmente innovativa, prestando attenzione a rimanere nell’ambito di quanto concretamente realizzabile nel mercato.
Quindi si analizzano i passi necessari:
– Come si deposita il brevetto di un nuovo prodotto? Qualcuno si occuperà di condurre una ricerca su internet, stampare la modulistica e, se necessario, recarsi all’ufficio preposto per chiedere ulteriori informazioni. Quindi si compila insieme la modulistica.
– Quali costi di start up bisogna affrontare? C’è la possibilità di ottenere delle sovvenzioni dallo Stato o dall’Unione Europea?
– Quale formula giuridica si vuole adottare? Ditta individuale, srl, snc, sas, ecc. Si faranno ricerche su vantaggi e svantaggi inerenti le varie possibilità, dopo di che insieme si definisce quale tipo di società.
– Quali sono le procedure burocratiche per aprire l’attività? Sono necessarie delle Licenze e/o delle abilitazioni particolari?
– Che nome dare a questa nuova azienda? Definizione del marchio e del logo.
– Quali macchinari e/o attrezzature sono necessari? Dove si acquistano? Quanto costano?
– È necessario assumere del personale? Quanti addetti e con che funzioni? Quali sono i costi? Quali sono le procedure per l’assunzione?
– Come immettere il prodotto sul mercato? A chi è diretto principalmente il prodotto? Come si definisce il prezzo di vendita all’utenza? Quali canali utilizzare per farlo conoscere? Definizione della campagna di marketing.
E così via…

Completata questa fase iniziale, nel corso dell’anno, un giorno alla settimana, si porta avanti il “gioco” di simulazione dell’andamento aziendale sorteggiando dei cartellini di “imprevisti” e “probabilità” (nello stile del Monopoli) nei quali si propone alla classe un evento che può essere positivo o negativo, quindi il gruppo elabora le strategie per affrontarlo. Ad esempio: si è ottenuta un’importante commessa da un nuovo paese estero e bisogna aprire una filiale, oppure un grosso cliente è insolvente e l’azienda è in crisi di liquidità.
Questo risulterà un tirocinio utile per prepararsi ad affrontare con meno ansia e più creatività gli imprevisti da mettere in conto quando si decide di diventare imprenditori. Tale attività didattica, vissuta come un “gioco” di gruppo, porta i ragazzi a familiarizzare con la realtà del mondo imprenditoriale, senza più sentirlo ostico e lontano. Spesso un giovane opta per un’occupazione da dipendente anziché affrontare il mondo dell’imprenditoria solo perché è vittima di una deficienza culturale che lo porta a percepire come più comoda e sicura la situazione lavorativa del dipendente, nonostante i dati oggettivi manifestino chiaramente il contrario.

Anche coloro che alla fine decideranno per un lavoro da dipendenti potranno trarre vantaggio da queste simulazioni, in quanto comprenderanno meglio cosa si muove dietro la realtà imprenditoriale. Il che li porterà da una parte a svolgere il proprio lavoro con maggiore soddisfazione, avendo acquisito una visione d’insieme dei vari comparti aziendali, e dall’altra a sanare almeno in parte la frattura culturale e sociale che attualmente vede ancora imprenditore e dipendente come figure in contrapposizione. Non da ultimo, oltre a sviluppare la creatività individuale, tale lavoro di simulazione favorisce la capacità di lavorare in team: la cooperazione al posto della competizione, anche fra imprenditore e dipendente.
Sarebbe auspicabile che venissero erogati dei finanziamenti per i gruppi di lavoro che al termine della formazione scolastica decidessero di avviare davvero il progetto aziendale pensato all’interno della simulazione.
È auspicabile che nell’arco degli ultimi 3 anni delle scuole superiori, la scuola inviti periodicamente degli imprenditori/professionisti/artisti che hanno realizzato con successo il proprio sogno, per raccontare agli studenti la propria esperienza e rispondere alle loro domande. Sarebbe bene che tra gli invitati ci fossero anche i giovani che dopo aver frequentato quella stessa scuola sono riusciti a realizzare il loro sogno d’impresa.

6. INFRASTRUTTURE
L’educazione dovrebbe passare dall’essere uno strumento che riproduce la società che abbiamo, al diventare uno strumento di promozione dell’evoluzione. Bisognerebbe smettere di usare l’educazione come sistema di indottrinamento o di reclutamento per questa società. C’è un elemento dispotico: si utilizza la scuola per addomesticare. Dovremmo utilizzare la scuola per formare esseri integri.
Claudio Naranjo, psichiatra
Un’innovazione scolastica, sia didattica che organizzativa, richiede anche una riprogettazione strutturale degli edifici scolastici secondo principi di bioarchitettura ed ecocompatibilità.
Il nuovo edificio scolastico, dovrà essere un centro polifunzionale, finalizzato all’accrescimento culturale della comunità e in relazione con essa e con i servizi offerti dal territorio: strutture sportive, centri ricreativi, biblioteche, botteghe di artigianato, spazi verdi, fattorie, ecc…
In quanto elemento cardine di ogni comunità, la nuova struttura scolastica deve essere capace di fare da esempio per tutte le altre strutture. Sarà realizzata con l’utilizzo di materiali naturali e prendendo atto di tutti quegli elementi che concorrono al raggiungimento della condizione ottimale sotto l’aspetto della sicurezza, della salubrità, del confort e del risparmio energetico, senza trascurare la qualità architettonica.
Stilisticamente adattata al contesto, la nuova scuola possiede spazi esterni (luoghi didattici all’aperto) e interni che si compenetrano, coerenti con le innovazioni tecnologiche digitali e secondo le nuove modalità didattiche. Ricordiamoci che in accordo con le proposte didattiche del nuovo modello educativo (vedi sezioni precedenti) sarà indispensabile la presenza di giardini e orti di cui gli alunni stessi si prenderanno cura nell’ambito delle loro attività quotidiane.
Superate le tradizionali aule rettangolari, spoglie e prive di un qualsiasi segno di identità, che riflettevano un codice comunicativo di tipo unidirezionale, i nuovi spazi educativi saranno confortevoli e accoglienti, ma soprattutto flessibili e versatili, in grado di consentire modi diversi di abitazione e usabilità. L’ideale è rappresentato da uno spazio modulare adatto sia per attività individuali che di gruppo, facilmente suddivisibile e intercomunicabile anche visivamente con gli spazi limitrofi attraverso semplici porte.
Lo spazio laboratoriale sarà invece ben identificato, perché luogo che offre le attrezzature e le risorse idonee agli obiettivi che si vogliono raggiungere; può essere uno spazio legato al lavoro manuale o alla ricerca, che richiede attrezzature molto specializzate oppure un ambiente idoneo alle attività espressive: musica, danza, modellato, ecc. Può essere suddiviso in spazi più piccoli oppure ampliato, in base alle attività da svolgere.
La nuova struttura scolastica dovrà inoltre offrire a coloro che la frequentano aree informali, ricreative, dove potersi rilassare, parlare, giocare o dormire, fornite di arredi, acustica e illuminazione idonei.
Anche la preparazione dei pasti può avvenire in una cucina interna alla scuola e può favorire una opportuna educazione alimentare con l’organizzazione di corsi la cui frequenza può essere aperta anche ai genitori e al corpo docenti. Deve quindi essere previsto uno spazio per il pranzo, all’interno oppure all’aperto nella bella stagione.
Gli spazi a cielo aperto sono fondamentali per la creazione di un ambiente gradevole e vivibile, per influenzare positivamente i processi di apprendimento e per stimolare l’educazione alla socialità e il rispetto della natura. Dovranno essere estremamente curati e attrezzati con prati, alberi, pergolati, gazebo o tettoie.
Infine, l’atrio di questa nuova struttura sarà il punto d’accoglienza e d’incontro tra la scuola e l’ambiente esterno, un luogo di scambio di informazioni circa le attività programmate fruibili anche dalla comunità.

 

PIN – Partito Italia Nuova

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