La legge di Murphy è la prova tangibile del nostro continuo tentativo di auto sabotarci, e la risposta alla domanda “perché non riesco a far funzionare la le legge d’attrazione?”

Non sono un esperto di legge d’attrazione, ma sono  un osservatore interiore, e in quanto tale voglio esporvi qui quanto ho notato. Non ho risposte, ma ho da porvi degli spunti ai quali ognuno troverà le proprie riflessioni e risposte.

La legge di murhy, leggenda metropolitana o meno, esiste in modo innegabile nella testa delle persone. Si è diffusa di bocca in bocca grazie ai consensi che ha trovato tra la gente comune che, alla ricerca di una motivazione alle ingiustizie di tutti i giorni, sa spesso cogliere innegabili coincidenze, valorizzando ancora più spesso, quelle avverse, e trovando conferme nell’altrui esperienza durante un aperitivo o una cena.

La legge di Murphy dice che “se qualcosa può andar storto andrà storto sicuramente”,  beh, come dargli torto, con la sfiga che abbiamo! Ed è proprio il consenso che anche noi gli stiamo dando, donandogli la nostra energia, che ci priva della possibilità di ottenere ciò che vogliamo veramente, perché è più facile trovare la scusa della sfortuna e “che le cose vanno così, che ci vuoi fare” in un misto di solidarietà tra sfortunati piuttosto che assumersi la responsabilità di un proprio possibile fallimento. Non osare permette di non fallire, ma ci condanna ad una mediocrità che ogni giorno ci allontana dalla felicità facendoci affondare nelle sabbie mobili dell’autocommiserazione.

“Fare” è l’antidoto. “Ammettere” che, se veramente crediamo di essere noi a creare la nostra realtà, lo stiamo facendo anche quando non siamo presenti a noi stessi, e se non siamo presenti a noi stessi indovinate un po’ chi è che decide come utilizzare quell’energia? Eh già… sempre lei, la nostra coprotagonista e compagna di giochi: la macchina biologica. Ogni energia, inclusa quella della legge d’attrazione, se non viene usata dal nostro sé (cioè quando non siamo in uno stato di presenza), viene usata dalla macchina biologica che fa delle scelte basate sulla paura e sulla sopravvivenza. E osare non è propedeutico alla sopravvivenza, a meno che non ci si trovi in uno stato di emergenza; la cosiddetta situazione “di vita o di morte” (cosa che non capita spesso nella nostra società nel XXI secolo).

Il nostro tentativo di utilizzare la legge di attrazione è fallimentare, quindi, perché è come cercare di domare un cavallo le cui redini sono tenute da qualcun altro, i cui fini sono ben diversi dai nostri.

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