ALCHIMIA QUOTIDIANA: OGNUNO SUONA LA SUA MUSICA

Ognuno suona la sua musica.
E’ sacro il diritto di essere ciò che si è.
E’ sacro il diritto di sentirsi sereni nell’essere ciò che si è, anche quando si è fatti in un modo particolare che può risultare faticoso da sostenere per gli altri.
Se ciò accade, molto probabilmente è perché si possiedono caratteristiche meno frequenti statisticamente, nella maggioranza delle persone, e si rischia dunque di infastidire poiché si è diversi, in secondo luogo perché si proietta sugli altri la paura di non essere ‘degni, giusti, amabili’ che deriva spesso dai rimproveri e dalle critiche subiti nell’infanzia, l’inconscio tenta così di portare alla luce una nuova possibilità di liberazione. Liberarsi della paura del giudizio altrui è liberarsi dal nostro stesso giudizio.
E’ un dolore preciso quello di non sentirsi accettati per ciò che si è, ne fa una spiegazione magistrale il caro Alessandro Baccaglini in un post dal titolo ‘Le donne difficili da amare’ che consiglio di leggere per approfondimento (lo si trova sulla mia pagina facebook e anche sulla sua).
La ‘sindrome da lapidazione’ colpisce non soltanto le donne ma anche le persone più ‘deboli’ come i bambini o gli uomini più sensibili ed in generale le anime ingenue e a cuore spalancato.
Non è vero che si è arroganti per cattiveria: si diventa invece aggressivi per difesa, dopo aver ricevuto milioni di pietre addosso. Non si attacca. Non veniva nemmeno in mente l’eventualità di attaccare, ma quando il sangue inizia a colare dalla pelle e dal cuore… ci si stufa e ci si difende.
Bisogna schivarle, quelle fottute pietre.
Non bisogna rispedirle al mittente, poiché si ritorna allo stato di coscienza da vecchio testamento e legge del taglione, non ha alcun senso sobbarcarsi l’ulteriore peso del rancore verso i propri persecutori.
Ha senso invece amare i propri nemici perché rende liberi.
Amare i nostri nemici significa non portare loro rancore, schivare le pietre e soprattutto non credere ai nostri accusatori.
Non dobbiamo più credere ai nostri accusatori.
Eravamo anime sensibili ed ingenue, ci ponevamo a cuore spalancato e generoso nei confronti del mondo, eravamo troppo esuberanti ed alcune nostre caratteristiche davano fastidio poiché minavano lo status quo imperante… e allora siamo stati lapidati.
E’ ora di guarire quella ferita, di uscire dalla buca in cui siamo stati seppelliti vivi e di smettere di considerarci sbagliati così da far smettere gli accusatori di accusarci. Proprio come insegna la legge dello specchio. Iniziamo a sentirci sereni e liberi di essere come siamo, e poi l’esterno sarà costretto a reagire di conseguenza.
E’ il momento di suonare la nostra musica, senza rabbia, senza voler dimostrare nulla a nessuno, per il puro gusto di suonare
Quando diamo ascolto a chi ci vuole diversi, stiamo abdicando al ruolo di sovrani di noi stessi e ciò ci fa perdere la forza di andare avanti, il sorriso, la gioia di vivere…
Quando realizzi che puoi essere ciò che sei… è come un macigno che ti cade dal cuore istantaneamente. Una trasmutazione immediata.
Tutto ciò non significa ovviamente giustificare atteggiamenti nocivi né tantomeno assecondare la pigrizia che ci farebbe smettere di crescere, evolvere, smussare gli angoli.
Per amore della bellezza siamo chiamati a raffinarci: da diamanti grezzi diveniamo via via sempre più brillanti.
Ma senza snaturarci mai: ogni diamante ha il suo personalissimo timbro sonoro, la sua sfumatura di colore e la sua energia.
Se permettiamo che il giudizio altrui soffochi la nostra unicità e la nostra individualità stiamo commettendo un crimine verso l’umanità. Non dobbiamo accontentare nessuno.
Accade che il giudizio altrui ci soffochi, soprattutto se esso deriva da persone che stimiamo e il cui parere ha un grosso peso per noi.
Spesso accade anche tra fratelli di cammino: professiamo il non-giudizio e l’apertura del cuore… e poi i fatti parlano di chiusura, critica e talvolta anche esclusione nei confronti dell’altro.
Il diritto ad avere opinioni è sacrosanto, ma ciò mai deve sfociare in aspra critica.
Ogni volta che stiamo mettendo in luce solo l’ombra di qualcuno e lo facciamo con sentimento di rifiuto, lo stiamo condannando.
Paradossalmente, se io dico a qualcuno che è cattivo, e magari non lo è, egli lo diventerà per difesa, per sostenere quella parola e soprattutto quella vibrazione e quell’energia con cui viene buttata addosso.
Ogni volta che in ambiente ‘risvegliato ed illuminato’ io dico a qualcuno ‘Tu non mi risuoni’ con l’energia del rifiuto e della disistima, sto gettando una pietra.
Dov’è finito il sano buon senso, dove si è smarrita la solidarietà, dove l’umano sostegno e l’accettazione del prossimo così com’è?
Queste cose semplici e preziose si respirano di più nelle piazze di paese tra i cosiddetti ‘terrestri addormentati’ che nei social o tra fratelli di Via.
Gesù diceva che ci riconosceranno da come ci amiamo gli uni gli altri.
A volte invece si arriva al parossismo del lavoro su di sé e si sopportano situazioni aberranti, immersi nella rassegnazione. Si perde il sorriso, si perde la gioia.
Amicizia, coppia, famiglia e professione diventano solo un resistere, un’osservazione fredda, un andare avanti prendendola come un ‘io lavoro su di me e sto male, ma è normale, mi hanno detto che devo accettare tutto’.
Molte delle cose che ci sono state insegnate nell’ambito del lavoro su di sé sono state utili e valide anni fa, forse, ma ora sono vecchie. O magari sono state solo fraintese, o applicate in modo accademico, senza un briciolo di piedi per terra.
Invece c’è un limite che non si può oltrepassare: la gioia.
Se voglio scappare da una situazione sgradita perché mi racconto le bugie e voglio fuggire senza lavorare su di me, faccio bene a restare e a sviluppare volontà, per esempio.
Ma se sono già una persona di volontà e sto perdendo la gioia profonda di fare ciò che faccio, basta.
Il limite è la gioia.
Sii te stesso, e suona la tua musica, costi quel che costi, o non avrai mai vissuto.

 

Tratto da:

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