Category: Riflessioni


“PANPSICHISMO. – Termine filosofico, derivato dalle parole greche πᾶν “tutto” e ψυχή “anima”, e designante perciò in generale ogni concezione che consideri come animata l’intera realtà. Nella sua forma più elementare il panpsichismo coincide con l’animismo (v.), cioè con l’interpretazione, propria del pensiero dei primitivi, di ogni fenomeno naturale come provocato da una volontà consapevole, intrinseca ad ogni oggetto.” [http://www.treccani.it/…/panpsichismo_%28Enciclopedia-Ital…/]

https://www.nbcnews.com/mach/science/universe-conscious-ncna772956

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 La legge di Murphy è la prova tangibile del nostro continuo tentativo di auto sabotarci, e la risposta alla domanda “perché non riesco a far funzionare la le legge d’attrazione?”

Non sono un esperto di legge d’attrazione, ma sono  un osservatore interiore, e in quanto tale voglio esporvi qui quanto ho notato. Non ho risposte, ma ho da porvi degli spunti ai quali ognuno troverà le proprie riflessioni e risposte.

La legge di murhy, leggenda metropolitana o meno, esiste in modo innegabile nella testa delle persone. Si è diffusa di bocca in bocca grazie ai consensi che ha trovato tra la gente comune che, alla ricerca di una motivazione alle ingiustizie di tutti i giorni, sa spesso cogliere innegabili coincidenze, valorizzando ancora più spesso, quelle avverse, e trovando conferme nell’altrui esperienza durante un aperitivo o una cena.

La legge di Murphy dice che “se qualcosa può andar storto andrà storto sicuramente”,  beh, come dargli torto, con la sfiga che abbiamo! Ed è proprio il consenso che anche noi gli stiamo dando, donandogli la nostra energia, che ci priva della possibilità di ottenere ciò che vogliamo veramente, perché è più facile trovare la scusa della sfortuna e “che le cose vanno così, che ci vuoi fare” in un misto di solidarietà tra sfortunati piuttosto che assumersi la responsabilità di un proprio possibile fallimento. Non osare permette di non fallire, ma ci condanna ad una mediocrità che ogni giorno ci allontana dalla felicità facendoci affondare nelle sabbie mobili dell’autocommiserazione.

“Fare” è l’antidoto. “Ammettere” che, se veramente crediamo di essere noi a creare la nostra realtà, lo stiamo facendo anche quando non siamo presenti a noi stessi, e se non siamo presenti a noi stessi indovinate un po’ chi è che decide come utilizzare quell’energia? Eh già… sempre lei, la nostra coprotagonista e compagna di giochi: la macchina biologica. Ogni energia, inclusa quella della legge d’attrazione, se non viene usata dal nostro sé (cioè quando non siamo in uno stato di presenza), viene usata dalla macchina biologica che fa delle scelte basate sulla paura e sulla sopravvivenza. E osare non è propedeutico alla sopravvivenza, a meno che non ci si trovi in uno stato di emergenza; la cosiddetta situazione “di vita o di morte” (cosa che non capita spesso nella nostra società nel XXI secolo).

Il nostro tentativo di utilizzare la legge di attrazione è fallimentare, quindi, perché è come cercare di domare un cavallo le cui redini sono tenute da qualcun altro, i cui fini sono ben diversi dai nostri.

Il veleno è l’antidoto. E’ una vecchia trama di cui, forse, qualcuno si ricorda ancora. Nelle fiabe di qualche decennio fa, e poi anche in alcuni film, questo era un tema ricorrente. La trama si svolgeva più o meno così:

Il/la protagonista veniva indotto/a con l’inganno, oppure gli/le veniva somministrato, il veleno. Iniziava così l’avventura da cui si sviluppava l’intera trama della storia, la quale si concludeva con la scoperta delle scoperte: l’antidoto al veleno non era che il veleno stesso, assunto una seconda volta.

Ma qual’era la differenza tra la prima e la seconda assunzione? La consapevolezza, che trasforma il veleno della vita in guarigione. E anche la comprensione che qualcosa deve per forza portarci nelle vicende della vita che permettono la crescita dell’essere umano.

 

 

02_07_2015

“La critica, anche quella costruttiva, andrebbe fatta solo dopo l’apprezzamento”

02/06/2015

Ci siamo sempre chiesti quale fosse l’utilità del male. Qual’è invece l’utilità del bene? Quello che noi consideriamo “male” è la normale via evolutiva che per milioni di anni la Natura ha utilizzato per evolvere. L’utilità del bene, invece è quella di accelerare il processo evolutivo.

 
Arde, come una bruciatura, nel profondo,
come dopo il fuoco che ha distrutto un mondo.
Il segno di un’altra cicatrice rimarrà,
di un’altra vita che se ne và.
 
Attendo, immobile, ciò che già sento,
non immune al dolore, l’inesorabile cambiamento.
 

“When an attractive woman walks on by and she has the power to raise desire in you it’s almost like she’s taking away something from you. I don’t know what exactly, maybe a little piece of your self-esteem or your pride or your confidence or your honor or your status. And in order to get it back it’s your task to get her to have sex with you.”

Nobody ever said that to me – and they didn’t have to. Because when we started to talk about sex and women as young men it seemed to be everywhere in between the lines: When you’re attracted to somebody they take away your power and to get your power back you have to conquer them. It seemed to be what everybody was thinking without thinking about it. I guess it also works the other way around (with women desiring men), but it seems men are especially prone to this way of thinking.
Well, it’s one way to live your life. But I’ve made a conscious decision right there and then to look at it differently, simply because I liked to feel desire and I wanted to be able to enjoy desire for itself.

So this is how I try to look at it: Your desire is the main event. Of course there’s nothing wrong with satisfying your desire but if you think you can only enjoy your desire if you also can satisfy it, you’re really missing out. I don’t want to satisfy my desire to make desire go away. It’s the difference between eating to make your hunger go away (because you think hunger is unpleasant) and savoring every bit of the experience (because secretly you enjoy eating because you also enjoy being hungry). Desire makes you feel alive, desire brings you in touch with yourself, and it also reminds you that we are always in some way incomplete. It’s the human condition. For me, desire is one on of the best ways to contemplate life and fully embrace being a human being. Letting go of power can be very empowering. It’s a strange world.

12_07_2014

Sono tutti buoni… ognuno con le proprie motivazioni.

la qualità del tempo…

Non è la quantità, ma la qualità del tempo che passiamo con le persone che amiamo a decretare se quel tempo è stato speso bene; se è stato vissuto e se si trasformerà in un bel ricordo. E quella sensazione di completezza e soddisfazione che proviamo quando poi ci si separa indica quanto completo e soddisfacente sia stato lo scambio. Quanto di noi stessi siamo riusciti a trovare nell’altro. Chiunque sia “l’altro” in questo momento.

Ho avuto modo di confrontarmi con diverse persone riguardo al cartone animato più amato del momento: Peppa Pig. Mi sono state date molte opinioni contastanti. Alcune mamme ritengono che sia diseducativo, altre, al contrario, che sia molto educativo. C’è chi dice che un’ossessione del genere da parte dei bambini non sia naturale, e non gli si può dar torto del tutto. E non manca chi fa notare che la forma della testa dei personaggi, senza occhi e bocca, ricordi l’organo sessuale maschile [in realtà a me ricorda prima di tutto un vecchio phon]. Ma qualche giorno fa, parlando con un amico mi sono reso conto che il danno più grande che “la Peppa” [come viene ormai chiamata in modo familiare da tutti] fa è quello che passa più inosservato. La Peppa insegna ai bambini la nomalità. La più mostruosa delle bugie. Li abitua all’idea che li aspetterà un futuro identico a quello vissuto dai loro genitori uccidendo in loro ogni speranza di eccezionalità. Ogni storia, raccontata, scritta sui libri, espressa attraverso opere teatrali o film, in qualunque era, sin dalla notte dei tempi, ha narrato sempre e solo l’eccezionalità. Non c’è nulla, al di fuori dell’eccezionalità che valga la pena di essere riportato e raccontato; e di certo non la normalità. Voi andreste al cinema, pagando, per vedere per un’ora e mezza il riassunto di una normale giornata di una qualsiasi persona? No, si va al cinema e si leggono i libri per continuare a sognare. Per dare una boccata di ossigeno a quel bambino che dentro di noi sta soffocando nella normalità di ogni giorno, che lo uccide lentamente. E questo, io credo, è quello che fa Peppa Pig, con le sue puntate che raccontano la normalità. Uccidono un bambino, in modo che nell’adulto che sarà non ve ne rimanga traccia.

Giro di boa…

Ieri, 1° gennaio 2014, si è concluso un capitolo importante perché ho capito che ho sempre avuto ragione; che le emozioni, le esperienze, le aspettative e tutto il resto possono venire separate dal sentimento ed elaborate. La Teoria ha trovato conferma nella pratica, o meglio nell’Esperienza. Quindi finalmente posso dirmi che avevo ragione; posso dirmi che tutto il lavoro fatto non è stato vano [anche se, in quanto esperienza, non lo sarebbe comunque stato], ma che anzi ha dato i suoi frutti. Certo, il lavoro non è finito; ma la direzione è stata quella giusta fino ad ora.

Ora, al primo vero giro di boa, non rimane che decidere cosa si vuole veramente: se proseguire diritti, verso orizzonti incerti, o se girare intorno alla boa e tornare a casa.

 

“L’iniziato sembra una persona come tutte le altre. Si confonde con la folla. Ha delle preferenze, alle volte si infervora su una opinione e la sostiene. Ha un lavoro, degli hobby. Ha famiglia. Veste in modo comune. Alle volte è in difficoltà nella vita quotidiana. A volte è in disaccordo con altre persone e sostiene il proprio punto di vista.
Quello che dell’iniziato non si vede con occhio profano è che l’iniziato sa di essere solo. Sa che nessuno lo potrà aiutare nella feroce battaglia con lo stimolo distruttore, che è nato con lui e morirà con lui. Sa che ha tutti gli strumenti necessari per affrontare questa battaglia e mette tutta la propria attenzione quotidiana allo scopo di osservare se stesso e le proprie reazioni. Sembra coinvolto, ma non lo è. Sembra che indossi anche lui una maschera, e lo fa, ma ha smesso di identificarsi con essa. Sa che ogni azione compiuta è un seme che ha piantato, e presto o tardi, anche se lui fisicamente non sarà lì ad assistere, quel seme darà i suoi frutti. Sa che ogni pensiero è attivo nel mondo, e vigila su se stesso affinché i propri pensieri siano coerenti con la sua battaglia. Apparentemente dice cose comuni, ma sa che la parola è un ponte tra il non manifesto e il manifesto, quindi agisce di conseguenza. L’iniziato non mente, perché sa che se mentisse quella bugia sarebbe diretta solo a se stesso.
Ha ricevuto in dono dallo Spirito degli strumenti straordinari, ha aperto i suoi occhi su nuove possibilità. Ha avuto la forza, l’intelligenza, il coraggio, il cuore di contemplare che tutto ciò che aveva apppreso era illusorio, e le nuove basi su cui poggia la sua vita di iniziato sono esclusivamente basi interiori, perché esiste solo la percezione del soggetto o il vuoto da cui sgorga il percepito. Tutto il resto è follia. L’iniziato non crede a nulla che non derivi dalla sua propria esperienza e sa che anch’essa può essere estesa all’inifnito, perché non v’è limite alcuno alle domande che può porsi.
Davanti a questa presa di coscienza si rende conto che ha la grande responsabilità di comunicare agli altri la conoscenza a cui lui stesso ha avuto accesso. Con gli strumenti che possiede, con i talenti di cui è dotato. Ha la responsabilità di vivere ogni giorno da iniziato e dare l’esempio a chi lo circonda. Sa che l’unico atteggiamento sensato è dare amore in tutte le sue forme al prossimo, senza aspettarsi nulla in cambio, perché la sua ricompensa non arriverà da uomo, bensì dallo Spirito. Donare quello che ha ricevuto, a chi sarà pronto ad accoglierlo.
L’iniziato ha riconosciuto di essere un essere libero e fa di tutto per vivere coerentemente con questa consapevolezza.”

Fonte: http://educazionespirituale.blogspot.it/2012/08/la-condotta-delliniziato.html

Vanilla Sky

Ho appena visto il film Vanilla Sky e, come nel film, è vero, tutte le scelte che facciamo sono condizionate da qualcosa che abbiamo visto e sentito e che è andato a definire delle opinioni dentro di noi di cui non siamo sempre consci. E quindi anche a condizionare le nostre scelte. La donna di cui ci innamoriamo, il lavoro che scegliamo di fare; c’erano infinite possibilità, ma abbiamo “condensato” questa. Forse la persona che amiamo può assomigliare a nostra madre, o a una persona che ci ha dimostrato affetto, o ancora all’immagine di una persona che abbiamo visto anche una sola volta, ma che ci ha condizionato, a causa di un infinità di incalcolabili variabili, fino a portarci dove siamo ora.

E quindi questo cosa significa? Quale scelta possiamo fare? Come possiamo essere veramente liberi di scegliere? Una Trinity risponderebbe: “significa che Matrix non è in grado di dirti chi sei”. Quando siamo innnamorati, quale parte di noi lo è? Lo siamo veramente? O siamo solamente identificati in un forte desiderio? E’ difficile seguire il proprio Cuore quando non si riesce a distinguere chi è a parlare. Quando il dolore offusca la mente, e un po’ di lucidità diventa l’unico fondamentale desiderio.

Chi usa la parola “commerciale”? La usiamo tutti. Che musica ascolti? Commerciale. Quindi non cerchi un tipo di musica in particolare, non esplori. Prendi quello che passano alla radio o in TV; quello che ti viene dato. Volevo comprare quel telefono, ma sono indeciso. Ma no, lascia stare, è troppo commerciale, prendi invece quest’altro, che ha più optional.

Cosa significa “commerciale”? Usiamo questa parola in svariati ambiti, ma ci chiediamo mai qual’è il suo significato? Quel film è una trovata commerciale. E’ stata fatta per il commercio insomma. Il cum-merx, lo scambio di merci. In poche parole è stato creato per essere venduto. Beh, è normale no? Ogni oggetto viene creato per essere venduto. E una canzone che viene creata per essere venduta? E un film? L’arte può essere fatta per essere venduta? Certo, ma era quello il suo scopo quando è stata [passatemi il termine] “inventata”? Di certo, in un film che viene fatto per essere  venduto ne verranno esaltati i lati più sensazionale, quelli su cui poi si premerà per pubblicizzare il prodotto. E questo a scapito dei dettagli; della vera qualità. Una casa che viene fatta per essere venduta protegge bene quanto una casa costruita mattone su mattone da colui che ci dovrà abitare? Dipenderà dai materiali! Beh, non solo. Lo scopo per cui agiamo, quello che muove le nostre mani, si imprime nell’atto della creazione che stiamo compiendo quando costruiamo qualcosa. Ecco perchè in molte culture coloro che praticano si costruiscono da sé i propri strumenti. Li impregnano dello scopo e dell’energia per cui li hanno creati.

Ciò che viene considerato “commerciale”, viene creato per la massa, per essere venduto, perchè chi lo crea sa già che troverà un mercato pronto ad acquistare il suo prodotto.

La vera domanda è: perchè noi siamo quel mercato?

“Non cade foglia che Dio non Voglia”

…forse dovrei abbandonarmi alla Volontà Divina…

…accadrà quel che deve, e così sarà di me…

Maktub.

Ho appena riletto i 7 libri di Harry Potter, uno dietro l’altro, tutti d’un fiato. 3678 pagine in 35 giorni [lavorando anche]. A differenza della prima volta che li ho letti, durante la quale la mia brama di sapere come sarebbe andata a finire mi faceva sorvolare sui dettagli, questa volta ne ho apprezzato molto di più la costruzione. Una trama, a mio parere ben elaborata, con dei colpi di scena non facilmente prevedibile, una schiera di personaggi, ognuno con una propria personalità ed una propria storia che vengono scoperte dai protagonisti [e dal lettore] a mano a mano che la trama si svolge, senza noia. E l’accortezza di molti dettagli che hanno reso questi personaggi credibili, vivi.

Inoltre i protagonisti, che dal primo al settimo libro passano dagli 11 ai  17 anni crescono, e le loro personalità si plasmano davanti agli occhi del lettore che cresce con loro; cosa che ha messo gradualmente in crisi i traduttori [almeno quelli italiani di sicuro].

Ma Bartezzaghi, nella sua introduzione alla prima edizione tascabile [Casa editrice Salani] esprime in poche pagine, molto meglio di me di quale capolavoro si tratti.

Dalla sua uscita, Harry Potter ha ispirato molti testi, articoli, ecc. Ognuno vi ha visto qualcosa: simbologie filosofiche o esoteriche, riferimenti storici, e chi più ne ha più ne metta.

Per esempio l’analogia tra Voldemort e Hitler, con la loro comune ossessione di creare una razza pura. E lo stesso modo di ascendere al potere.

Nel libro Harry Potter e la filosofia tutte queste simbologie ed analogia sono state ampiamente descritte e ben analizzate.

C’è poi chi ha considerato queste simbolgie una minaccia alla fede cristiana [Link] e chi invece un occasione per vederci qualcosa di costruttivo. [Link].

Anche voyager vi ha dedicato un servizio, una bella panoramica delle simbologie che si possono trovare, ma senza una conclusione, a mio parere [un po’ come tutti i servizi di questo programma… sempre a mio parere]. Anche perchè trovo ovvio che in un romanzo che parla di magia scritto da una autrice occidentale ci siano gli stessi riferimenti della magia occidentale reale. Su quale altro stereotipo si sarebbe dovuta basare la scrittrice?

In realtà anche in molti altri romanzi si possono trovare riferimenti alchemici, per lo stesso motivo. Ma ciò su cui io mi voglio concentrare sono piuttosto i “suggerimenti” alchemici [e magici] che io vi ho visto. Forse qualcuno sarà d’accordo con me.

[Premetto che mi baso su indicazioni tipicamente brizziane; io le definisco così in riferimento a Salvatore Brizzi che mi ha fatto conoscere il lavoro alchemico in modo chiaro]

 

IL TITOLO
Innanzitutto il primo libro tratta della pietra filosofale. Potrebbe quindi essere un indizio che dice: “attenzione, è di questo che parleremo”. Potrebbe essere quindi considerato un titolo di ciò che vi è poi nascosto dentro.

OCCLUMANZIA

Il nostro protagonista, Harry, viene avvertito diverse volte di chiudere la propria mente grazie all’occlumanzia, altrimenti Voldemort avrebbe potuto “infilarvi dentro” delle false informazioni per spingerlo ad agire in un determinato modo [cosa che comunque poi accade nel quinto volume]. Questo ricorda ciò che i sistemi occulti stanno facendo in questo momento storico, utilizzando diversi mezzi [TV e mezzi d’informazione di massa] per entrare [ripetutamente e con costanza] nella testa delle persone.  Noi siamo i creatori della nostra realtà al 100%. Immaginate che per un ora al giorno miliardi di persone vengano obbligate a pensare a cose negative, guerre, malattie, omicidi, ecc… tutti i giorni della loro vita. Creerebbero una realtà di sofferenza. E questo è quello che succede tutti i giorni guardando il TG. Ogni giorno la nostra mente viene martellata ed infarcita di pensieri negativi, e quando non è il TG sono le altre persone, che ripetono a pappagallo ogni cosa negativa che sentono [oh, hai sentito di quello là che è morto? Eh, che brutta fine… ecc…] Immaginate ora, invece, di usare quella stessa ora, e soprattutto con la stessa costanza [questo particolare è FONDAMENTALE] per meditare e creare pensieri positivi. La vostra vita verrebbe letteralmente ribaltata.

COSTANTE VIGILANZA

In Harry Potter e il calice di fuoco Malocchio Moody, insegnante di Difesa contro le Arti Oscure insegna a difendersi contro la maledizione Imperius, la quale permette a colui che la scaglia di controllare completamente “l’affatturato”. Malocchio ripete continuamente ai protagonisti “costante vigilanza”. Il riferimento quì è al Ricordo di Sè, la cosiddetta “Presenza”. Essere nello stato di ricordo di Sè, quindi con una parte dell’attenzione rivolta verso l’interno, permette di vedere che cosa accade dentro di noi, e previene la possibilità di essere controllati da qualcun’altro. Anche nella realtà esiste la maledizione Imperius, e si chiama Mancanza di Consapevolezza. Quando non ci si ricorda di Sè si è schiavi. Innanzitutto lo si è degli impulsi della propria macchina biologica. E in secondo luogo lo si è dei condizionamenti che arrivano dall’esterno, soprattutto dai già citati mezzi di comunicazione, nei quali possiamo includere anche la pubblicità: uno dei mezzi più potenti.

RITORNO E RICORRENZA

E’ la tendenza a rifare sempre le stesse cose, e a ritrovarsi nelle stesse situazioni cadenzialmente, come se il tempo si richiudesse su se stesso in un cerchio. In effetti il tempo non è lineare come saremmo portati a credere, ma piuttosto un cerchio che con la nostra evoluzione/involuzione può diventare una spirale ascendente o discendente. I protagonisti tendono a rifare ciò che avevano fatto i loro genitori. Anche questo fattore è dato dalla mancanza di consapevolezza. La Vita ci ripropone le stesse sfide finchè non le superiamo, permettendoci di salire alla spirale superiore.

IDEA DELLA MAGIA E IL POTERE DIETRO AL MAGO

Vorrei poi aggiungere un paio di postille che fanno riferimento più alla magia che all’alchimia, ma un alchimista è pur sempre anche un mago. L’idea che la Rowling trasmette della magia è abbastanza realistica, a mio parere. Se si analizza nel complesso la septilogia si vede che la quasi totalità dei maghi non fa altro che puntare la bacchetta e recitare [ad alta voce o mentalmente] una formula per rendere concreta un intenzione. Ci sono poi Voldemort che porta questo modo di fare all’estremo, e Albus Silente che invece agisce in un modo completamente diverso. Silente parla del potere dell’Amore come di una forma di Magia. Su questo concetto è imperniata buona parte della trama perchè proprio grazie a questo tipo di magia messo in atto dal sacrificio di sua madre, Harry è protetto dalla magia di Voldemort. Silente dà importanza agli atti simbolici, e di questo si fa menzione una sola volta nel settimo volume. Nella magia reali tali atti simbolici sono condizionamenti del subconscio [personale e collettivo] che permettono l’alterazione della realtà e la manipolazione delle energie. Sempre rimanendo in tema di subconscio si fa menzione [non ricordo più in quale volume] del potere che sta dietro il mago. Viene detto, da uno dei protagonisti, che la magia di cui si fa menzione necessita di un grande potere da pare del mago. Allo stesso modo gli studenti facenti parte dell’Esercito di Silente non riescono ad evocare il patrono, perchè mancano del controllo emotivo necessario per riuscire. E sempre nel settimo volume Bellatrix Lestrange schernisce un fallito tentativo di Harry di fare una maledizione Cruciatus [che provoca laceranti sofferenze] dicendogli che per riuscire lo si deve volere veramente. Tutti questi esempi richiamano l’attenzione al fatto che la conoscenza mentale è solo una parte di ciò che serve al Mago per esercitare il proprio potere. Il vero Potere viene dall’esperienza; dal corpo emotivo.

La saggezza…

La saggezza è il risultato dell’esperienza, e non della conoscenza.

Voglio riportare per intero questo articolo tratto dal blog “Ad alto volume”, perché esprime molto bene le problematiche dell’ambiente in cui crescono i nostri figli (in questo caso figlie).
Mi complimento inoltre con l’autrice, con cui mi trovo pienamente d’accordo, perché non avrei saputo esprimermi meglio.

Fonte: http://adaltovolume.blogspot.it/2013/06/contro-hermione-granger-loredana.html?spref=fb

 

Contro Hermione Granger, Loredana Lipperini: cosa leggono le bambine ?

Hermione, fan art di Flominowa.
Questa Hermione mi piace perché l’ho sempre
immaginata così:
non bellissima, ma dall’aria simpatica

(da Ancora dalla parte delle bambine.)

Quella che sto per scrivere non è una vera e propria Recensione. Credo che chiunque si avvicini ai libro abbia una vaga idea di cosa parlino, o comunque l’argomento: quali sono i modelli delle nuove bambine? Che cosa sognano di essere ? madri? Ballerine ? Estetiste ? Mogli di calciatori ? Le eroine dei fumetti le invitano ad essere belle.

Credo che siano già state scritte così tante recensioni che non credo serva anche la mia per dire che si, vale la pena leggerlo.
E’ uno di quei libri che vorrei che leggessero tutte le donne, tutte le ragazze, tutte le lettrici.
Per favore, leggetelo.
Perché c’è sempre bisogno di saperne un po’ di più, sapere come oltre al maschilismo evidente nella comunicazione di massa (ovvero donne ignude ovunque) esiste anche un maschilismo più nascosto, più infido, più subdolo in molti altri aspetti della nostra vita.


Ho scelto questo capitolo perché è quello che mi ha colpita di più.
Innanzitutto il titolo, Contro Hermione Granger.

Chi è Hermione ?
Hermione è un’amica di Harry Potter. L’amica secchiona, quella che legge e che si ricorda tutto.
La Lipperini la definisce “una perfetta comprimaria, ma i protagonisti sono altri“.
Qui dissento perché se c’è una cosa nota a chiunque abbia letto Harry Potter è che Hermione è uno dei protagonisti fondamentali: lei è importantissima in più di una situazione. Definirla comprimaria è un po’ riduttivo. Certo mi sarebbe piaciuta vederla protagonista, ma non so se mi sarebbe piaciuta altrettanto: infatti Harry Potter, il protagonista, se la cava sempre per pura fortuna e grazie agli altri, meriti ne ha pochissimi (se non nascere un po’ sfigato).
Un giorno però mi piacerebbe vedere una protagonista come Hermione, intelligente, in un romanzo ben scritto, che dia filo da torcere a una come lei.

E credo che sia questo il punto del capitolo: il destino dei personaggi femminili, creature intelligenti nei romanzi, destinate a rimanere “nascoste”, a fare da spalla.
Ma questo succede quando si ha fortuna.
L’editoria infatti ha deciso di prendere un’altra strada, si è scelto di voltare le spalle alle potenziali Hermione protagoniste principali e di puntare tutto sull’eroina stereotipata: magica, bella & trendy.

Le donne leggono e scrivono tanto. Di amore più che altro.

Questo capitolo è dedicato interamente all’editoria, ovvero cosa leggono (leggevano) le bambine.
Innanzitutto un dato di fatto, le donne leggono moltissimo.
Nel 2012:

Le donne leggono più degli uomini: nel corso dell’anno ha letto almeno un libro il 51,9% della popolazione femminile rispetto al 39,7% di quella maschile. (by ISTAT)

La Lipperini ci dice però che oltre a leggere le donne scrivono tantissimo.
Questo credo sia evidente anche a chi è abituato a navigare tra i blog: io non mi considero una grandissima blogger, per lo più leggo i soliti, però mi sono accorta che le blogger donne che parlano di libri sono la maggioranza ( ma ripeto: non son una grande frequntatrice di blog).
Comunque, di cosa scrivono le donne ?

…è d’amore, ancora e soprattutto, che scrivono le donne, ed è di amore che leggono.”

Si parla di scrittrici donne che scrivono per un pubblico
femminile

Ora, è vero che ognuno è libero di legger quello che vuole.
Io non sono una grande fan dei romanzi d’amore, ma non perché sono una persona brutta e triste che odia l’amore e le coppie felici.
Più che altro non mi piacciono gli attuali romanzi d’amore perché sono uno la fotocopia dell’altro, dove sembra che l’unica aspirazione dell’emancipata protagonista femminile -che lavora e fa sesso senza problemi- sia sempre e solo la realizzazione in campo sentimentale o materno.
Non mi piacciono anche perché ho l’impressione che le scrittrici sappiano parlare “solo” d’amore, solo della sfera emotiva, come se questa dimensione appartenesse solo a loro.

Non so se riesco a spiegarmi, però c’è questa opinione diffusa che le donne riescano a descrivere meglio questo ambito perché sono più emotive/sensibili/toccanti in quanto donne appunto.
C’è il pensiero diffuso che gli uomini invece riescano meglio a scrivere laddove si parli di storia o thriller, gialli o qualsiasi altra cosa che necessiti il pensiero razionale, la stesura di schemi narrativi complessi.
E la cosa assurda è che la si accetta, o almeno molte donne l’accettano e difendono queste posizioni.
A loro l’amore, la sensibilità, l’emotività, agli uomini tutto il resto.

E questo si rispecchia nella produzione editoriale appunto.
Dato che le donne leggono tantissimo, storie d’amore ovunque.

Cosa leggono le bambine ?

Innanzitutto è triste dover constatare che esiste una differenza di genere nell’editoria per bambini/ragazzi.
In passato era meno evidente, gli stessi anni cui ha guardato la Lipperini per documentarsi la situazione era ancora  “leggera”, sostenibile, giustificabile addirittura.
In questi anni c’è stata una degenerazione.

La Lipperini parla prima del fantasy, dove le protagoniste femminili si dividono in eroine tradizionali (generose, armoniose, accudenti) e  guerriere che vestono spesso indumenti maschili e si battono con ferocia.
In entrambi i casi questi personaggi hanno un fortissimo legame con il sacro, sono quindi: maghe, streghe, fate, elfe. E in quanto magiche possono ovviamente fare a meno della sapienza, bastano i poteri, solitamente tramandati da antenate altrettanto magiche, in un cerchio che tende a rimanere chiuso.

Le Winx sono giovani, belle, magiche, sempre
ignude, il cui unico desiderio è piacere ai loro
amichetti, ma purtroppo devono salvare il mondo.
Stella -la biondina- è la peggiore.

Ad esempio si citano le Witch e le Winx, le seconde penosa storpiatura delle prime.
Le Witch e le Winx sono esattamente questo: ragazze magiche che devono combattere il male, istruite da donne altrettanto magiche per lo più, che tendono a fare gruppo e rimanere chiuse in loro stesse.
Non voglio parlare delle Winx perché sono una cosa terribile, un inno all’ocaggine femminile, alla leggerezza e superficialità sempre e comunque, un insulto al fantasy.
E posso dirlo perché ne ho viste parecchie di puntate, rimanendone disgustata sempre.
Vorrei parlare invece delle Witch, argomento per me doloroso.

Io leggevo Witch e posso dire con certezza che era un bel prodotto editoriale.

Le Witch nei primi numeri:
semplici.

Le protagoniste erano femmine ma non c’era l’ocaggine che c’è adesso in tutta la produzione per ragazze/donne.
Le protagoniste erano ben caratterizzate, erano vere, avevano sentimenti complessi verso il loro essere magiche. Anche loro pensavano all’amore, ma in modo semplice e imbranato, tipico di chi ha 11-12 anni, qual era la fascia cui era destinata questo fumetto.
Di trucchi, ragazzi, moda c’era pochissimo, quasi niente. Prima c’erano i problemi da risolvere, le situazioni ingarbugliate da spiegare, l’amicizia tra di loro, la famiglia. Le rubriche presenti erano pochissime e tutte “stupidine”, come ad esempio “sei fata o strega?/vacanze: montagna, mare o…? etc.”
Era un bel fumetto insomma, difatti ebbe un notevole successo, anche tra i ragazzi.
Poi cos’è successo ?
E’ successo che qualcuno ha deciso che non andava bene, forse erano troppo “normali”; magia a parte infatti passavano il loro tempo a studiare, a litigare con i genitori, a progettare piccole cose.
Poi pian piano è cambiato: prima le rubriche dove hanno iniziato a fare comparsa profumi/smalti/rossetti/vestiti-vari/interviste ad attorucoli o cantanti o principi/poster da staccare…poi le storie. Non più semplici problemi e lotte contro il male, no: meno lotte e più spazio alle loro avventure scolastiche, alla moda, ai ragazzi superfighi, alle vacanze superfighe.
Due anni fa ho avuto uno shock al Lucca Comics.
C’erano copie omaggio di Witch ovunque.
Notate le piccole differenze.

Witch n. 1 e n.89, 2001 e 2008
(nell’angolino in alto a destra è stata tagliato Marco Carta)

La storia di questo numero è un insulto ai primi numeri.
Le Witch sono superfighe, magre, belle, vestite bene, truccate, con la pancia superpiatta e…superfortunate.
In quel numero hanno una botta di fortuna dopo l’altra, loro non fanno niente a parte sognare il proprio lui ad occhi aperti.
L’anno scorso è uscito l’ultimo numero e credo che sia stato solo un bene.
Ho letto alcuni commenti online e che dire: le sciocchezze sono andate avanti.
Le storie sono calate draticamente dalle 60 pagine degli inizi a 30 scarse, dove le Witch non erano quasi più neanche Witch oramai, mentre nel resto della rivista hanno preso piede le varie rubriche stile Cioé. Solo che questo fumetto era stato pensato per delle pre-adolescenti.

Si nota la differenza con le prime WItch ?

E’ questo che è successo all’editoria per bambini e ragazzi: c’è stato un progressivo sdoganamento di quegli argomenti da “grandi”, come l’importanza di essere alla moda, di avere il ragazzo, di ascoltare la musica giusta…sopratutto nella produzione destinata alle bambine/ragazzine visto che anche una volta cresciute le riviste sono sostanzialmente uguali.
Perché ?
Io mi rispondo che è solo per vendere ovviamente, ma non è solo così purtroppo.

Da Minni&company a Minni & Daisy

Una volta esisteva Topolino. E Paperino, Qui, Quo, Qua, Pippo…
Poi in un lontano 1993 si decise di creare una testata a parte per dare spazio a Minni.
Lessi anche quelle all’epoca.

Erano belle storie.
Certo la copertina era volutamente femminile, con quelle stelline e quei fiocchetti… però i contenuti meritavano. Fu davvero un dare più spazio alle protagoniste femminili, queste si eternamente relegate al ruolo di comprimarie in Topolino.
Mi ricordo ancora di alcune bellissime storie, dove era Minni a far fare a Topolino la figura dello sciocco. Oppure alcune bellissime storie in cui Paperina era altrettanto pasticciona e sfortunata come Paperino, e pure a lei toccava nascondersi da zio Paperone ogni tanto. E ancora: Gli anni muggenti di Clarabella.
Insomma, ci fu una differenziazione tra generi ma fu ben pensata, le storie erano belle: Minni e altre uscivano di casa, vivevano avventure, scendevano dal piedistallo… facevano altro insomma.
Le rubriche erano per bambine, molto semplici, molto rosa, molti cuccioli…molto zuccherose. E queste infatti un po’ disturbavano, per questo lo prendevo sporadicamente.
Inutile dire che non esiste più.
La versione attuale è Minni&Daisy.
Come puoi vendere prodotti da teen-ager come scarpette/rossetti/piccole star quando le tue protagoniste sono due adulte quasi-trentenni eterne fidanzate ?
Ed ecco che quindi Minni e tutte le altre non andavano più bene, ma sopratutto non andava bene la loro età.

da Antonio Genna

Le protagoniste sono una Minni e una Paperina (Daisy è più cool probabilmente) gggiovani, quando ancora non conoscevano i loro fidanzati, uscivano con le amiche (le loro amiche sono tutte nuove, giovani e sempre femmine), si divertivano ed erano ovviamente alla moda.
Avete notato come somiglia terribilmente ai giornali “da grandi”? Il giornaletto sarebbe per le bambine dai 7 ai 10 anni.

le giovani lettrici potranno divertirsi con giochi e test, ricette di cucina, consigli di moda, notizie sul mondo della tv e del cinema e molto altro ancora!

Ditemi voi cosa dovrebbe fregargliene a una bambina della moda, del mondo della tv e del cinema.

Altre pubblicazioni

Sfortunatamente la lista sarebbe lunga e questo post è già abbastanza lungo.
Mi limito a segnalare altre schifezze, ad esempio i libri di Tea Stilton, la sorella di Geronimo.
E’ triste pensare che già uno Stilton non sia sabbastanza.

Tea Stilton

Geronimo Stilton:

Nato a Topazia (Isola dei Topi), Geronimo è laureato in Topologia della Letteratura rattica e in Filosofia archeotopica comparata. Dirige l’Eco del Roditore, il giornale più famoso dell’Isola dei Topi… Gli è stato conferito il premio Topitzer. Nel tempo libero colleziona antiche croste di parmigiano del Settecento, ma soprattutto adora scrivere libri in cui racconta storie divertenti e avventurose.

Tea Stilton:

Tea, la sorella di Geronimo, è l’inviato speciale dell’Eco del Roditore ed è l’esatto opposto di quel fifone di suo fratello. Guida ogni mezzo, dalla moto all’aeroplano, adora gli sport estremi e i viaggi avventurosi; ama fare paracadutismo ed è cintura nera di karate. È anche una roditrice affascinante: i suoi occhi viola e il suo carattere grintoso fanno innamorare tutti i roditori che incontra.

A Tea ovviamente la laurea i premi prestigiosi non servono, bastano il fisico atletico e  il fascino (nei libri emergono questi elementi più che altro).
I libri di Tea Stilton inoltre non fanno altro che perpetrare i soliti argomenti stereotipati da femmine.
Ci sono principesse, top model, cuccioli da salvare, sfide a ritmo di danza, diari segreti…mentre al suo omonimo rimane tutto il resto, come la riscrittura dei classici per ragazzi.

Insomma, la strada sembra essere questa: una continua differenziazione di genere dove chi ci rimette sono sempre le bambine, stordite da tutto quel rosa, dai brillantini, le ricette magiche, gli amori, i cuccioli, il costante e martellante dover essere alla moda.

Princess College
Milla e sugar
Scuola di danza
Scarpette rosa
Violetta Magazine, dalla serie TV
Belle, astute, coraggiose

E potete trovarne ancora in questo post e quest’altro tratti dal blog Un altro genere di comunicazione.

Quindi ?

Il capitolo Contro Hermione Granger mi ha aiutata a guardare con ancor più attenzione la produzione editoriale destinata ai bambini.
Io ho sempre “snobbato” questi libri, ovvero non li ho mai consigliati ma non ho nemmeno mai remato contro perché

1. libertà di lettura (posso dire io ai genitori che quel libro è diseducativo?)
2. non mi sembravano così “tremendi”( ad esempio quelli di Einaudi sono carini, Scarpette rosa, Belle astute e coraggiose).

Però adesso mi rendo conto che non va bene.
All’interno si promuovono i soliti valori dell’amicizia&amore ma in un contenitore veramente limitato e, a tratti, umiliante.
Possibile che per raccontare delle belle storie con bambine protagoniste ci si debba sempre rivolgere solo a loro ?
Possibile che quando si pensa alle bambine ci debbano sempre essere delle principesse, il rosa, i cuccioli, i vestiti giusti ?
Possibile che nelle storie per bambine le protagoniste sono sempre sirenette, danzatrici, piccole star incomprese, principesse, fatine o streghette ? E queste poi nonostante siano le più brave del mondo è solo grazie al loro fascino innato che fanno innamorare “lui”, perché si: l’obiettivo è sempre lui.
Una bambina che vuole diventare una grande scienziata no ? Oppure una piratessa invece di una sirenetta? O ancora, una protagonista femmina che dirige un grande quotidiano invece del solito Vogue ?

E’ una situazione un po’ triste perché credo che gli unici che possano cambiare qualcosa siano i genitori, i nonni, gli adulti, chi sgancia il denaro insomma.
Agli editori io rimprovero “solo” di esser un po’ troppo pavidi, poco intraprendenti e di avere una bassa considerazione delle bambine.
Sono i genitori che dovrebbero riflettere due volte prima di comprare certi libri, certe riviste, certi prodotti: tu genitore, quando compri lo zainetto delle Winx, sei consapevole che stai regalando a tua figlia una velina, che tu giustamente disprezzi, in miniatura ?  Lo sai che le Winx si salvano il mondo, ma solo dopo essersi fatte i capelli, aggiustate le unghie, risolto i loro guai amorosi ?
Magari un giorno tutti questi prodotti falliranno, come è successo con Witch,  e allora gli editori si decideranno a cambiare qualcosa.
Nel frattempo però le Winx &Company continuano a collezionare successi.

In ultimo, ho trovato questa mail molto interessante di una redattrice che ha lavorato a molti dei prodotti citati dalla Lipperini. Estrapolo una piccola parte.

(…) Ho letto il capitolo 5 “contro Hermione Granger” con crescente angoscia. Continuavo a ripetermi: “Ma no, non posso aver fatto tutto questo! Non è possibile!”
E invece sì, è possibile. Perché l’ho fatto.
Potrei dire, a mia discolpa, che l’ho fatto perché mi era stato commissionato. Mi hanno detto di scrivere certe cose e io l’ho fatto. Ma la realtà è anche peggio. La realtà è che non ci ho pensato! (…)

Mi ha colpita il fatto che la redattrice in questione non abbia mai pensato al peso culturale del suo lavoro.
E riporto il post scriptum, il più interessante.

Ps.  Qualche mese fa un mio collega, sceneggiatore di fumetti, si è rivolto a me per sapere come mai non riusciva a vendere a nessuno il progetto di una nuova serie. La serie ha come protagoniste cinque ragazzine normali appassionate di sport. Le ragazzine non hanno poteri magici, vivono una vita normale e attuale, studiano, navigano su internet, qualche volta si innamorano, fanno progetti per il futuro… insomma, normali. A quanto pare però non hanno abbastanza “appeal”.
Il mio collega non capiva: “Ma devono per forza sembrare troiette?”, mi ha chiesto perplesso, “Possibile che la velina debba essere l’unico modello di riferimento per le ragazzine oggi?
Ma no, naturalmente. Per le ragazzine vere no. I nostri editori, però, non se ne sono ancora accorti.

Ah, ma quindi esistono altre proposte, altre storie, altri modi di raccontare…solo che vengono cestinate.

Guardandomi attorno vedo continuamente cambiamenti. Uno di quelli che ho notato negli ultimi anni è la crescita esponenziale della passione per gli animali (cani e gatti soprattutto), che, come ogni cosa che si diffonde in fretta, non sempre si rivela essere equilibrata. Se avete un cane, soprattutto un cucciolo, vi capiterà di essere fermati ogni dieci metri da gente che se lo vuole “spupazzare” (con gran soddisfazione del cucciolo che prende coccole extra). Ha iniziato perfino a girar voce che il modo migliore di rimorchiare sia portare a spasso il cane, il quale sicuramente si fermerà a socializzare con un esemplare del sesso opposto, dando la possibilità al padrone di fare la stessa cosa (questa scena ricorda un po’ un cartone della Disney, e ad essere sinceri ci sono più probabilità di trovare la persona giusta in questa maniera, che in una discoteca piena di gente). Vale la stessa cosa anche per i cuccioli d’uomo (qualcuno li chiama anche bambini). Quante volte vi capita di vedere la scena in cui qualcuno si ferma a guardare un bambino esordendo la solita frase (almeno qui al nord): “ma caaaarooo luiii!”.

Sono convinto che tutto questo abbia uno scopo (come non potrebbe?), e credo che questo scopo (quindi causato, non un effetto collaterale) sia il portare le persone all’abitudine di provare sentimenti superiori come la tenerezza. Risulta spesso molto più semplice dare amore ad un animale, in quanto l’ego non si frappone tra noi e lui.

Questo però, come ogni altra cosa, raggiunge sempre degli estremi, in quanto l’uomo è un esploratore [o un esplorazione] e quindi siamo arrivati al punto in cui molte persone tengono piccoli cani isterici, delle dimensioni di un criceto o poco più, al puro scopo di trattarli come se fossero dei figli della loro stessa specie…

Il cane deriva dal lupo, e come ogni altro essere vivente ha una dignità, che deve essere rispettata. L’uomo, attraverso i secoli, ha “ricavato” [passatemi il termine solo perchè non ne trovo altri] questo animale da una specia già esistente, e l’ha plasmato a seconda dei propri bisogni trasformandolo in aiuto per la caccia, la pastorizia, la guardia, e infine per la compagnia. E quest’ultimo è lo scopo per cui quest’animale [soprattutto le specie di piccola taglia], viene più impiegato ora. Nella sua inconsapevolezza, e grazie alla lentezza di questa trasformazione, l’uomo ha plasmato il cane a sua immagine e somiglianza [quante volte si dice che un cane assomiglia al padrone?] passandogli anche le proprie nevrosi.

Ora il cane  non è più necessario nè per la caccia nè per la pastorizia, quindi rimane l’ultimo scopo: la compagnia.

Trovo sia più che giusto dare ospitalità ed amore ad un altro essere vivente. E sicuramente non approvo chi maltratta  gli animali, che come dicevo hanno una dignità. Ma questa dignità è quella di una specie diversa dalla nostra. Il gatto, per esempio mantiene una maggiore dignità [spesso scambiata per indifferenza] rimanendo autonomo, non dipendendo dall’uomo. Spesso questo viene considerato opportunismo, ma è giusto così: il gatto prende ciò di cui ha bisogno, e dà ciò che si sente di dare, in pura libertà ed autonomia. Senza quell’attaccamento e quell’adorazione totale e assoluta verso il padrone che spesso hanno i cani.

L’uomo è destinato a sperimentare molte situazioni, ed in questo momento storico, l’occidente in particolare, sta sperimentando la possibilità di dare amore con minore responsabilità. Perchè dare amore ad un animale è più semplice che crescere un figlio. Infatti sono sempre di più le coppie che invece di avere un figlio, hanno un cagnolino. Però il prezzo da pagare, spesso, è la dignità del cane.

 

 

è un caso o un cookie?

è un caso o è un cookie? Perchè a volte basta una sola parola, una microscopica ricerca e tac!, la macchina del marketing è subito pronta a riproporti quello che secondo i suoi modelli di calcolo [quasi sempre azzeccati comunque] ti potrebbe piacere… e in questo magnifico mare magnum che è internet diventa difficile distinguere un segno da una traccia lasciata da noi stessi.

Quando abbiamo di fronte qualcuno che vuole prosciugare le nostre energie, e ce ne rendiamo conto, viene naturale cercare di difendersi. Girano, soprattutto nell’ambiente della cosiddetta “spiritualità” molte tecniche per creare uno schermo. La pecca di queste tecniche è che mettono chi le esegue nella condizione psicologica di chi è sotto attacco, in una condizione di difesa, e quindi allineato con la vibrazione della Paura. In questo modo si va ad occupare proprio il ruolo da vittima che il nostro carnefice vuole che giochiamo*. Schermandosi non si fa altro che “difendere il territorio”, ma così facendo si parte già in condizione di svantaggio perchè sarà solo questione di tempo prima che le barriere cedano lasciando passare l’energia dell’agressore; soprattutto in un gioco come questo dove chi attacca non si stanca ma, al contrario, si rafforza a mano a mano che chi difende si indebolisce. L’unico modo che abbiamo per vincere è affrontare l’Avversario. Renderci conto che, come ogni cosa che entra nella nostra vita viene attratta da noi, anche il quel momento è così. Una parte di noi ha attratto quella persona/situazione che tende a prosciugarci sempre più a mano a mano che tentiamo di resistergli. L’unica via d’uscita è accorglierla, sinceramente e profondamente; allora ci si allinea con l’energia del Divino, e vi ergete al di là della dualità vittima/carnefice. E ci si rende conto che la vera battaglia non era tra Voi e quell’Avversario, ma tra l’Amore e la Paura, dentro di Voi.

 

* vale la stessa cosa in tutte le relazioni interpersonali, che poi non sono altro che relazioni energetiche.

filologicodelpensiero…

Il pensiero può seguire un filo logico, puramente mentale, il quale dà la sensazione di un ingranaggio che ne fa ruotare un altro, con uno sforzo che è puramente mentale. E la meta di questo processo, chiamato ragionamento, è più o meno conosciuta.

Oppure può seguire un altro tipo di logica. Quella suggerita dall’intuito, la quale disegna un percorso imprevedibile verso una meta che non conosciamo.

In un testo di mille parole molte potrebbero attirare la nostra attenzione, ma solamente una viene “scelta”, ed essa definirà il nostro pensiero successivo.

Il motivo di questa scelta può essere o meno nel nostro passato. Sta a noi capire se, in quel momento, siamo trascinati indietro dal peso del nostro passato o slanciati avanti dal fuoco del nostro intuito.

Mi reincarnerei? Certo, quando ci sei dentro ad una situazione soffri, ma guardandola da fuori sono piacevolmente stupefatto di quella magnifica illusione chiamata tempo.

Vedo quelli che prima erano bambini crescere, e me li immagino tra qualche anno a guardare noi, come noi guardavamo i nostri genitori fino a pochi anni fa. Gli stessi occhi, le stesse considerazioni, lo stesso velo che nasconde ciò che verrà. E a quel punto intravedo la bellezza dello scorrere del tempo. La sua magnificenza, al di là del dolore e della sofferenza che l’attrito con questo scorrere ci porta.

 

Che un evento debba essere straordinario per avere un significato? All’interno di un paradigma in cui ogni cosa è scelta da una mente universale non può essere così. Ogni minimo dettaglio deve essere stato fatto con un significato; un graffio su un palo della luce, l’ordine dei sassolini della ghiaia, la forma della nuvole, la penna caduta in una posizione piuttosto che in un’altra. Ogni cosa ha un motivo. Le leggi della fisica ci dicono come, ma non perché. Ci fanno scoprire il modo, ma non il significato.

Quindi perché dovremmo considerare significativi solo eventi al di fuori dell’ordinario? Se vediamo per caso una scritta che risponde ad una domanda che ci siamo appena posti, questo è un evento straordinario. Ma non riusciamo a considerare altrettanto denso di significato la forma che prende una nuvola, un pezzo di pane strappato o il sugo della pasta… ma il fondo del caffè sì? *

Questo significa credere in un inesistente ordinario, in un universo privo di straordinarietà che come un grande orologio procede secondo leggi meccaniche e, di tanto in tanto, se ci credi, una mente universale, o forse dio, o chissachì altera questa ordinarietà solo per noi, per portarci un messaggio. Perché dovremmo credere che Lui/Lei intervenga solo saltuariamente, e non decida invece istante per istante ciò che vuole creare?

Forse per paura che, se così fosse, dovremmo interpretare ogni cosa che ci accade come significativa, e perderemmo la capacità di distinguere cosa è un messaggio e cosa non lo è. Perderemmo la nostra sensazione di certezza, di un terreno fermo sotto i piedi per la nostra salute mentale.

Eppure chi intraprende un viaggio spirituale impara ad addentrarsi, con coraggio, proprio in questo territorio sconosciuto, mollando gli ormeggi della certezza e del conosciuto per entrare nel mondo del simbolo dove la novità si può manifestare, ed impara a rimanere all’erta per cogliere quei significati che altrimenti sarebbero passati inosservati davanti ai suoi occhi, e che gli indicheranno la Via verso ciò che cerca.

* [Le carte dei tarocchi hanno un ordine sparso, se non le leggi, ma se le leggi quello stesso ordine svela un significato. E per questo motivo, chi sa leggere i tarocchi, considera anche il significato di una carta caduta per terra “per caso”.]

06_09_2013

Tutto cambia, tutto torna.

Il tempo passa talmente in fretta che non hai il tempo di accorgerti di tutto ciò che semini.

E poi raccogli quel che c’è, quel che trovi.

Cos’è il Potere? Potere, prima di essere un sostantivo, è un verbo: io posso; tu puoi; egli può. Ma possiamo veramente? C’è qualcosa che possiamo veramente fare? I più grandi Maestri sono concordi nel dire di no; nell’affermare che la quasi totalità della nostra Vita è dominata dalla meccanicità. Ogni nostra azione nasce dalla necessità di uno dei nostri corpi, non dalla vera Volontà. Mangiamo perchè il nostro corpo reagisce all’impulso di sopravvivenza procurandosi del cibo. Scegliamo il cibo in base agli stimoli che vengono inviati alla nostra mente, e quando non siamo spinti da questo, lo siamo dagli stimoli del corpo che ci suggerisce di cosa ha bisogno. Intratteniamo rapporti personali perchè non siamo in grado di stare soli con noi stessi, e la nostra mente ha bisogno di scambiare impressioni e conferme con altre persone come noi. E tutto ciò che facciamo si riduce alla soddisfazione di uno stimolo del corpo fisico con i propri bisogni, del corpo mentale con i propri schemi, del corpo emotivo con i propri traumi, o del corpo sessuale con i propri impulsi. Oppure ad una combinazione di questi.

Possiamo quindi veramente scegliere? Ma soprattutto, chi siamo noi, che ci stiamo ponendo questi interrogativi? Questa domanda è fondamentale, perchè la Volontà è una facoltà, un’espressione dell’Anima.

Finchè rimaniamo identificati con parti di noi, con i nostri corpi ed i loro bisogni, anzichè con il nostro vero essere, ovvero l’Anima, non possiamo fare nulla. Soddisfiamo necessità, nient’altro. L’identificazione è sottomissione. L’unico modo che abbiamo per poter fare qualcosa è Essere. Se Sei allora Puoi. Sei connesso con la Divinità che Sei, e quindi Puoi: hai il Potere.

La Maestria

Molte volte, con un amico, mi sono ritrovato a valutare la validità di un percorso [che si trattasse di una disciplina fisica, mentale, emotiva o altro] e la conclusione è sempre stata la stessa: la Maestria. Ovvero, nessuno eguaglierà mai un Maestro nella Sua Arte, perchè la Via che Egli ha creato è il compimento del proprio Percorso, che può aiutare tutti ma illuminare nessuno. L’unica Via che può portarci dove siamo destinati ad arrivare è la nostra, e solo così svilupperemo la nostra maestria. Non esiste altra maestria che la Maestria di Se Stessi.

 

“È quando cammini e non hai paura della vita.
È quando sei sereno e gli altri non lo sono.
Le situazioni che causerebbero dramma negli altri non lo causano in te.
È quando il mondo è nel caos e tu cammini in esso e non senti il caos, senti invece,
a un certo livello, la saggezza dei secoli.

Sai perfettamente che non ti influenza e non ti tocca.
È quando qualcuno ti grida contro e ti chiama con una brutta parola e
la tua prima reazione è domandarti se ha ragione!

Questa è la maestria.
La prima reazione Umana sarebbe di controbattere.
La prima reazione di un maestro è
l’auto-controllo per la propria integrità.

Benedetto è l’Essere Umano che questa sera l’ha chiesta
perché inizierà a vedere un cambiamento nella sua vita
e la Terra sarà un posto migliore grazie a quello che avete fatto.”

KRYON

 

Fonte: http://www.visionealchemica.com/cose-la-maestria/

“mamma, mammaaa, entiamo quì dento?”, “no, stanno chiudendo. Andiamo!” …e sono le 11 del mattino. O.o

Quale negozio chiuderebbe alle 11 del mattino?! Casomai apre a quell’ora, se proprio il commesso/proprietario avesse avuto un colpo di sonno! Da quì parte la mia riflessione; una scena che ho visto centinaia di volte fuori dal negozio in cui lavoro; e che posso capire, visto che essere genitore, soprattutto dei nuovi bambini, non è assolutamente semplice. Sono attratti da mille stimoli e hanno energia da vendere, mentre noi partiamo svantaggiati perchè siamo già stati martellati a sufficienza dalla vita, ed abbiamo le nostre preoccupazioni.

Ma cosa causa questo nel bambino? Quali sono le conseguenze di un gesto eseguito così alla leggera? Noi pensiamo che l’effetto di quella risposta si fermi lì, al momento stesso in cui il bambino passa oltre la vetrina, pochi secondi dopo. Ma in realtà pensiamo così perchè nella nostra testa c’è già un pensiero che consideriamo più importante e che prepotentemente aspetta di riprendere il proprio posto dopo la distrazione che ci ha appena attraversato la mente. Ma per il bambino non è così. La sua mente è vuota e pronta ad apprendere, ed il minimo dettaglio viene colto e registrato.

E’ semplice capire l’effetto sul bambino nella classica scena in cui un genitore entra in un negozio dicendo al proprio bimbo di non toccare nulla [per il timore di creare un disagio tra se stesso e il venditore o le altre persone], ma quando poi il genitore prende in mano un articolo a cui è interessato, il bimbo [giustamente] si chiederà perchè lui invece non possa toccare [soprattutto visto che il tatto è una delle vie di apprendimento nei bambini]. Non può capire che la convenzione sociale della buona educazione impone il buon senso di toccare qualcosa solo se si è veramente interessati per non sciupare gli articoli più del dovuto. Ovviamente è compito di un genitore insegnare anche questo, perchè poi i figli dovranno stare nella società una volta cresciuti. Ma, se non glielo si spiega, la lezione che il bimbo impara è quella data dall’esempio del genitore che dice di non toccare, e poi si comporta nel modo opposto.

I bimbi imparano per imitazione. Imparano assorbendo la conoscenza dall’atmosfera, come diceva Raffaele Morelli.

Molto più sottile è quindi il meccanismo della bugia. In quest’epoca dove gli adulti non sanno leggere le energie, il genitore si ritrova a dire una bugia [secondo lui/lei a fin di bene] al bimbo, per risolvere nel minor tempo possibile quello che lui/lei vede come un problema [o meglio un ostacolo ai suoi programmi]. Quindi parlerà con la consapevolezza di non star dicendo la verità. Il bimbo a sua volta “vede” le energie che si creano nel genitore mentre dice la bugia, ed assorbe l’atteggiamento. Impara a dire le bugie. Impara a manifestare una energia di incoerenza come quella che il genitore stesso ha manifestato nel momento in cui ha mentito.

Non ci si può aspettare che i nuovi bambini imparino attraverso gli ordini impartiti. Bisogna accompagnarli nella gestione della conoscenza che hanno già dentro di sè, perchè l’apprendimento delle buone maniere non li renda, col tempo, sconnessi dal loro vero Sè, come lo siamo noi; per non rischiare di lobotomizzarli con dogmi castranti che gli impediranno di essere le persone vere che sono destinate ad essere.

Crescere un figlio con una conoscenza spontanea significa anche accettare di essere noi ad apprendere da lui, talvolta.

Cosa distingue un sogno dalla realtà? Nulla. In realtà, per la mente entrambi sono reali, nel momento in cui vi si è immersi. Cosa ci permette allora di distinguere la realtà dal sogno? La continuità. Perchè quando ci svegliamo dal sogno sappiamo che poco prima stavamo sognando, mentre, quando siamo nel sogno non possiamo sapere che stiamo sognando (sogni lucidi esclusi, ovviamente). Cosa accadrebbe se quello che adesso consideriamo il mondo dei sogni avesse una continuità logica? Se ci addormentassimo nel mondo dei sogni per svegliarci in quello che consideriamo normale? Non sarebbe come vivere due vite parallele? Come potremmo distinguere quale delle due è reale? E non finiremmo forse per preferire una delle due vite all’altra? Sarebbe una buona trama per un libro… ma non era di questo che volevo parlare…

Nel momento in cui si eseguono esercizi per il risveglio spirituale ci si rende conto che vale la stessa regola. Ecco perchè si chiama Risveglio. Esistono vari gradi di sonno, e per quano possiamo esser più svegli di uno stato di sonno più profondo in cui eravamo precedentemente immersi, saremo sempre comunque addormentati in una certa misura. Questo perchè la coscienza non ha limiti. La coscienza si può espandere finchè c’è spazio, e lo spazio è infinito.

[precisazione: non grande grande grande… infinito!! SENZA FINE!!]

Nei momenti di “presenza”, quando si è nel quì e ora ci si ricorda degli altri momenti di presenza, e nasce così la consapevolezza di essere addormentati il resto del tempo. Basta provare ad entrare in stato di presenza ogni volta che si esegue una azione quotidiana di un certo tipo, tipooo… attraversare una porta. Supponiamo che vi dobbiate ricordare di essere presenti a voi stessi nel momento in cui attraversate una porta [ogni porta]. Uscite dalla porta di casa e vi ricordate di voi, poi uscite dalla porta del condominio e vi ricordate di voi. Salite in macchina e vi recate al lavoro, ad un certo punto, mentre vi preparate per lavorare, la consapevolezza prende il sopravvento e vi ricordate che non vi siete ricordati di voi quando avete attraversato l’ingresso del posto di lavoro. Ed ecco, in quel momento siete svegli e vi ricordate le cose che dovevate fare da svegli, come ricordarvi di voi. E per tutto il resto del tempo, dove eravate?

 

Thanx to:

http://www.antipodiedizioni.com/pagina_risveglio.htm

Libertà

C’è chi può rubare e chi non può. Ma chi tra questi due è veramente libero? C’è poi chi non può farne a meno, forse perchè la paura e il bisogno di rischio lo spingono a farlo. Chi possiede la vera libertà? Certamente non chi non può far a meno di rubare, perchè schiavo del proprio vizio. E nemmeno chi non può rubare, perchè schiavo del dogma “non si ruba”, che mai oserebbe infrangere, perchè significherebbe distruggere l’iimagine che ha di se stesso di fronte all’intera società che l’ha formato in questo modo, e che in questo modo lo vuole. E’ veramente Libero chi può rubare, ma non deve. Chi ha la Scelta della direzione che vuole dare lalla propria Vita. Ma che cos’è la Libertà poi? L’assenza di qualsiasi condizionamento? E se così fosse come si potrebbe ottenere se Tutto è uno e quindi interdipendente? Diventando il Tutto, ampliando la propria coscienza fino a com-prendere ogni cosa. Ma in quel caso faresti esattamente ciò che stai facendo ora.