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Prometti a Te Stesso

Prometti a te stesso di essere così forte che nulla disturberà la tua mente.
Prometti a te stesso di parlare di bontà, bellezza, amore ad ogni persona che incontri, di far sentire a tutti i tuoi amici che c’è qualcosa di grande in loro, di guardare il lato bello di ogni cosa, di lottare perchè il tuo ottimismo diventi realtà.
Prometti a te stesso di pensare solo al meglio, di aspettarti solo il meglio, di essere entusiasta del successo degli altri come lo sei del tuo.
Prometti a te stesso di dimenticare gli errori del passato per guardare a quanto di grande puoi fare in futuro,
di essere sereno in ogni circostanza e di regalare un sorriso ad ogni creatura che incontri.
di dedicare così tanto tempo a migliorare il tuo carattere da non aver tempo per criticare gli altri.
Prometti a te stesso di essere:
troppo Nobile per l’ira
troppo Forte per la paura
troppo Felice per farti vincere dal dolore.
 
Christian L. Larson

 

Fonte: www.leparoledegliangeli.com

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La sensazione di non riuscire a tirare il fiato; un angoscia che ti prende in momenti inaspettati…

Quando ti manca l’aria… ti si stringe lo stomaco, e boccheggi in un disperato tentativo di non soccombere…

Come quando stai soffocando…

Conversations with my 13 year old self
Conversations with my 13 year old self

You’re angry, I know this
The world couldn’t care less
You’re lonely, I feel this
And you wish, you were the best

No teachers or guidance
And you always walk alone
You’re crying at night when
Nobody else is home

Come over here and let me
Hold your hand and hug you, darlin’
I promise you that it won’t
Always feel this bad

There are so many things
I want to say to you
You’re the girl, I used to be
You little heartbroken 13 year old me

You’re laughin’ but you’re hidin’
God, I know that trick too well
You forget that I’ve been you
And now I’m just the shell

I promise, I love you
And everything will work out fine
Don’t try to grow up yet
Oh, just give it some time

The pain you feel is real
You’re not asleep but it’s a nightmare
But you can wake up anytime

Oh, don’t lose your passion
Or the fighter that’s inside of you
You’re the girl, I used to be
The pissed off complicated 13 year old me

Conversations with my 13 year old self
Conversations with my 13 year old self

Until we meet again
Oh, I wish you well
Oh, I wish you well
Little girl

Until we meet again
Oh, I wish you well
Little girl
I wish you well

Until we meet again
My little 13 year old me

0. PREMESSA
Abbiamo deciso di creare questa brochure che illustrasse il nuovo modello educativo che noi immaginiamo per il futuro, perché spinti da un’esigenza irrinunciabile. Non potevamo non rispondere a un’imperiosa voce interiore che c’induceva a raccogliere il sentire di milioni di genitori stanchi di dover affidare con ritrosia i loro figli a un’istituzione scolastica incapace di educarli in quanto anime.
Un sistema scolastico che tratta i nuovi esseri giunti sul pianeta come cervelli vuoti da colmare con vecchie nozioni, con l’unico fine d’inquadrarli rapidamente tra le fila dei docili consumatori, diventa ogni giorno più obsoleto e sempre più vicino al pensionamento.
Oggi abbiamo bisogno d’altro.
Allora ci siamo detti: chi, se non noi? Abbiamo in animo di diventare il punto di riferimento culturale, politico e spirituale per l’Italia dei prossimi anni, un’Italia dove non si fa più cultura, è in atto un profondo rigetto per la politica e fingiamo d’aver dimenticato che l’uomo è un essere spirituale circondato da un corpo fisico. Per questo motivo tocca a noi non perdere tempo a denigrare ciò che è presente, ma trasmettere una chiara Visione del futuro. I dirigenti di domani sono quei bambini che oggi, ogni mattina, accompagniamo, tenendoli per mano, fino sulla soglia degli edifici scolastici.
Ciò che viene insegnato loro dentro quegli edifici, è nostra piena responsabilità.
La maggior parte delle attività a cui dedichiamo la nostra vita cessa con la nostra morte. Il nostro posto in ufficio o in fabbrica verrà preso da qualcun altro, qualunque sia stata la nostra posizione nella scala gerarchica o l’entità della nostra paga. Ma è possibile restare in vita creando qualcosa che non cessi da un giorno all’altro. A questo dobbiamo mirare se vogliamo andarcene con dignità. Lottare ogni giorno per la realizzazione d’un ideale fa sì che in verità non moriamo mai del tutto, perché una parte di noi continua a vivere in quell’ideale generazione dopo generazione.
Salvatore Brizzi
1. DIDATTICA
I desideri dei bambini danno ordini al futuro.
Erri De Luca, scrittore

PRESUPPOSTI
Il nostro nuovo modello educativo parte dal presupposto che sia necessario rispettare tutte le fasi evolutive del bambino senza forzarle entro schemi predefiniti. Durante i primi anni il bambino acquisisce in successione la stazione eretta, la facoltà del linguaggio, la capacità di comunicare emozioni e la facoltà del pensiero; si attua così la graduale manifestazione dell’individuo. Nei primi sette anni di vita si può vedere come egli vive principalmente nel movimento e nell’emozione ed è dotato di inesauribili forze di imitazione: imita e accoglie tutto. È compito della scuola favorire tale processo di sviluppo prevalentemente fisico ed emotivo e fare in modo che avvenga in maniera equilibrata, senza incrementare eccessivamente un aspetto (per esempio quello mnemonico/intellettuale) a discapito degli altri (l’emotivo e il fisico/ludico).
È questo il motivo per cui, nel nuovo modello educativo, l’ingresso alla prima classe del bambino è subordinata all’attenta valutazione dei segni della maturità non solo intellettiva, ma anche corporea e affettiva. Infatti è fondamentale nella fase d’inserimento scolastico la valutazione della “maturità scolare” del bambino; vale a dire che la formazione della prima classe tiene in considerazione la profonda differenza di maturità – e quindi di disponibilità ad accogliere l’istruzione – che passa tra bambini nati nella prima parte dell’anno, e che arrivano all’inizio delle lezioni con sei anni e mezzo d’età, e bimbi nati in estate che sarebbero già scolarizzati senza il raggiungimento del sesto anno di vita. La legge attualmente in vigore permette l’anticipo dell’età scolare ma non consente deroghe sull’entrata ritardata (cosa che il ministro Moratti aveva invece introdotto).
Lo sviluppo armonico del bambino – nei suoi aspetti fisico, emotivo, mentale e spirituale – costituisce un tema importante e si colloca a fondamento di tutto l’edificio scolastico. L’intelligenza del bambino, infatti, nel primo settennio non è ancora completamente orientata verso la comprensione intellettuale del mondo, ma verso una cognizione più fisica ed esperienziale.
Ciò che determina il carattere e il successo nella vita, non sono le nostre doti e i nostri limiti, ma piuttosto il modo in cui abbiamo imparato a sfruttare le prime e gestire i secondi. Un’educazione attenta a tutte le dimensioni del bambino – fisica, psichica e spirituale – è la base sicura sulla quale costruire poi, negli anni della scuola, una solida educazione intellettuale.

GIARDINO D’ INFANZIA (da 12 a 36 mesi)
Partendo dal presupposto che l’aspetto più utile in termini di crescita sana per il bambino – che si trova in questa prima delicata fase del suo sviluppo – sia il semplice calore dell’ambiente familiare, si vuole comunque venire incontro a quelle famiglie che per esigenze lavorative hanno la necessità di appoggiarsi a queste strutture. In questa fascia d’età i bambini sono pagine bianche, un terreno fertile sul quale seminare il bello, il buono e il vero. Essi vengono massimamente influenzati dalle impressioni che provengono dall’esterno: le emozioni provate dagli adulti intorno a loro (genitori per primi) e il contatto fisico con altri esseri umani, bambini o adulti che siano.
Gioco, massaggi, ascolto della musica, contatto con oggetti costruiti con materiali naturali (legno in particolare), disegno, contatto con la natura.

SCUOLA MATERNA (3-5 anni)
Oggi le scuole materne in Italia sono già strutturate sufficientemente bene. In questa età ci si deve concentrare soprattutto sul gioco e l’acquisizione della motricità. È un’età nella quale il bambino cresce imitando, per cui è essenziale che le maestre abbiano loro per prime acquisito quelle qualità morali che sono destinate a trasmettere. Riveste allora capitale importanza un programma di formazione degli insegnanti mirante anche alla costruzione dell’essere, anziché solo all’apprendimento di tecniche educative.
Nel nuovo modello le scuole materne diventano tutte bi-lingue (si impara giocando, attraverso canzoni e filastrocche, senza lo studio delle regole), perché oggi lo sono ancora in poche, mentre questa è l’età migliore per acquisire una seconda e una terza lingua senza sforzo.
Si può iniziare con un’attività sportiva. Per esempio è riconosciuto che questa sia l’età migliore per cominciare a praticare nuoto, il quale non è traumatico per la struttura fisica ed è completo, mentre dopo questa età l’apprendimento del nuoto diverrà per il bambino sempre più difficoltoso.
Grande importanza riveste poi la narrazione della fiaba: in essa vengono raccontati per immagini archetipiche il coraggio, la sofferenza, la lotta tra il bene e il male, tutti concetti che appaiono all’anima del bambino senza necessità di spiegazioni intellettuali. Nelle fiabe tradizionali viene descritta la sconfitta del male da parte dell’Eroe, il quale trionfa grazie al superamento di prove, anche dolorose, che fanno emergere le sue risorse interiori: il coraggio, la generosità, la tenacia, la costanza, l’amore per l’ideale, ecc.
Si propongono ritmicamente, nel corso della giornata e della settimana, i semplici gesti quotidiani come la cura delle piante, il riordino delle stanze, la preparazione del pane, e così via.

SCUOLA ELEMENTARE (6-10 anni)
L’educazione non deve più ridursi a un’attività di “inserimento dati” nelle teste dei giovani allievi, ma deve tener conto di quali sono gli insegnamenti che meglio si addicono allo sviluppo sia del bambino che del giovane all’interno di ogni particolare fascia d’età. Non si tratta più di dover rispettare un programma a tutti i costi, perché si ritiene indispensabile che entro i 10 anni d’età un bambino debba obbligatoriamente venire a conoscenza di una certa quantità di informazioni, costi quel che costi. Nella nuova visione dell’educazione non è più importante quante cose il bambino sa, bensì quanto risulta sano il suo sviluppo. Il bambino – e così l’essere umano in generale – è un insieme di corpo, emozioni, intelletto e anima; va pertanto tenuto conto del sano sviluppo di tutte queste istanze, mentre oggi il bambino viene considerato alla stregua d’un contenitore intellettuale nel quale le manifestazioni emotive e l’espressione corporea vanno tenuti il più possibile sedati durante le ore di lezione. In questa fascia d’età non è pertanto consigliabile un sovraccarico della mente.
Si praticano disegno, pittura, modellato, musica, euritmia (arte del movimento legata alla parola e alla musica), lavori manuali come lavare, cucinare, giardinaggio, cura dell’orto, varie attività sportive, ecc.
Viene introdotto lo studio della grammatica nell’apprendimento delle lingue straniere.
L’attività intellettuale è comunque limitata a poche ore settimanali, che aumentano nel corso dei cinque anni con l’incrementarsi dello sviluppo delle facoltà mentali del bambino. In ogni caso nella quinta classe non superano mai le 2 ore giornaliere e mai più di un’ora di seguito.
Il medesimo maestro insegna le materie principali (italiano, aritmetica, storia, geografia, scienze) e accompagna la stessa classe per tutto il corso di studi; ne è quindi pienamente responsabile e il suo lavoro diviene fonte di soddisfazione, in quanto vede egli stesso i risultati nel tempo dei suoi sforzi educativi.
Lo scopo del lavoro del maestro non è fare in modo che al termine dei cinque anni tutti i suoi allievi siano in grado di ripetere una certa quantità di nozioni apprese durante le lezioni, bensì lo sviluppo armonico (fisico, emotivo, mentale e spirituale) della personalità dei suoi allievi. Da questa prospettiva le materie artistiche e manuali hanno pari dignità rispetto a quelle umanistiche e scientifiche.
Ponendo l’accento sull’espressione artistico/emotiva e su quella corporea si sviluppano capacità differenti rispetto a quelle intellettuali: l’intuizione, la volontà, l’iniziativa, la collaborazione, l’interazione con l’ambiente… che vengono a mancare in un’educazione troppo precocemente intellettuale, dove l’allievo si limita a imparare mnemonicamente e ripetere. L’atteggiamento artistico riveste un ruolo fondamentale sia alle elementari che alle medie; esso previene il rischio di un precoce indurimento cerebrale e di un’anticipata cessazione della creatività, rendendo così maggiormente proficui gli anni delle superiori e del successivo apprendimento universitario.

SCUOLA MEDIA (11-13 anni)
In questa fascia d’età si può approfondire l’educazione di tipo intellettuale, anche se il numero di ore da dedicare a questo genere di apprendimento non può ancora avvicinarsi a quello attuale (cinque ore al giorno tutti i giorni). Nel nuovo modello educativo che noi proponiamo la testa, il cuore e la mano hanno un’importanza qualitativamente uguale per lo sviluppo del bambino.
Viene data minor importanza all’apprendimento mnemonico per lasciare spazio alla riflessione. Per esempio, la storia concepita come successione di battaglie – con date e risultati da ripetere a memoria, quasi fossero i risultati di un campionato di calcio – verrà sostituita da una concezione più matura di questa materia: una storia dello sviluppo psicologico dei popoli e delle organizzazioni sociali, il che abituerebbe i giovani a ponderare sui reali perché degli errori commessi in passato e su ciò che invece si è rivelato positivo. La geografia non si ridurrà più all’attività di memorizzazione dei nomi dei fiumi e delle nazioni confinanti, ma riguarderà la conoscenza delle differenti culture e lo studio delle caratteristiche del territorio dal punto di vista della sostenibilità ambientale.
Anche nel corso dei tre anni di scuola media il professore che si occupa delle materie principali (italiano, storia, geografia, scienze) è uno solo e segue la classe per tutta la durata degli studi, affiancato dagli insegnanti delle materie specifiche (matematica, lingue, discipline sportive, discipline artistiche, ecc.). Come alle elementari i ragazzi hanno sempre una figura basilare di riferimento che deve essere chiaramente identificabile.
Alle scuole medie viene introdotto il teatro, in quanto attività indispensabile nel percorso di conoscenza della propria emotività e nell’apprendere l’utilizzo del proprio corpo come strumento espressivo. Proseguono lo studio e la pratica delle altre principali forme d’arte e continua a essere presente un certo numero di ore da dedicare sia all’attività sportiva che al contatto con la terra, che deve rimanere costante nell’arco degli 8 anni di istruzione primaria (ogni classe è responsabile del mantenimento di un giardino e di un orto).
Per quanto concerne l’attività fisica, questa non sarà più ridotta a un paio d’ore settimanali nel corso delle quali solitamente la classe gioca a calcetto o a pallavolo, ma riguarderà un serio apprendimento di almeno due discipline sportive a scelta dell’allievo: arti marziali, nuoto, atletica leggera, ecc.
Sia alle elementari che alle medie non esiste la bocciatura e non vengono dati voti. Semplicemente si fa notare dove l’allievo ha commesso degli errori. L’insegnante responsabile della classe ha il compito di stimolare i suoi allievi in maniera da portarli avanti tutti, ognuno con il suo personale livello, e non viene ritenuto necessario che tutti aderiscano al medesimo modello di riferimento medio. L’apprendimento non viene vissuto dal bambino con ansia e preoccupazione, ma con entusiasmo e sempre rinnovata meraviglia. L’impulso alla conoscenza non viene stimolato nel bambino alimentandone la competitività verso i compagni, ma nutrendo il suo interesse, facendo emergere la sua sete interiore.
In questo ciclo di studi vengono introdotte le votazioni degli alunni nei confronti dei professori. A metà anno e a fine anno gli allievi riempiono un questionario dove assegnano dei voti ai professori in riferimento a una serie di attitudini: comunicazione, preparazione tecnica, simpatia, correttezza, capacità di relazione, e così via…
Questa iniziativa proseguirà anche nelle scuole superiori e sarà utile affinché gli insegnanti possano comprendere, attraverso un feedback reale, quali loro aspetti vengono apprezzati dagli allievi e quali invece vengono ritenuti carenti, e in tal modo avere la possibilità di migliorarsi in corso d’opera. Si tratterà di una valutazione determinante nella scelta del corpo insegnanti di anno in anno.
Questo genere di educazione fa sì che il ragazzo si prepari a divenire un adulto completo, ossia intuitivo, creativo e capace di inquadrare sotto ottiche differenti i problemi lavorativi che incontrerà in futuro. Se non si focalizzerà troppo precocemente (prima dei 14 anni) sull’attività mentale di immagazzinamento dati, avrà più possibilità di divenire un adulto maturo sotto ogni aspetto, senza accusare eccessivi squilibri – prevalenza dell’emisfero sinistro sul destro – nel suo sviluppo come essere umano e cittadino libero.
Alle scuole medie è indispensabile che venga introdotta l’Educazione Sessuale. Oggi sono già stati fatti dei timidi tentativi, ma è necessario impegnarsi maggiormente in questa direzione istituendo un corso regolare che preveda un numero minimo di ore tenute da un esperto e non dall’insegnante di Scienze, che potrebbe benissimo non sapere nulla in tema di sessualità.
Ricordiamoci che al termine di questo ciclo di studi il ragazzo deve essere messo nelle condizioni di poter individuare le sue passioni ed essere in grado di decidere con cognizione di causa quale corso di studi intraprendere alle scuole superiori. Occorre quindi che abbia raggiunto un certo grado di maturità. Cosa che quasi mai si verifica oggi, tanto che i ragazzi dopo le scuole medie non hanno ancora la più pallida idea di cosa vogliono fare nella vita, nonostante siano già chiamati a compiere delle scelte che condizioneranno il resto della loro esistenza.

SCUOLA SUPERIORE (14-18 anni)
Al termine dei 5 anni di scuola superiore – o di 3 anni per gli Istituti Professionali – lo studente deve essere in grado di inserirsi nel mondo del lavoro. L’ultimo anno di un qualunque Istituto Tecnico o Professionale deve prevedere un certo monte di ore di tirocinio in azienda. Nel nuovo modello educativo che noi proponiamo la scuola superiore smette di rappresentare una fase “di passaggio” in attesa della formazione universitaria alla quale oramai tutti si sentono costretti, e diviene invece una porta reale verso il mondo lavorativo. Differente resta il discorso dei Licei, i quali mantengono come prima finalità il proseguimento degli studi.
Possedere a 18 anni gli strumenti professionali per interagire con il mondo del lavoro deve tornare a essere la norma, non l’eccezione. Dopo aver studiato alle elementari e alle medie per 8 anni, e in un Istituto Superiore per altri 5 anni, un qualunque giovane dotato di capacità normali deve già essere in grado di operare correttamente all’interno di una professione. Lo studio universitario può così riprendere il suo ruolo di percorso addizionale dedicato a chi vuole entrare nel mondo della ricerca oppure svolgere mansioni che richiedono un elevato grado di professionalità quali il medico, l’ingegnere, l’avvocato, ecc. Rappresenta invece un’aberrazione il fatto che un venditore di automobili, un commercialista, un assicuratore, un immobiliarista o un ragioniere al giorno d’oggi siano tutti provvisti di laurea per il solo motivo che non hanno trovato lavoro prima, e quindi si sono iscritti all’università. Innanzitutto partiamo dal presupposto che non esiste un mestiere che possiede minore dignità d’un altro. Nelle società del passato chi “possedeva l’Arte” era tenuto in grande considerazione. Oggi, in una visione distorta di ciò che ha davvero valore, si pensa che fare il panettiere possegga minor dignità del fare l’ingegnere o il medico… e ci si aspetta anche di venire pagati di meno o di ottenere meno successo nella vita. Ma è dignitoso tutto ciò che viene fatto per passione, e questo è il solo metro di giudizio; mentre è privo di dignità ogni mestiere che viene svolto per mera sopravvivenza, con il solo scopo di portare a casa dei soldi, indipendentemente da quanto si venga pagati. Non è il fatto di dover tornare a casa con le mani sporche di grasso a rendere un mestiere meno dignitoso, bensì il fatto di non stare lavorando con autentica passione.
Se dopo tre anni di scuola superiore ho in mano un mestiere e questo rappresenta la mia passione, non devo lasciarmi suggestionare dagli stimoli sociali e cercare la laurea a tutti i costi, per poi magari andare a svolgere un lavoro che non sento davvero mio.
I primi otto anni di educazione primaria gestiti secondo i criteri sopraesposti consentono al giovane di acquisire maggiore dimestichezza con la creazione materiale attraverso l’utilizzo delle proprie abilità manuali. Egli impara a sentirsi pienamente appagato dallo svolgimento di mestieri di carattere artistico e artigianale. Ciò farà sì che molti più giovani rispetto a oggi sceglieranno di iscriversi alle scuole superiori con la finalità d’imparare un mestiere entro i successivi 3-5 anni, piuttosto che focalizzare tutto il proprio futuro sugli studi universitari. Dobbiamo immaginare un mutamento sociale: emergerà un rinnovato amore per gli antichi mestieri e per l’espressione artistica in tutte le sue forme. I laboratori degli artigiani, gli istituti d’arte e i conservatori torneranno a riempirsi. Una società dove i bambini vengono educati all’arte sin dai primi anni di scuola diverrà più sensibile sotto questo aspetto, per cui la nuova ondata di artigiani e artisti – che oggi resterebbero in massima parte disoccupati – troverà una collocazione lavorativa grazie alla mutata sensibilità sociale.
Anche alle scuole superiori per ogni classe viene indicato il professore che fungerà da insegnante di riferimento che accompagnerà gli studenti nello svolgimento di tutta la durata del corso di studi. Anche qui vige la regola di assegnare i voti ai professori a metà e a fine anno.
Indipendentemente dal corso di studi in questione abbiamo individuato alcune materie che è indispensabile vengano imparate da tutti (sia nei Licei che negli Istituti Tecnici o Professionali). Una di queste è l’Educazione Finanziaria. Questa materia ha il compito di insegnare la gestione del denaro e il rapporto psicologico che si instaura fra noi e il denaro. Oggi è enorme la percentuale di persone che pur avendo conseguito una laurea, e pur lavorando regolarmente, vive appena sopra la soglia della povertà. Questo perché è stato loro insegnato tutto ciò che concerne una particolare materia, ma non è stato insegnato loro come rapportarsi al denaro una volta lasciato il mondo degli studi per entrare in quello del lavoro. Questo aspetto della vita delle persone viene affidato al caso, alla fortuna, tanto che nemmeno chi si laurea in economia impara a gestire nella pratica il suo denaro.
Un’altra materia che dovrebbe trovare spazio nella formazione di un qualsivoglia essere umano, indipendentemente dal mestiere che andrà a svolgere, è Tecniche di Comunicazione. Imparare i rudimenti della comunicazione al fine di saper riconoscere i segnali della comunicazione non verbale che ci giungono dagli altri e saper agire di conseguenza, oggi è oramai divenuto indispensabile per chiunque. Saper capire quando l’altro ci sta mentendo o quando è ben disposto nei nostri confronti, risulta essere utile sia che io faccia il meccanico sia che io occupi una posizione manageriale. Quanti affari vanno a monte semplicemente perché non abbiamo saputo interpretare un segnale o perché il nostro corpo ha inconsciamente mandato un certo segnale all’interlocutore?
Infine abbiamo quello che gli americani chiamano il Life Training (in italiano può essere tradotto come “allenamento alla vita”), una materia che insegna a sviluppare le potenzialità individuali e a prendere in mano la propria esistenza. Si tratta d’imparare a scoprire i propri obiettivi e focalizzarsi su di essi, sintonizzarsi sull’abbondanza anziché sulla penuria, comprendere che la vera ricchezza sta nel dare e il ricevere ne è una diretta conseguenza, trasformare gli ostacoli in opportunità di crescita da sfruttare, uscire dalla critica e dal giudizio, realizzare che ogni evento della vita è denso di significato e nulla ci accade a caso.
Integrando il programma di studi con queste materie si consente ai giovani di entrare nel mondo del lavoro con i mano degli strumenti concreti per giocarsi al meglio le proprie carte, anziché, come avviene oggi, venire gettati nel mercato come degli sprovveduti ignari di quelle fondamentali regole che muovono il denaro, la comunicazione… e la vita in generale.
ESEMPI DI NUOVE SCUOLE

Istituto di naturopatia
Questo è un istituto di nuova concezione, in quanto esistono già delle scuole di naturopatia, le quali però non fanno ancora parte dei corsi di studio ufficiali. Oltre alle materie classiche (letteratura italiana, lingue straniere, ecc.) verranno proposte le seguenti materie: alimentazione naturale, terapie essene e lettura dell’aura, Shiatsu, Riflessologia, anatomia, anatomia sottile, fisiologia, medicina cinese, Ayurveda, omeopatia, floriterapia, elementi di chimica.
Il triennio iniziale è uguale per tutti, mentre negli ultimi due anni del quinquennio lo studente può specializzarsi solo in alcune di queste discipline, nell’ambito delle quali eserciterà poi la sua professione. Il corso di studi potrà essere integrato, a discrezione del professore responsabile del corso, e su indicazione degli studenti, con interventi di esperti esterni che approfondiranno alcuni temi (Reiki, Iridologia, Fisiognomica, Digiunoterapia, Alchimia e Spagiria, Erboristeria, Medicina di Hamer, Ipnosi, ecc.)

L’IFOPA (Istituto per la Formazione degli Operatori della Pubblica Amministrazione)
Il fine di questa scuola è fornire un’educazione specializzata a coloro che vogliono intraprendere la carriera pubblica. Si va dal semplice impiegato al massimo dirigente di un ente pubblico. Oltre a studiare bene tutto il contesto istituzionale nel suo complesso, e non solo le competenze nei limiti del proprio Ufficio, lo studente dovrà essere educato a percepire il suo futuro ruolo come una vera e propria missione, e 8
non più come un mestiere di comodo, dove il burocrate trascorre l’esistenza parcheggiato tra le pieghe dello Stato. La motivazione che spinge un individuo a lavorare nella “cosa pubblica” deve sempre essere improntata al Bene Comune della cittadinanza e non all’immobilismo e alla conservazione della tradizione.
Questo corso di studi prevede una formazione di primo livello, della durata di tre anni, per la preparazione degli impiegati, e una formazione di secondo livello, della durata di cinque anni, per la classe dei dirigenti.

Liceo per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo
Questo è un liceo di nuova concezione che si pone come obiettivo la formazione spirituale dello studente, sia sotto l’aspetto intellettuale che sotto quello pratico. In aggiunta alle materie più classiche (letteratura italiana, lingue straniere, ecc.) verranno proposte le seguenti materie: storia della filosofia esoterica, studio comparato delle religioni, Teosofia (Blavatsky, Bailey, Leadbeater, Powell, ecc.), Antroposofia di Rudolf Steiner, alchimia e magia, Quarta Via di Gurdjieff, psicologia transpersonale, Programmazione Neuro Linguistica.
Il triennio iniziale è uguale per tutti, mentre negli ultimi due anni del quinquennio lo studente può specializzarsi solo in alcune di queste discipline, nell’ambito delle quali eserciterà poi la sua professione di insegnante. Il corso di studi potrà essere integrato, a discrezione del professore responsabile del corso, e su indicazione degli studenti, con interventi di esperti esterni che approfondiranno alcuni temi (Sciamanesimo, Tantra, Esegesi dei Vangeli, Costellazioni Familiari, Advaita Vedanta, ecc.).

2. FORMAZIONE INSEGNANTI
Durante i miei nove anni alle scuole superiori non sono riuscito a insegnare niente ai miei professori! Bertolt Brecht, drammaturgo
Chi è l’insegnante nel nuovo sistema educativo?
Al centro del nuovo modello educativo non viene più posto il programma di studi, bensì l’insegnante, la figura del Maestro. Mentre nel vecchio modello scolastico il programma era l’aspetto essenziale e poteva essere portato avanti da chiunque (a un certo punto si è addirittura ipotizzata la sostituzione dell’insegnante con un robot), poiché l’importante era che alla fine del ciclo scolastico l’allievo sapesse ripetere a memoria un certo numero di nozioni, in futuro sarà invece centrale la figura dell’essere umano che aiuterà gli allievi a divenire a loro volta essere umani completi. L’autentico educatore non inserisce dati dentro dei cervelli, ma tira fuori (e-ducere=condurre fuori) da ogni studente il meglio di quanto costui possiede al suo interno in termini di qualità e capacità, in maniera da indirizzarlo nei suoi futuri anni di vita.
Il Maestro è sempre un individuo fortemente motivato e consapevole del fatto che per diventare realmente “maestri” occorre innanzitutto un costante impulso all’autoeducazione personale. Quella dell’insegnante è una missione carica di responsabilità e non può essere portata avanti come un qualunque altro lavoro, solo 9
per guadagnare uno stipendio. In realtà nessun lavoro dovrebbe essere svolto con questo spirito. In futuro, perché tale sistema educativo possa davvero funzionare, bisognerà mettere l’accento sulla preparazione umana – quindi anche corporea, emotiva, morale e spirituale – dell’insegnante e non unicamente sulle sue capacità intellettuali. Il Maestro deve tornare a essere il modello di vita degli studenti e non solo un dispensatore di nozioni e relativi giudizi di merito, dove il suo status morale e spirituale non riveste alcuna importanza ai fini della trasmissione delle nozioni.

Progetto di formazione insegnanti
Per passare dal vecchio sistema educativo al nuovo, è necessario preparare gli insegnanti certificandoli per mezzo della frequenza di uno specifico corso di perfezionamento della durata complessiva di otto mesi. Questo è il Corso per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo, capace di rivoluzionare le modalità educative degli insegnanti. All’interno del corso vengono trattati temi come: Consapevolezza di sé, meccanicità dei comportamenti umani, tecniche di Comunicazione Consapevole, gestione dello stress, risoluzione dei conflitti, tecniche di PNL, capacità di vivere nel Qui-e-Ora, non-giudizio, Legge dello Specchio, non-attaccamento, gestione dell’immaginazione negativa, gestione delle emozioni negative, ecc.

Il progetto viene rivolto a quattro categorie differenti:
a) A chi sta già svolgendo la professione di insegnante si propone di seguire, parallelamente al suo lavoro, un corso di perfezionamento da svolgersi settimanalmente in orario serale e che consiste nel Corso per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo, articolato in 22 lezioni di circa due ore ciascuna. Il corso si sviluppa lungo otto mesi, da Ottobre a Maggio, e l’esame finale serve a ottenere la certificazione di appartenenza di quell’insegnante al nuovo modello educativo.
b) Al neolaureato che è in attesa di intraprendere la professione di insegnante, si propone il medesimo corso di 22 lezioni e la relativa certificazione.
c) Lo studente che, terminate le scuole superiori, si iscrive in una qualunque facoltà universitaria, nel momento in cui manifesta il desiderio, può iscriversi al Corso per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo e frequentarlo parallelamente al suo corso di studi, in maniera da essere pronto, una volta ottenuta la laurea, a insegnare la sua materia secondo il nuovo modello educativo. Si tenga conto che, data la sua natura – non nozionistica, ma esperienziale – la certificazione va confermata ogni tre anni per mezzo della ripetizione dell’intero corso, per cui allo studente universitario non conviene certificarsi troppo in anticipo rispetto alla data prevista per il conseguimento della laurea e l’inserimento nel mondo del lavoro.
d) Allo studente che si iscrive alle scuole superiori sarà data in futuro la possibilità di frequentare il Liceo per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo, al termine del quale si diventa istruttori del Corso per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo oppure insegnanti di talune materie all’interno dello stesso Liceo.
La novità assoluta del nuovo modello educativo consiste proprio nel rivolgere all’insegnante la proposta di un cammino di crescita personale, con il fine di conoscere meglio se stesso prima di tentare di conoscere l’altro, onde evitare di guardare agli allievi attraverso il filtro dei propri meccanismi psicologici. L’autentica educazione è un atto che si compie per mezzo dell’esempio più che attraverso il passaggio di informazioni, per questo è importante che gli insegnanti si rendano per primi più consapevoli e più soddisfatti della propria vita, affinché possano esprimere appieno la propria Umanità e farsi modelli delle migliori qualità, anziché esempi di frustrazione e insoddisfazione.
Un nuovo paradigma
La filosofia meccanicistica, dicotomica e frammentata, predominante da secoli nella civiltà occidentale, condiziona anche le proposte educative, nell’ambito delle quali viene costantemente operata una separazione tra individuo e ambiente esterno, mente e corpo, testa e cuore.
Il nuovo paradigma, emergente anche in ambito scientifico, opera attraverso una comprensione unitaria dell’esistenza e presta attenzione all’interdipendenza tra gli esseri viventi e fra questi e l’ambiente, giungendo ad annullare la separazione tra la coscienza dell’individuo e l’ambiente che lo circonda, il quale, nell’ambito del nuovo paradigma, risulta essere ampiamente influenzato dal modo di pensare dell’essere umano.
La realtà esterna identificata come specchio di ciò che siamo interiormente risulta essere l’assunto principale del paradigma conoscitivo emergente in questi ultimi decenni.
Sulla base di queste premesse si evince l’importanza di fornire all’insegnante del nuovo modello educativo un contesto di formazione teorica e pratica di ampio respiro, capace di contemplare al suo interno e veicolare efficacemente questa nuova visione della realtà, figlia del paradigma emergente.
Nel nuovo modello educativo si pone l’accento sulla preparazione dell’insegnante come essere umano completo, in grado di ritrovare il valore e la responsabilità del suo ruolo nel cammino che accompagna bambini e ragazzi verso la piena realizzazione di se stessi come esseri completi.
Il nuovo insegnante avrà cura dei ritmi personali di apprendimento, evidenziando i talenti insiti in ogni studente, al fine di permettere la piena espressione del potenziale del singolo e di questo in relazione alla classe.
Per permettere questo cambio di rotta è necessario migliorare la preparazione degli insegnanti del futuro, e integrare quella dei docenti che già operano.

“Diventa il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.”
Gandhi

3. BISOGNI SPECIALI
“Gli esseri umani nascono ignoranti, ma non stupidi. Li rende tali l’educazione. Claude-Adrien Helvétius” filosofo
I bambini disabili
Nel nuovo modello educativo la disabilità viene vista come una possibilità di arricchimento per l’esperienza di vita della persona disabile così come per coloro che la circondano. È importante far sperimentare e convivere i bambini con la diversità e le varie forme di disabilità. Altrettanto fondamentale sarà educare i bambini disabili a trovare le proprie risorse dentro di sé, imparare a lavorare sui propri talenti e capacità (è importante cosa SO fare, non cosa NON POSSO fare) invece di identificarsi con le proprie difficoltà. Educare contemporaneamente i compagni non disabili a relazionarsi alla pari, ad aiutare in prima persona il compagno disabile.
Negli altri paesi del mondo l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità è gestita in percentuali variabili tra integrazione totale (a cui si avvicina il modello italiano, in cui tutti i bambini disabili, indipendentemente dalla loro specificità, vengono inseriti nella scuola pubblica) e inserimento in scuole specializzate, dove la didattica è interamente costruita attorno alla specifica disabilità, ma non c’è l’incontro con alunni ordinari. Secondo noi è possibile trovare una via intermedia secondo la quale la persona disabile può frequentare una scuola specializzata per le esigenze della sua disabilità (il motivo principale per cui in Italia l’inserimento nella scuola pubblica è totale, è la non volontà di trovare i fondi per allestire scuole specializzate) e al contempo venire inserita in una classe pubblica. In quest’ottica l’insegnante di sostegno, laddove necessaria, svolgerà una funzione di “ponte” fra le due differenti realtà nelle quali il bambino realizzerà il suo percorso di crescita.

I bambini iperdotati
Per i bambini iperdotati, anche detti “ad altissimo potenziale intellettivo”, paradossalmente, il principio è lo stesso che vale per i bambini disabili, ossia la possibilità di frequentare sia la scuola pubblica, dove avviene l’incontro con bambini mediamente dotati – che risulta sempre arricchente per entrambe le parti – sia una scuola specializzata all’interno della quale il bambino può confrontarsi alla pari con altri iperdotati (circa il 3% della popolazione infantile) e può trovare gli strumenti necessari per procedere, nell’apprendimento, alla velocità che gli è più consona. È semplicemente assurdo che vengano dedicati molto tempo ed energie a non far sentire troppo a disagio i bambini disabili, mentre vengono totalmente trascurati i bisogni della categoria opposta, dalla quale può dipendere il futuro di una nazione. La ricerca scientifica mostra che la depressione è significativamente più frequente nei bambini intellettualmente iperdotati rispetto ai loro coetanei, in quanto in una normale scuola pubblica si sentono “castrati”.

4. RAPPORTI SCUOLA-FAMIGLIA
“L’educazione è una bella cosa; tuttavia è bene ricordare, almeno una volta tanto, che nulla di ciò che veramente conta di conoscere può essere insegnato.” Oscar Wilde, scrittore

Introduzione

Come abbiamo visto nelle precedenti sezioni, il nuovo, seppur antico, concetto di educazione (e-ducere: condurre fuori) scardina completamente l’impostazione didattica e organizzativa del sistema scolastico attualmente in uso in Italia.
Gli insegnanti, così come i genitori, devono prendere consapevolezza e assimilare, loro in primis in quanto adulti, questo nuovo approccio alla crescita del bambino, favorendo lo sviluppo del suo essere a 360°. Questo è il senso dei corsi di perfezionamento e della relativa certificazione di cui abbiamo parlato in precedenza.
Le famiglie spesso non sono consapevoli delle dinamiche con cui viene svolta l’attività scolastica, in quanto si interessano agli aspetti superficiali, basando le loro conclusioni su ciò che più sembra contare: il voto finale.
La scuola, in quanto istituzione educativa, può offrire delle opportunità di crescita anche ai genitori dei ragazzi, coinvolgendo le varie cellule dell’organo chiamato famiglia.
Il contributo dei genitori incoraggia il coinvolgimento scolastico dei ragazzi. È fondamentale l’esistenza di un dialogo costante e un’intensa collaborazione da parte di entrambe le parti: casa e scuola. L’atteggiamento che i genitori pongono verso la scuola influisce su quello che viene poi assunto dai ragazzi nei confronti del proprio percorso scolastico. È molto importante che essi si sentano appoggiati da adulti che non percepiscano essi stessi la scuola semplicemente come un inevitabile fastidio.
Costruire buone relazioni è molto importante, sia da parte dei docenti che da parte dei genitori. Essendo questi ultimi un punto di riferimento molto importante per i loro figli, essi devono essere resi partecipi dell’attività scolastica da parte degli insegnanti, che dovranno garantire loro la possibilità di avvertirne il significato, l’influenza e gli obiettivi comuni a lungo termine che potranno essere raggiunti grazie a una collaborazione fattiva.
Il ruolo della famiglia va potenziato da parte della scuola, che deve aprire le proprie porte e chiarire l’obiettivo comune: la realizzazione dei ragazzi come persone Consapevoli di sé stesse, in grado di essere felici, usando tutte le loro potenzialità a partire dalla sfera fisica per giungere a quella spirituale, divenendo individui di 13
successo in grado di scegliere e creare il proprio Presente.
“La collaborazione educativa tra scuola e famiglia è, quindi, un punto di forza irrinunciabile per dare ai ragazzi le massime opportunità di sviluppo sereno e armonioso.
È necessaria la ricerca di correlazione tra le differenze, una carica di umiltà per saper sempre ridimensionare i nostri confini, per accogliere e sup-portare chi non è subito in sintonia.
La scuola in trasformazione e la coppia genitoriale in evoluzione auto-educativa; entrambe richiedono spazi essenziali al fine di poter compiere fino in fondo i propri itinerari di senso.”
Letizia Moratti

Si deve puntare sul gioco di squadra, stabilendo dei punti cardine di collaborazione. Instaurare relazioni di fiducia. Bisognerebbe mirare alla percezione, da parte degli studenti, della scuola non come ambiente ostile e ostacolante ma come un secondo luogo di crescita sociale, susseguente ma non secondario alla propria casa.

“Talvolta pensiamo di essere più inefficaci, più deboli di quanto siamo. Secondo me il cuore dei ragazzi e dei bambini é sempre pronto ad aprirsi a un adulto efficace.
Dobbiamo ritrovare il significato delle cose che andiamo a fare, la nostra vita si deve arricchire di significati, credo che quello che facciamo con significato ci torna indietro, ci dà benessere, ci arricchisce.
Dobbiamo poter ritrovare il senso di quello che facciamo.
La sinergia fa rimettere in moto delle cose che si sono perse, che non ci sono più, come le famiglie, anche noi insegnanti dobbiamo poter ritrovare le risorse.
I ragazzi hanno bisogno di vedere che gli adulti stanno lavorando per il loro futuro.”
Rita Grazia Ardone

Metodi pratici

* Inizialmente, per facilitare la comunicazione tra ragazzi, insegnanti e genitori, si può pensare all’inserimento di uno o più mediatori scolastici, una figura che tesse legami e mette in comunicazione questi tre differenti mondi.
A volte l’impatto troppo diretto ostacola la comprensione, mentre una figura neutrale rappresenta l’opportunità di un punto di vista esterno volto al raggiungimento di soluzioni senza troppe discussioni superflue.
Queste figure aprono un varco nell’incomunicabilità per poi dissolversi a risultato raggiunto.

* Organizzazione di attività extra-scolastiche ludiche che prevedono momenti di condivisione e divertimento, favorendo l’espressività dei ragazzi in relazione con tutti gli insegnanti, permettendo a questi ultimi di conoscere i loro allievi passando un po’ di tempo con loro e individuando le loro qualità al di fuori del classico “banco di scuola”.

* Organizzazione di attività di formazione continua per insegnanti e genitori su temi come l’educazione, la crescita, la famiglia, la società, ecc… Qui si configura la possibilità per l’insegnate di certificarsi per mezzo di un Corso per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo. 14

* Organizzazione di assemblee genitori-insegnanti dove gli uni informino gli altri della situazione della classe, degli obiettivi raggiunti e di quelli prossimi, delle attività svolte in aula e da svolgere a casa per facilitare i processi di apprendimento dei ragazzi, informazioni, idee, perplessità …

* Creazione di “gruppi genitoriali” che partecipano attivamente all’attività scolastica promuovendo la responsabilità e il miglioramento continuo delle scuole.

* Proporre degli argomenti da affrontare in famiglia (società, cultura, individualità, responsabilità, crescita interiore, ecc …) e sostenere i genitori nel caso in cui non sappiano come farlo. Qui si configura la possibilità anche per i genitori di frequentare un Corso per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo pensato per la famiglia anziché per il corpo insegnanti.

* Stabilire un solo insegnante come punto di riferimento per i colloqui trattanti il percorso scolastico dell’alunno con i rispettivi genitori. L’insegnante in questione verrà fornito da parte dei docenti delle altre discipline, attraverso un breve incontro e la consegna di una relazione, di tutte le informazioni a tal riguardo ed esplicherà ai genitori il cammino che il ragazzo sta compiendo, arricchito dal punto di vista di ciascun educatore. Per problemi particolari riguardanti una delle parti (genitori – insegnante) ci si potrà rivolgere al mediatore scolastico, il quale provvederà ad applicare le sue conoscenze per affrontare al meglio la situazione.

L’educazione d’un ragazzo è un percorso che unisce e coinvolge tutti i membri del nucleo familiare. Può essere occasione di approfondimento dei legami, di soluzione delle incomprensioni anche all’interno del nucleo familiare stesso, di crescita individuale e collettiva.

5. RAPPORTI SCUOLA-LAVORO
L’educazione non è ciò che il maestro dà, ma è un processo naturale che si svolge spontaneamente nell’individuo umano; essa non si acquisisce ascoltando delle parole, ma per virtù di esperienze effettuate nell’ambiente. Il compito del maestro non è quello di parlare, ma di preparare e disporre una serie di motivi di attività culturali in un ambiente appositamente preparato. Maria Montessori, pedagogista
Oltre al compito educativo, con il progredire dell’età degli alunni la scuola ha anche un compito “formativo” a livello professionale, nel preparare gli studenti all’ingresso nel mondo del lavoro.
Questo compito attualmente viene espletato senza tenere realmente conto di attitudini e talenti del ragazzo e con modalità di stampo puramente nozionistico-teorico, senza quindi un effettivo collegamento degli insegnamenti con la realtà economico-produttiva e con la realtà quotidiana.
Seppure negli ultimi anni qualche tentativo è stato fatto per avvicinare i ragazzi al mondo del lavoro attraverso la possibilità di partecipare a uno stage in azienda, siamo ancora molto lontani dall’obiettivo. Nella visione di un nuovo modello educativo, l’insegnamento in classe, la messa in pratica e l’esperienza sul campo, devono essere strettamente connessi tra loro, stimolando riflessione ed espressione creativa, e non risultare una mera appendice.
Per quanto riguarda i talenti e le attitudini personali del ragazzo, come si è visto già nella sezione Didattica, la scuola ha il compito di stimolare e facilitare l’espressione degli stessi, perciò se è stato fatto un buon lavoro negli anni precedenti, avvicinandosi al momento della scelta di un indirizzo di studi per una futura professione, il ragazzo si avvierà con naturalezza verso ciò che più corrisponde all’espressione di sé.
Sotto questo aspetto è necessario che, a monte, a livello culturale-sociale, si sgombri il campo da quella sottile divisione di rango che al giorno d’oggi ancora insiste tra licei e istituti tecnici o professionali, tra professioni “di prestigio” e professioni cosiddette “umili”. In questo senso anche le famiglie dovranno essere stimolate e supportate nel rivedere proiezioni e aspettative nei confronti dei figli. Il nuovo messaggio che deve passare può essere riassunto in questa affermazione: ciò che fornisce dignità a un mestiere è la passione con la quale esso viene svolto. Nessun mestiere è dignitoso se non viene sentito nel Cuore ed è svolto con il solo fine di portare a casa uno stipendio.

Detto questo vediamo come potrebbero essere impostati i rapporti Scuola-Mondo del Lavoro, nella visione di un nuovo modello educativo.
Obiettivi

consentire ai ragazzi un primo approccio con il mondo del lavoro;

sperimentare sul campo, in particolare per quanto riguarda le materie tecniche, ciò che viene insegnato sui banchi di scuola;

consentire ai ragazzi di sperimentare se un certo tipo di attività può essere affine alle proprie attitudini e caratteristiche personali (carattere, talenti, aspirazioni, ecc.);

consentire alle aziende di conoscere da vicino dei giovani che in futuro potrebbero entrare a far parte del proprio organico;

consentire ai ragazzi di guadagnare un primo stipendio;

stimolare e facilitare nei ragazzi eventuali capacità imprenditoriali;

sviluppare nei ragazzi l’impegno, il senso di responsabilità e il valore insito nel dare il proprio contributo fattivo.
Quali aziende? Quali scuole?
Per quanto riguarda gli istituti professionali e gli istituti superiori che rilasciano diplomi di maturità tecnica, è necessario che si possa fare l’esperienza all’interno di aziende che svolgono un genere di attività inerente le materie studiate a scuola.
Per evitare che l’azienda ospitante usi lo studente in stage semplicemente come un “galoppino” o lo releghi in un angolo senza insegnargli nulla, è necessario che l’inserimento in stage sia ben regolamentato e risulti appetibile sia per lo studente che per l’azienda.
Pertanto possiamo ipotizzare che:

lo stage sia a costo zero per l’azienda;

l’azienda sia obbligata per legge a ospitare annualmente un certo numero di studenti in stage;

l’azienda riceva un contributo economico da parte dello Stato o attraverso i Fondi Europei per il tempo di formazione che dedica allo studente;

agevolazioni fiscali per l’azienda che assume uno stagista al termine del periodo di stage;

una piccola parte delle ore di stage possano essere effettivamente utilizzate dall’azienda per far eseguire allo studente lavori non particolarmente qualificati (esempio: fare l’archivio, riordinare il magazzino,ecc.);
Il periodo trascorso in azienda potrebbe essere così suddiviso:

30% affiancare uno o più dipendenti osservando il loro lavoro e coadiuvando ove richiesto;

40% ricevere spiegazione e formazione teorica, da mettere poi in pratica sotto la supervisione del personale aziendale;

30% piccoli lavori non qualificati, i quali rivestono comunque una certa importanza ai fini della formazione sia professionale che di vita.
Naturalmente al ragazzo andrà corrisposto un “assegno di stage”, la cui spesa sarà a carico dello Stato o dei Fondi Europei per la Formazione.
Lo studente in stage dovrà compilare giornalmente un diario che illustra come ha impiegato il suo tempo in azienda. Questo serve a monitorare che non avvengano abusi da parte dell’azienda. A fine periodo dovrà stilare una breve relazione contenente la sua valutazione dell’esperienza: ciò che ha appreso, come si è trovato, quanto si sente incline a quel tipo di lavoro ed eventuali intuizioni creative emerse dall’esperienza.
Anche l’azienda terrà un registro analogo e compilerà una relazione finale con i suoi commenti sull’esperienza e sulle attitudini dimostrate dallo studente.
Queste relazioni andranno presentate al tutor scolastico, che ha il compito di seguire il percorso formativo del ragazzo, offrire supporto in caso di necessità, e tenere i rapporti con le aziende ospitanti.
Con riferimento alla didattica
La scuola è anche il luogo in cui i ragazzi vengono stimolati a sviluppare i propri talenti e la propria creatività; è dunque prevista – e fortemente incentivata – la possibilità che al termine del percorso scolastico i giovani vogliano avviare un’attività in proprio.
Per cui un nuovo modello scolastico deve prevedere negli ultimi anni delle superiori anche la simulazione pratica dell’avviamento di un’impresa o un esercizio commerciale.
Questa attività pratica si potrebbe svolgere in maniera interdisciplinare, suddividendo gli studenti in gruppi di lavoro, seguiti dai docenti di differenti materie. La simulazione della creazione e della gestione dell’attività in proprio deve essere quanto più possibile attinente alla realtà, muovendosi dall’apertura di una partita Iva per giungere alle problematiche inerenti la gestione dei rapporti con clienti e fornitori.
Linee guida della simulazione di un avviamento d’impresa
– Si definisce insieme a quale tipo di attività ci si vuole dedicare; il progetto può riguardare un genere di attività già esistente oppure un’idea totalmente innovativa, prestando attenzione a rimanere nell’ambito di quanto concretamente realizzabile nel mercato.
Quindi si analizzano i passi necessari:
– Come si deposita il brevetto di un nuovo prodotto? Qualcuno si occuperà di condurre una ricerca su internet, stampare la modulistica e, se necessario, recarsi all’ufficio preposto per chiedere ulteriori informazioni. Quindi si compila insieme la modulistica.
– Quali costi di start up bisogna affrontare? C’è la possibilità di ottenere delle sovvenzioni dallo Stato o dall’Unione Europea?
– Quale formula giuridica si vuole adottare? Ditta individuale, srl, snc, sas, ecc. Si faranno ricerche su vantaggi e svantaggi inerenti le varie possibilità, dopo di che insieme si definisce quale tipo di società.
– Quali sono le procedure burocratiche per aprire l’attività? Sono necessarie delle Licenze e/o delle abilitazioni particolari?
– Che nome dare a questa nuova azienda? Definizione del marchio e del logo.
– Quali macchinari e/o attrezzature sono necessari? Dove si acquistano? Quanto costano?
– È necessario assumere del personale? Quanti addetti e con che funzioni? Quali sono i costi? Quali sono le procedure per l’assunzione?
– Come immettere il prodotto sul mercato? A chi è diretto principalmente il prodotto? Come si definisce il prezzo di vendita all’utenza? Quali canali utilizzare per farlo conoscere? Definizione della campagna di marketing.
E così via…

Completata questa fase iniziale, nel corso dell’anno, un giorno alla settimana, si porta avanti il “gioco” di simulazione dell’andamento aziendale sorteggiando dei cartellini di “imprevisti” e “probabilità” (nello stile del Monopoli) nei quali si propone alla classe un evento che può essere positivo o negativo, quindi il gruppo elabora le strategie per affrontarlo. Ad esempio: si è ottenuta un’importante commessa da un nuovo paese estero e bisogna aprire una filiale, oppure un grosso cliente è insolvente e l’azienda è in crisi di liquidità.
Questo risulterà un tirocinio utile per prepararsi ad affrontare con meno ansia e più creatività gli imprevisti da mettere in conto quando si decide di diventare imprenditori. Tale attività didattica, vissuta come un “gioco” di gruppo, porta i ragazzi a familiarizzare con la realtà del mondo imprenditoriale, senza più sentirlo ostico e lontano. Spesso un giovane opta per un’occupazione da dipendente anziché affrontare il mondo dell’imprenditoria solo perché è vittima di una deficienza culturale che lo porta a percepire come più comoda e sicura la situazione lavorativa del dipendente, nonostante i dati oggettivi manifestino chiaramente il contrario.

Anche coloro che alla fine decideranno per un lavoro da dipendenti potranno trarre vantaggio da queste simulazioni, in quanto comprenderanno meglio cosa si muove dietro la realtà imprenditoriale. Il che li porterà da una parte a svolgere il proprio lavoro con maggiore soddisfazione, avendo acquisito una visione d’insieme dei vari comparti aziendali, e dall’altra a sanare almeno in parte la frattura culturale e sociale che attualmente vede ancora imprenditore e dipendente come figure in contrapposizione. Non da ultimo, oltre a sviluppare la creatività individuale, tale lavoro di simulazione favorisce la capacità di lavorare in team: la cooperazione al posto della competizione, anche fra imprenditore e dipendente.
Sarebbe auspicabile che venissero erogati dei finanziamenti per i gruppi di lavoro che al termine della formazione scolastica decidessero di avviare davvero il progetto aziendale pensato all’interno della simulazione.
È auspicabile che nell’arco degli ultimi 3 anni delle scuole superiori, la scuola inviti periodicamente degli imprenditori/professionisti/artisti che hanno realizzato con successo il proprio sogno, per raccontare agli studenti la propria esperienza e rispondere alle loro domande. Sarebbe bene che tra gli invitati ci fossero anche i giovani che dopo aver frequentato quella stessa scuola sono riusciti a realizzare il loro sogno d’impresa.

6. INFRASTRUTTURE
L’educazione dovrebbe passare dall’essere uno strumento che riproduce la società che abbiamo, al diventare uno strumento di promozione dell’evoluzione. Bisognerebbe smettere di usare l’educazione come sistema di indottrinamento o di reclutamento per questa società. C’è un elemento dispotico: si utilizza la scuola per addomesticare. Dovremmo utilizzare la scuola per formare esseri integri.
Claudio Naranjo, psichiatra
Un’innovazione scolastica, sia didattica che organizzativa, richiede anche una riprogettazione strutturale degli edifici scolastici secondo principi di bioarchitettura ed ecocompatibilità.
Il nuovo edificio scolastico, dovrà essere un centro polifunzionale, finalizzato all’accrescimento culturale della comunità e in relazione con essa e con i servizi offerti dal territorio: strutture sportive, centri ricreativi, biblioteche, botteghe di artigianato, spazi verdi, fattorie, ecc…
In quanto elemento cardine di ogni comunità, la nuova struttura scolastica deve essere capace di fare da esempio per tutte le altre strutture. Sarà realizzata con l’utilizzo di materiali naturali e prendendo atto di tutti quegli elementi che concorrono al raggiungimento della condizione ottimale sotto l’aspetto della sicurezza, della salubrità, del confort e del risparmio energetico, senza trascurare la qualità architettonica.
Stilisticamente adattata al contesto, la nuova scuola possiede spazi esterni (luoghi didattici all’aperto) e interni che si compenetrano, coerenti con le innovazioni tecnologiche digitali e secondo le nuove modalità didattiche. Ricordiamoci che in accordo con le proposte didattiche del nuovo modello educativo (vedi sezioni precedenti) sarà indispensabile la presenza di giardini e orti di cui gli alunni stessi si prenderanno cura nell’ambito delle loro attività quotidiane.
Superate le tradizionali aule rettangolari, spoglie e prive di un qualsiasi segno di identità, che riflettevano un codice comunicativo di tipo unidirezionale, i nuovi spazi educativi saranno confortevoli e accoglienti, ma soprattutto flessibili e versatili, in grado di consentire modi diversi di abitazione e usabilità. L’ideale è rappresentato da uno spazio modulare adatto sia per attività individuali che di gruppo, facilmente suddivisibile e intercomunicabile anche visivamente con gli spazi limitrofi attraverso semplici porte.
Lo spazio laboratoriale sarà invece ben identificato, perché luogo che offre le attrezzature e le risorse idonee agli obiettivi che si vogliono raggiungere; può essere uno spazio legato al lavoro manuale o alla ricerca, che richiede attrezzature molto specializzate oppure un ambiente idoneo alle attività espressive: musica, danza, modellato, ecc. Può essere suddiviso in spazi più piccoli oppure ampliato, in base alle attività da svolgere.
La nuova struttura scolastica dovrà inoltre offrire a coloro che la frequentano aree informali, ricreative, dove potersi rilassare, parlare, giocare o dormire, fornite di arredi, acustica e illuminazione idonei.
Anche la preparazione dei pasti può avvenire in una cucina interna alla scuola e può favorire una opportuna educazione alimentare con l’organizzazione di corsi la cui frequenza può essere aperta anche ai genitori e al corpo docenti. Deve quindi essere previsto uno spazio per il pranzo, all’interno oppure all’aperto nella bella stagione.
Gli spazi a cielo aperto sono fondamentali per la creazione di un ambiente gradevole e vivibile, per influenzare positivamente i processi di apprendimento e per stimolare l’educazione alla socialità e il rispetto della natura. Dovranno essere estremamente curati e attrezzati con prati, alberi, pergolati, gazebo o tettoie.
Infine, l’atrio di questa nuova struttura sarà il punto d’accoglienza e d’incontro tra la scuola e l’ambiente esterno, un luogo di scambio di informazioni circa le attività programmate fruibili anche dalla comunità.

 

PIN – Partito Italia Nuova

Sollevami, senza che me ne accorga.

=.:ДℓεχßℓåçЌǾ:.=

Prendimi dove nessuno mi prende più;
rapiscimi, portami al cielo e alle stelle,
nell’inconsapevole che mi stupisce dopo.
Sollevami, senza che me ne accorga,
ed insegnami.
Che io possa ricordare quanto bello è stato.

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Ho avuto modo di confrontarmi con diverse persone riguardo al cartone animato più amato del momento: Peppa Pig. Mi sono state date molte opinioni contastanti. Alcune mamme ritengono che sia diseducativo, altre, al contrario, che sia molto educativo. C’è chi dice che un’ossessione del genere da parte dei bambini non sia naturale, e non gli si può dar torto del tutto. E non manca chi fa notare che la forma della testa dei personaggi, senza occhi e bocca, ricordi l’organo sessuale maschile [in realtà a me ricorda prima di tutto un vecchio phon]. Ma qualche giorno fa, parlando con un amico mi sono reso conto che il danno più grande che “la Peppa” [come viene ormai chiamata in modo familiare da tutti] fa è quello che passa più inosservato. La Peppa insegna ai bambini la nomalità. La più mostruosa delle bugie. Li abitua all’idea che li aspetterà un futuro identico a quello vissuto dai loro genitori uccidendo in loro ogni speranza di eccezionalità. Ogni storia, raccontata, scritta sui libri, espressa attraverso opere teatrali o film, in qualunque era, sin dalla notte dei tempi, ha narrato sempre e solo l’eccezionalità. Non c’è nulla, al di fuori dell’eccezionalità che valga la pena di essere riportato e raccontato; e di certo non la normalità. Voi andreste al cinema, pagando, per vedere per un’ora e mezza il riassunto di una normale giornata di una qualsiasi persona? No, si va al cinema e si leggono i libri per continuare a sognare. Per dare una boccata di ossigeno a quel bambino che dentro di noi sta soffocando nella normalità di ogni giorno, che lo uccide lentamente. E questo, io credo, è quello che fa Peppa Pig, con le sue puntate che raccontano la normalità. Uccidono un bambino, in modo che nell’adulto che sarà non ve ne rimanga traccia.

Giro di boa…

Ieri, 1° gennaio 2014, si è concluso un capitolo importante perché ho capito che ho sempre avuto ragione; che le emozioni, le esperienze, le aspettative e tutto il resto possono venire separate dal sentimento ed elaborate. La Teoria ha trovato conferma nella pratica, o meglio nell’Esperienza. Quindi finalmente posso dirmi che avevo ragione; posso dirmi che tutto il lavoro fatto non è stato vano [anche se, in quanto esperienza, non lo sarebbe comunque stato], ma che anzi ha dato i suoi frutti. Certo, il lavoro non è finito; ma la direzione è stata quella giusta fino ad ora.

Ora, al primo vero giro di boa, non rimane che decidere cosa si vuole veramente: se proseguire diritti, verso orizzonti incerti, o se girare intorno alla boa e tornare a casa.

 

“L’iniziato sembra una persona come tutte le altre. Si confonde con la folla. Ha delle preferenze, alle volte si infervora su una opinione e la sostiene. Ha un lavoro, degli hobby. Ha famiglia. Veste in modo comune. Alle volte è in difficoltà nella vita quotidiana. A volte è in disaccordo con altre persone e sostiene il proprio punto di vista.
Quello che dell’iniziato non si vede con occhio profano è che l’iniziato sa di essere solo. Sa che nessuno lo potrà aiutare nella feroce battaglia con lo stimolo distruttore, che è nato con lui e morirà con lui. Sa che ha tutti gli strumenti necessari per affrontare questa battaglia e mette tutta la propria attenzione quotidiana allo scopo di osservare se stesso e le proprie reazioni. Sembra coinvolto, ma non lo è. Sembra che indossi anche lui una maschera, e lo fa, ma ha smesso di identificarsi con essa. Sa che ogni azione compiuta è un seme che ha piantato, e presto o tardi, anche se lui fisicamente non sarà lì ad assistere, quel seme darà i suoi frutti. Sa che ogni pensiero è attivo nel mondo, e vigila su se stesso affinché i propri pensieri siano coerenti con la sua battaglia. Apparentemente dice cose comuni, ma sa che la parola è un ponte tra il non manifesto e il manifesto, quindi agisce di conseguenza. L’iniziato non mente, perché sa che se mentisse quella bugia sarebbe diretta solo a se stesso.
Ha ricevuto in dono dallo Spirito degli strumenti straordinari, ha aperto i suoi occhi su nuove possibilità. Ha avuto la forza, l’intelligenza, il coraggio, il cuore di contemplare che tutto ciò che aveva apppreso era illusorio, e le nuove basi su cui poggia la sua vita di iniziato sono esclusivamente basi interiori, perché esiste solo la percezione del soggetto o il vuoto da cui sgorga il percepito. Tutto il resto è follia. L’iniziato non crede a nulla che non derivi dalla sua propria esperienza e sa che anch’essa può essere estesa all’inifnito, perché non v’è limite alcuno alle domande che può porsi.
Davanti a questa presa di coscienza si rende conto che ha la grande responsabilità di comunicare agli altri la conoscenza a cui lui stesso ha avuto accesso. Con gli strumenti che possiede, con i talenti di cui è dotato. Ha la responsabilità di vivere ogni giorno da iniziato e dare l’esempio a chi lo circonda. Sa che l’unico atteggiamento sensato è dare amore in tutte le sue forme al prossimo, senza aspettarsi nulla in cambio, perché la sua ricompensa non arriverà da uomo, bensì dallo Spirito. Donare quello che ha ricevuto, a chi sarà pronto ad accoglierlo.
L’iniziato ha riconosciuto di essere un essere libero e fa di tutto per vivere coerentemente con questa consapevolezza.”

Fonte: http://educazionespirituale.blogspot.it/2012/08/la-condotta-delliniziato.html

Vanilla Sky

Ho appena visto il film Vanilla Sky e, come nel film, è vero, tutte le scelte che facciamo sono condizionate da qualcosa che abbiamo visto e sentito e che è andato a definire delle opinioni dentro di noi di cui non siamo sempre consci. E quindi anche a condizionare le nostre scelte. La donna di cui ci innamoriamo, il lavoro che scegliamo di fare; c’erano infinite possibilità, ma abbiamo “condensato” questa. Forse la persona che amiamo può assomigliare a nostra madre, o a una persona che ci ha dimostrato affetto, o ancora all’immagine di una persona che abbiamo visto anche una sola volta, ma che ci ha condizionato, a causa di un infinità di incalcolabili variabili, fino a portarci dove siamo ora.

E quindi questo cosa significa? Quale scelta possiamo fare? Come possiamo essere veramente liberi di scegliere? Una Trinity risponderebbe: “significa che Matrix non è in grado di dirti chi sei”. Quando siamo innnamorati, quale parte di noi lo è? Lo siamo veramente? O siamo solamente identificati in un forte desiderio? E’ difficile seguire il proprio Cuore quando non si riesce a distinguere chi è a parlare. Quando il dolore offusca la mente, e un po’ di lucidità diventa l’unico fondamentale desiderio.

Chi usa la parola “commerciale”? La usiamo tutti. Che musica ascolti? Commerciale. Quindi non cerchi un tipo di musica in particolare, non esplori. Prendi quello che passano alla radio o in TV; quello che ti viene dato. Volevo comprare quel telefono, ma sono indeciso. Ma no, lascia stare, è troppo commerciale, prendi invece quest’altro, che ha più optional.

Cosa significa “commerciale”? Usiamo questa parola in svariati ambiti, ma ci chiediamo mai qual’è il suo significato? Quel film è una trovata commerciale. E’ stata fatta per il commercio insomma. Il cum-merx, lo scambio di merci. In poche parole è stato creato per essere venduto. Beh, è normale no? Ogni oggetto viene creato per essere venduto. E una canzone che viene creata per essere venduta? E un film? L’arte può essere fatta per essere venduta? Certo, ma era quello il suo scopo quando è stata [passatemi il termine] “inventata”? Di certo, in un film che viene fatto per essere  venduto ne verranno esaltati i lati più sensazionale, quelli su cui poi si premerà per pubblicizzare il prodotto. E questo a scapito dei dettagli; della vera qualità. Una casa che viene fatta per essere venduta protegge bene quanto una casa costruita mattone su mattone da colui che ci dovrà abitare? Dipenderà dai materiali! Beh, non solo. Lo scopo per cui agiamo, quello che muove le nostre mani, si imprime nell’atto della creazione che stiamo compiendo quando costruiamo qualcosa. Ecco perchè in molte culture coloro che praticano si costruiscono da sé i propri strumenti. Li impregnano dello scopo e dell’energia per cui li hanno creati.

Ciò che viene considerato “commerciale”, viene creato per la massa, per essere venduto, perchè chi lo crea sa già che troverà un mercato pronto ad acquistare il suo prodotto.

La vera domanda è: perchè noi siamo quel mercato?

#11/11

“when you look at me
what do you see?
this costume I weave
disfiguring me…”

Come little children

Come little children, I’ll take thee away
into a land of Enchantment,
Come little children, the time’s come to play
here in my garden of Shadows.

Follow sweet children, I’ll show thee the way
through all the pain and the Sorrows.
Weep not poor children, for life is this way
Murdering beauty and Passions.

Hush now dear children, it must be this way
to weary of life and Deceptions,
Rest now my children, for soon we’ll away
into the calm and the Quiet.

Come little children, I’ll take thee away
into a land of Enchantment,
Come little children, the time’s come to play
here in my garden of Shadows.

Fonte:

http://www.dmelhoff.com/who-wrote-come-little-children

#05/11

…and more i’ll need you and less you’ll be there
and so it goes on, as it should, this endless carousel
until the end of the round, or until the end of days…

***Felice Esbat a tutti!!***

Gli Esbat [o Estbat] sono rituali legati alle fasi lunari.

In genere si celebrano durante la luna piena [anche se alcune tradizioni la celebrano alla luna nuova] e sono rivolti quindi a tutti gli aspetti femminili della Divinità.

In particolare la Luna piena di Ottobre viene chiamata Luna Rossa, perchè in tempi passati caratterizzava il periodo di caccia. In questo Esbat, particolarmente riflessivo, si volge quindi la propria attenzione alla Morte di Madre Natura, sia sotto forma animale che vegetale, che si dona a noi attraverso molteplici vie. Ma la Morte viene intesa solo come fase di cambiamento poiché sarà seguita dalla rinascita.

Le decorazioni di questo periodo lunare corrispondono a quelle del vicino Sabbat di Samhain [Halloween] e comprendono quindi frutta e verdura del periodo: Mele, grano, zucche, melograni, ecc…

Si possono usare anche cannella e zenzero in cucina, candele arancioni o rosse e foglie dai colori autunnali per decorare, e tutto ciò che possa aiutarci a percepire e metterci in sintonia con questa fase della Natura.

 

Alcuni buoni link per approfondire:

http://sentierowicca.weebly.com/esbat.html

http://dominalunae.altervista.org/esbat.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Esbat

 

Fonte:  https://www.facebook.com/notes/en-to-p%C3%A0n-anime-in-viaggio/felice-esbat-a-tutti/595472553846131

“Non cade foglia che Dio non Voglia”

…forse dovrei abbandonarmi alla Volontà Divina…

…accadrà quel che deve, e così sarà di me…

Maktub.

Ho appena riletto i 7 libri di Harry Potter, uno dietro l’altro, tutti d’un fiato. 3678 pagine in 35 giorni [lavorando anche]. A differenza della prima volta che li ho letti, durante la quale la mia brama di sapere come sarebbe andata a finire mi faceva sorvolare sui dettagli, questa volta ne ho apprezzato molto di più la costruzione. Una trama, a mio parere ben elaborata, con dei colpi di scena non facilmente prevedibile, una schiera di personaggi, ognuno con una propria personalità ed una propria storia che vengono scoperte dai protagonisti [e dal lettore] a mano a mano che la trama si svolge, senza noia. E l’accortezza di molti dettagli che hanno reso questi personaggi credibili, vivi.

Inoltre i protagonisti, che dal primo al settimo libro passano dagli 11 ai  17 anni crescono, e le loro personalità si plasmano davanti agli occhi del lettore che cresce con loro; cosa che ha messo gradualmente in crisi i traduttori [almeno quelli italiani di sicuro].

Ma Bartezzaghi, nella sua introduzione alla prima edizione tascabile [Casa editrice Salani] esprime in poche pagine, molto meglio di me di quale capolavoro si tratti.

Dalla sua uscita, Harry Potter ha ispirato molti testi, articoli, ecc. Ognuno vi ha visto qualcosa: simbologie filosofiche o esoteriche, riferimenti storici, e chi più ne ha più ne metta.

Per esempio l’analogia tra Voldemort e Hitler, con la loro comune ossessione di creare una razza pura. E lo stesso modo di ascendere al potere.

Nel libro Harry Potter e la filosofia tutte queste simbologie ed analogia sono state ampiamente descritte e ben analizzate.

C’è poi chi ha considerato queste simbolgie una minaccia alla fede cristiana [Link] e chi invece un occasione per vederci qualcosa di costruttivo. [Link].

Anche voyager vi ha dedicato un servizio, una bella panoramica delle simbologie che si possono trovare, ma senza una conclusione, a mio parere [un po’ come tutti i servizi di questo programma… sempre a mio parere]. Anche perchè trovo ovvio che in un romanzo che parla di magia scritto da una autrice occidentale ci siano gli stessi riferimenti della magia occidentale reale. Su quale altro stereotipo si sarebbe dovuta basare la scrittrice?

In realtà anche in molti altri romanzi si possono trovare riferimenti alchemici, per lo stesso motivo. Ma ciò su cui io mi voglio concentrare sono piuttosto i “suggerimenti” alchemici [e magici] che io vi ho visto. Forse qualcuno sarà d’accordo con me.

[Premetto che mi baso su indicazioni tipicamente brizziane; io le definisco così in riferimento a Salvatore Brizzi che mi ha fatto conoscere il lavoro alchemico in modo chiaro]

 

IL TITOLO
Innanzitutto il primo libro tratta della pietra filosofale. Potrebbe quindi essere un indizio che dice: “attenzione, è di questo che parleremo”. Potrebbe essere quindi considerato un titolo di ciò che vi è poi nascosto dentro.

OCCLUMANZIA

Il nostro protagonista, Harry, viene avvertito diverse volte di chiudere la propria mente grazie all’occlumanzia, altrimenti Voldemort avrebbe potuto “infilarvi dentro” delle false informazioni per spingerlo ad agire in un determinato modo [cosa che comunque poi accade nel quinto volume]. Questo ricorda ciò che i sistemi occulti stanno facendo in questo momento storico, utilizzando diversi mezzi [TV e mezzi d’informazione di massa] per entrare [ripetutamente e con costanza] nella testa delle persone.  Noi siamo i creatori della nostra realtà al 100%. Immaginate che per un ora al giorno miliardi di persone vengano obbligate a pensare a cose negative, guerre, malattie, omicidi, ecc… tutti i giorni della loro vita. Creerebbero una realtà di sofferenza. E questo è quello che succede tutti i giorni guardando il TG. Ogni giorno la nostra mente viene martellata ed infarcita di pensieri negativi, e quando non è il TG sono le altre persone, che ripetono a pappagallo ogni cosa negativa che sentono [oh, hai sentito di quello là che è morto? Eh, che brutta fine… ecc…] Immaginate ora, invece, di usare quella stessa ora, e soprattutto con la stessa costanza [questo particolare è FONDAMENTALE] per meditare e creare pensieri positivi. La vostra vita verrebbe letteralmente ribaltata.

COSTANTE VIGILANZA

In Harry Potter e il calice di fuoco Malocchio Moody, insegnante di Difesa contro le Arti Oscure insegna a difendersi contro la maledizione Imperius, la quale permette a colui che la scaglia di controllare completamente “l’affatturato”. Malocchio ripete continuamente ai protagonisti “costante vigilanza”. Il riferimento quì è al Ricordo di Sè, la cosiddetta “Presenza”. Essere nello stato di ricordo di Sè, quindi con una parte dell’attenzione rivolta verso l’interno, permette di vedere che cosa accade dentro di noi, e previene la possibilità di essere controllati da qualcun’altro. Anche nella realtà esiste la maledizione Imperius, e si chiama Mancanza di Consapevolezza. Quando non ci si ricorda di Sè si è schiavi. Innanzitutto lo si è degli impulsi della propria macchina biologica. E in secondo luogo lo si è dei condizionamenti che arrivano dall’esterno, soprattutto dai già citati mezzi di comunicazione, nei quali possiamo includere anche la pubblicità: uno dei mezzi più potenti.

RITORNO E RICORRENZA

E’ la tendenza a rifare sempre le stesse cose, e a ritrovarsi nelle stesse situazioni cadenzialmente, come se il tempo si richiudesse su se stesso in un cerchio. In effetti il tempo non è lineare come saremmo portati a credere, ma piuttosto un cerchio che con la nostra evoluzione/involuzione può diventare una spirale ascendente o discendente. I protagonisti tendono a rifare ciò che avevano fatto i loro genitori. Anche questo fattore è dato dalla mancanza di consapevolezza. La Vita ci ripropone le stesse sfide finchè non le superiamo, permettendoci di salire alla spirale superiore.

IDEA DELLA MAGIA E IL POTERE DIETRO AL MAGO

Vorrei poi aggiungere un paio di postille che fanno riferimento più alla magia che all’alchimia, ma un alchimista è pur sempre anche un mago. L’idea che la Rowling trasmette della magia è abbastanza realistica, a mio parere. Se si analizza nel complesso la septilogia si vede che la quasi totalità dei maghi non fa altro che puntare la bacchetta e recitare [ad alta voce o mentalmente] una formula per rendere concreta un intenzione. Ci sono poi Voldemort che porta questo modo di fare all’estremo, e Albus Silente che invece agisce in un modo completamente diverso. Silente parla del potere dell’Amore come di una forma di Magia. Su questo concetto è imperniata buona parte della trama perchè proprio grazie a questo tipo di magia messo in atto dal sacrificio di sua madre, Harry è protetto dalla magia di Voldemort. Silente dà importanza agli atti simbolici, e di questo si fa menzione una sola volta nel settimo volume. Nella magia reali tali atti simbolici sono condizionamenti del subconscio [personale e collettivo] che permettono l’alterazione della realtà e la manipolazione delle energie. Sempre rimanendo in tema di subconscio si fa menzione [non ricordo più in quale volume] del potere che sta dietro il mago. Viene detto, da uno dei protagonisti, che la magia di cui si fa menzione necessita di un grande potere da pare del mago. Allo stesso modo gli studenti facenti parte dell’Esercito di Silente non riescono ad evocare il patrono, perchè mancano del controllo emotivo necessario per riuscire. E sempre nel settimo volume Bellatrix Lestrange schernisce un fallito tentativo di Harry di fare una maledizione Cruciatus [che provoca laceranti sofferenze] dicendogli che per riuscire lo si deve volere veramente. Tutti questi esempi richiamano l’attenzione al fatto che la conoscenza mentale è solo una parte di ciò che serve al Mago per esercitare il proprio potere. Il vero Potere viene dall’esperienza; dal corpo emotivo.

“casomai”

Ricordo un “casomai” detto con leggerezza…

Una reazione inaspettata.

E ora ti lancio addosso i miei “casomai”,

Senza ottenere ciò di cui avrei bisogno…

The second One for the second time, that’s what is making me cry.

And another time i don’t know what to do.
For the flowing of the time and the opportunities that i’ve lost.
I feel like i can’t move…

The children in the silver pedestal drive me in a unreal challenge, and i can’t control him.
He don’t want to grow up, He don’t want to release.

How He’d like it should been; for What i don’t want to suffer more.
He see it’s not real: living in the past, hoping for the future.
‘cause the fear of the flowing of the time, for the opportunities i could lose.

I don’t want to suffer for the fault of a scorpio, i dont’ want to be a Snape.

I tried and i’ve thought it’s been easy; i failed, and i know i’m not me.

tempo…

L’angoscia del tempo che passa ci fa parlare del tempo che fa…

La saggezza…

La saggezza è il risultato dell’esperienza, e non della conoscenza.

La strada è lunga e tortuosa…

La strada è lunga e tortuosa.

Fa male, fa tanto male.

Quanto ancora dovrò sopportare?

Quanti aspetti ancora esperire?

Sono stanco e vorrei riposo,

vorrei capirne il senso

per non soffrire.

Vorrei aver finito,

vorrei poter sorridere.

Ma anche se so che è una scelta,

non riesco.

Il Caso

Il caso non esiste. Non può esistere in un universo in cui la coscienza permea ogni atomo. Ogni avvenimento è la scelta di qualcuno. O no? Cosa succede quando non scegliamo? Il nostro subconscio sceglie per noi. Il nostro subconscio, quella massa di convinzioni più o meno indotte che ci portiamo dietro e che agisce quando non siamo consapevoli. Il caso dunque esiste, sì, nella misura in cui crediamo in esso.

Forse mi sto ritrovando…

Un passino alla volta,

ancora una volta… :]

Voglio riportare per intero questo articolo tratto dal blog “Ad alto volume”, perché esprime molto bene le problematiche dell’ambiente in cui crescono i nostri figli (in questo caso figlie).
Mi complimento inoltre con l’autrice, con cui mi trovo pienamente d’accordo, perché non avrei saputo esprimermi meglio.

Fonte: http://adaltovolume.blogspot.it/2013/06/contro-hermione-granger-loredana.html?spref=fb

 

Contro Hermione Granger, Loredana Lipperini: cosa leggono le bambine ?

Hermione, fan art di Flominowa.
Questa Hermione mi piace perché l’ho sempre
immaginata così:
non bellissima, ma dall’aria simpatica

(da Ancora dalla parte delle bambine.)

Quella che sto per scrivere non è una vera e propria Recensione. Credo che chiunque si avvicini ai libro abbia una vaga idea di cosa parlino, o comunque l’argomento: quali sono i modelli delle nuove bambine? Che cosa sognano di essere ? madri? Ballerine ? Estetiste ? Mogli di calciatori ? Le eroine dei fumetti le invitano ad essere belle.

Credo che siano già state scritte così tante recensioni che non credo serva anche la mia per dire che si, vale la pena leggerlo.
E’ uno di quei libri che vorrei che leggessero tutte le donne, tutte le ragazze, tutte le lettrici.
Per favore, leggetelo.
Perché c’è sempre bisogno di saperne un po’ di più, sapere come oltre al maschilismo evidente nella comunicazione di massa (ovvero donne ignude ovunque) esiste anche un maschilismo più nascosto, più infido, più subdolo in molti altri aspetti della nostra vita.


Ho scelto questo capitolo perché è quello che mi ha colpita di più.
Innanzitutto il titolo, Contro Hermione Granger.

Chi è Hermione ?
Hermione è un’amica di Harry Potter. L’amica secchiona, quella che legge e che si ricorda tutto.
La Lipperini la definisce “una perfetta comprimaria, ma i protagonisti sono altri“.
Qui dissento perché se c’è una cosa nota a chiunque abbia letto Harry Potter è che Hermione è uno dei protagonisti fondamentali: lei è importantissima in più di una situazione. Definirla comprimaria è un po’ riduttivo. Certo mi sarebbe piaciuta vederla protagonista, ma non so se mi sarebbe piaciuta altrettanto: infatti Harry Potter, il protagonista, se la cava sempre per pura fortuna e grazie agli altri, meriti ne ha pochissimi (se non nascere un po’ sfigato).
Un giorno però mi piacerebbe vedere una protagonista come Hermione, intelligente, in un romanzo ben scritto, che dia filo da torcere a una come lei.

E credo che sia questo il punto del capitolo: il destino dei personaggi femminili, creature intelligenti nei romanzi, destinate a rimanere “nascoste”, a fare da spalla.
Ma questo succede quando si ha fortuna.
L’editoria infatti ha deciso di prendere un’altra strada, si è scelto di voltare le spalle alle potenziali Hermione protagoniste principali e di puntare tutto sull’eroina stereotipata: magica, bella & trendy.

Le donne leggono e scrivono tanto. Di amore più che altro.

Questo capitolo è dedicato interamente all’editoria, ovvero cosa leggono (leggevano) le bambine.
Innanzitutto un dato di fatto, le donne leggono moltissimo.
Nel 2012:

Le donne leggono più degli uomini: nel corso dell’anno ha letto almeno un libro il 51,9% della popolazione femminile rispetto al 39,7% di quella maschile. (by ISTAT)

La Lipperini ci dice però che oltre a leggere le donne scrivono tantissimo.
Questo credo sia evidente anche a chi è abituato a navigare tra i blog: io non mi considero una grandissima blogger, per lo più leggo i soliti, però mi sono accorta che le blogger donne che parlano di libri sono la maggioranza ( ma ripeto: non son una grande frequntatrice di blog).
Comunque, di cosa scrivono le donne ?

…è d’amore, ancora e soprattutto, che scrivono le donne, ed è di amore che leggono.”

Si parla di scrittrici donne che scrivono per un pubblico
femminile

Ora, è vero che ognuno è libero di legger quello che vuole.
Io non sono una grande fan dei romanzi d’amore, ma non perché sono una persona brutta e triste che odia l’amore e le coppie felici.
Più che altro non mi piacciono gli attuali romanzi d’amore perché sono uno la fotocopia dell’altro, dove sembra che l’unica aspirazione dell’emancipata protagonista femminile -che lavora e fa sesso senza problemi- sia sempre e solo la realizzazione in campo sentimentale o materno.
Non mi piacciono anche perché ho l’impressione che le scrittrici sappiano parlare “solo” d’amore, solo della sfera emotiva, come se questa dimensione appartenesse solo a loro.

Non so se riesco a spiegarmi, però c’è questa opinione diffusa che le donne riescano a descrivere meglio questo ambito perché sono più emotive/sensibili/toccanti in quanto donne appunto.
C’è il pensiero diffuso che gli uomini invece riescano meglio a scrivere laddove si parli di storia o thriller, gialli o qualsiasi altra cosa che necessiti il pensiero razionale, la stesura di schemi narrativi complessi.
E la cosa assurda è che la si accetta, o almeno molte donne l’accettano e difendono queste posizioni.
A loro l’amore, la sensibilità, l’emotività, agli uomini tutto il resto.

E questo si rispecchia nella produzione editoriale appunto.
Dato che le donne leggono tantissimo, storie d’amore ovunque.

Cosa leggono le bambine ?

Innanzitutto è triste dover constatare che esiste una differenza di genere nell’editoria per bambini/ragazzi.
In passato era meno evidente, gli stessi anni cui ha guardato la Lipperini per documentarsi la situazione era ancora  “leggera”, sostenibile, giustificabile addirittura.
In questi anni c’è stata una degenerazione.

La Lipperini parla prima del fantasy, dove le protagoniste femminili si dividono in eroine tradizionali (generose, armoniose, accudenti) e  guerriere che vestono spesso indumenti maschili e si battono con ferocia.
In entrambi i casi questi personaggi hanno un fortissimo legame con il sacro, sono quindi: maghe, streghe, fate, elfe. E in quanto magiche possono ovviamente fare a meno della sapienza, bastano i poteri, solitamente tramandati da antenate altrettanto magiche, in un cerchio che tende a rimanere chiuso.

Le Winx sono giovani, belle, magiche, sempre
ignude, il cui unico desiderio è piacere ai loro
amichetti, ma purtroppo devono salvare il mondo.
Stella -la biondina- è la peggiore.

Ad esempio si citano le Witch e le Winx, le seconde penosa storpiatura delle prime.
Le Witch e le Winx sono esattamente questo: ragazze magiche che devono combattere il male, istruite da donne altrettanto magiche per lo più, che tendono a fare gruppo e rimanere chiuse in loro stesse.
Non voglio parlare delle Winx perché sono una cosa terribile, un inno all’ocaggine femminile, alla leggerezza e superficialità sempre e comunque, un insulto al fantasy.
E posso dirlo perché ne ho viste parecchie di puntate, rimanendone disgustata sempre.
Vorrei parlare invece delle Witch, argomento per me doloroso.

Io leggevo Witch e posso dire con certezza che era un bel prodotto editoriale.

Le Witch nei primi numeri:
semplici.

Le protagoniste erano femmine ma non c’era l’ocaggine che c’è adesso in tutta la produzione per ragazze/donne.
Le protagoniste erano ben caratterizzate, erano vere, avevano sentimenti complessi verso il loro essere magiche. Anche loro pensavano all’amore, ma in modo semplice e imbranato, tipico di chi ha 11-12 anni, qual era la fascia cui era destinata questo fumetto.
Di trucchi, ragazzi, moda c’era pochissimo, quasi niente. Prima c’erano i problemi da risolvere, le situazioni ingarbugliate da spiegare, l’amicizia tra di loro, la famiglia. Le rubriche presenti erano pochissime e tutte “stupidine”, come ad esempio “sei fata o strega?/vacanze: montagna, mare o…? etc.”
Era un bel fumetto insomma, difatti ebbe un notevole successo, anche tra i ragazzi.
Poi cos’è successo ?
E’ successo che qualcuno ha deciso che non andava bene, forse erano troppo “normali”; magia a parte infatti passavano il loro tempo a studiare, a litigare con i genitori, a progettare piccole cose.
Poi pian piano è cambiato: prima le rubriche dove hanno iniziato a fare comparsa profumi/smalti/rossetti/vestiti-vari/interviste ad attorucoli o cantanti o principi/poster da staccare…poi le storie. Non più semplici problemi e lotte contro il male, no: meno lotte e più spazio alle loro avventure scolastiche, alla moda, ai ragazzi superfighi, alle vacanze superfighe.
Due anni fa ho avuto uno shock al Lucca Comics.
C’erano copie omaggio di Witch ovunque.
Notate le piccole differenze.

Witch n. 1 e n.89, 2001 e 2008
(nell’angolino in alto a destra è stata tagliato Marco Carta)

La storia di questo numero è un insulto ai primi numeri.
Le Witch sono superfighe, magre, belle, vestite bene, truccate, con la pancia superpiatta e…superfortunate.
In quel numero hanno una botta di fortuna dopo l’altra, loro non fanno niente a parte sognare il proprio lui ad occhi aperti.
L’anno scorso è uscito l’ultimo numero e credo che sia stato solo un bene.
Ho letto alcuni commenti online e che dire: le sciocchezze sono andate avanti.
Le storie sono calate draticamente dalle 60 pagine degli inizi a 30 scarse, dove le Witch non erano quasi più neanche Witch oramai, mentre nel resto della rivista hanno preso piede le varie rubriche stile Cioé. Solo che questo fumetto era stato pensato per delle pre-adolescenti.

Si nota la differenza con le prime WItch ?

E’ questo che è successo all’editoria per bambini e ragazzi: c’è stato un progressivo sdoganamento di quegli argomenti da “grandi”, come l’importanza di essere alla moda, di avere il ragazzo, di ascoltare la musica giusta…sopratutto nella produzione destinata alle bambine/ragazzine visto che anche una volta cresciute le riviste sono sostanzialmente uguali.
Perché ?
Io mi rispondo che è solo per vendere ovviamente, ma non è solo così purtroppo.

Da Minni&company a Minni & Daisy

Una volta esisteva Topolino. E Paperino, Qui, Quo, Qua, Pippo…
Poi in un lontano 1993 si decise di creare una testata a parte per dare spazio a Minni.
Lessi anche quelle all’epoca.

Erano belle storie.
Certo la copertina era volutamente femminile, con quelle stelline e quei fiocchetti… però i contenuti meritavano. Fu davvero un dare più spazio alle protagoniste femminili, queste si eternamente relegate al ruolo di comprimarie in Topolino.
Mi ricordo ancora di alcune bellissime storie, dove era Minni a far fare a Topolino la figura dello sciocco. Oppure alcune bellissime storie in cui Paperina era altrettanto pasticciona e sfortunata come Paperino, e pure a lei toccava nascondersi da zio Paperone ogni tanto. E ancora: Gli anni muggenti di Clarabella.
Insomma, ci fu una differenziazione tra generi ma fu ben pensata, le storie erano belle: Minni e altre uscivano di casa, vivevano avventure, scendevano dal piedistallo… facevano altro insomma.
Le rubriche erano per bambine, molto semplici, molto rosa, molti cuccioli…molto zuccherose. E queste infatti un po’ disturbavano, per questo lo prendevo sporadicamente.
Inutile dire che non esiste più.
La versione attuale è Minni&Daisy.
Come puoi vendere prodotti da teen-ager come scarpette/rossetti/piccole star quando le tue protagoniste sono due adulte quasi-trentenni eterne fidanzate ?
Ed ecco che quindi Minni e tutte le altre non andavano più bene, ma sopratutto non andava bene la loro età.

da Antonio Genna

Le protagoniste sono una Minni e una Paperina (Daisy è più cool probabilmente) gggiovani, quando ancora non conoscevano i loro fidanzati, uscivano con le amiche (le loro amiche sono tutte nuove, giovani e sempre femmine), si divertivano ed erano ovviamente alla moda.
Avete notato come somiglia terribilmente ai giornali “da grandi”? Il giornaletto sarebbe per le bambine dai 7 ai 10 anni.

le giovani lettrici potranno divertirsi con giochi e test, ricette di cucina, consigli di moda, notizie sul mondo della tv e del cinema e molto altro ancora!

Ditemi voi cosa dovrebbe fregargliene a una bambina della moda, del mondo della tv e del cinema.

Altre pubblicazioni

Sfortunatamente la lista sarebbe lunga e questo post è già abbastanza lungo.
Mi limito a segnalare altre schifezze, ad esempio i libri di Tea Stilton, la sorella di Geronimo.
E’ triste pensare che già uno Stilton non sia sabbastanza.

Tea Stilton

Geronimo Stilton:

Nato a Topazia (Isola dei Topi), Geronimo è laureato in Topologia della Letteratura rattica e in Filosofia archeotopica comparata. Dirige l’Eco del Roditore, il giornale più famoso dell’Isola dei Topi… Gli è stato conferito il premio Topitzer. Nel tempo libero colleziona antiche croste di parmigiano del Settecento, ma soprattutto adora scrivere libri in cui racconta storie divertenti e avventurose.

Tea Stilton:

Tea, la sorella di Geronimo, è l’inviato speciale dell’Eco del Roditore ed è l’esatto opposto di quel fifone di suo fratello. Guida ogni mezzo, dalla moto all’aeroplano, adora gli sport estremi e i viaggi avventurosi; ama fare paracadutismo ed è cintura nera di karate. È anche una roditrice affascinante: i suoi occhi viola e il suo carattere grintoso fanno innamorare tutti i roditori che incontra.

A Tea ovviamente la laurea i premi prestigiosi non servono, bastano il fisico atletico e  il fascino (nei libri emergono questi elementi più che altro).
I libri di Tea Stilton inoltre non fanno altro che perpetrare i soliti argomenti stereotipati da femmine.
Ci sono principesse, top model, cuccioli da salvare, sfide a ritmo di danza, diari segreti…mentre al suo omonimo rimane tutto il resto, come la riscrittura dei classici per ragazzi.

Insomma, la strada sembra essere questa: una continua differenziazione di genere dove chi ci rimette sono sempre le bambine, stordite da tutto quel rosa, dai brillantini, le ricette magiche, gli amori, i cuccioli, il costante e martellante dover essere alla moda.

Princess College
Milla e sugar
Scuola di danza
Scarpette rosa
Violetta Magazine, dalla serie TV
Belle, astute, coraggiose

E potete trovarne ancora in questo post e quest’altro tratti dal blog Un altro genere di comunicazione.

Quindi ?

Il capitolo Contro Hermione Granger mi ha aiutata a guardare con ancor più attenzione la produzione editoriale destinata ai bambini.
Io ho sempre “snobbato” questi libri, ovvero non li ho mai consigliati ma non ho nemmeno mai remato contro perché

1. libertà di lettura (posso dire io ai genitori che quel libro è diseducativo?)
2. non mi sembravano così “tremendi”( ad esempio quelli di Einaudi sono carini, Scarpette rosa, Belle astute e coraggiose).

Però adesso mi rendo conto che non va bene.
All’interno si promuovono i soliti valori dell’amicizia&amore ma in un contenitore veramente limitato e, a tratti, umiliante.
Possibile che per raccontare delle belle storie con bambine protagoniste ci si debba sempre rivolgere solo a loro ?
Possibile che quando si pensa alle bambine ci debbano sempre essere delle principesse, il rosa, i cuccioli, i vestiti giusti ?
Possibile che nelle storie per bambine le protagoniste sono sempre sirenette, danzatrici, piccole star incomprese, principesse, fatine o streghette ? E queste poi nonostante siano le più brave del mondo è solo grazie al loro fascino innato che fanno innamorare “lui”, perché si: l’obiettivo è sempre lui.
Una bambina che vuole diventare una grande scienziata no ? Oppure una piratessa invece di una sirenetta? O ancora, una protagonista femmina che dirige un grande quotidiano invece del solito Vogue ?

E’ una situazione un po’ triste perché credo che gli unici che possano cambiare qualcosa siano i genitori, i nonni, gli adulti, chi sgancia il denaro insomma.
Agli editori io rimprovero “solo” di esser un po’ troppo pavidi, poco intraprendenti e di avere una bassa considerazione delle bambine.
Sono i genitori che dovrebbero riflettere due volte prima di comprare certi libri, certe riviste, certi prodotti: tu genitore, quando compri lo zainetto delle Winx, sei consapevole che stai regalando a tua figlia una velina, che tu giustamente disprezzi, in miniatura ?  Lo sai che le Winx si salvano il mondo, ma solo dopo essersi fatte i capelli, aggiustate le unghie, risolto i loro guai amorosi ?
Magari un giorno tutti questi prodotti falliranno, come è successo con Witch,  e allora gli editori si decideranno a cambiare qualcosa.
Nel frattempo però le Winx &Company continuano a collezionare successi.

In ultimo, ho trovato questa mail molto interessante di una redattrice che ha lavorato a molti dei prodotti citati dalla Lipperini. Estrapolo una piccola parte.

(…) Ho letto il capitolo 5 “contro Hermione Granger” con crescente angoscia. Continuavo a ripetermi: “Ma no, non posso aver fatto tutto questo! Non è possibile!”
E invece sì, è possibile. Perché l’ho fatto.
Potrei dire, a mia discolpa, che l’ho fatto perché mi era stato commissionato. Mi hanno detto di scrivere certe cose e io l’ho fatto. Ma la realtà è anche peggio. La realtà è che non ci ho pensato! (…)

Mi ha colpita il fatto che la redattrice in questione non abbia mai pensato al peso culturale del suo lavoro.
E riporto il post scriptum, il più interessante.

Ps.  Qualche mese fa un mio collega, sceneggiatore di fumetti, si è rivolto a me per sapere come mai non riusciva a vendere a nessuno il progetto di una nuova serie. La serie ha come protagoniste cinque ragazzine normali appassionate di sport. Le ragazzine non hanno poteri magici, vivono una vita normale e attuale, studiano, navigano su internet, qualche volta si innamorano, fanno progetti per il futuro… insomma, normali. A quanto pare però non hanno abbastanza “appeal”.
Il mio collega non capiva: “Ma devono per forza sembrare troiette?”, mi ha chiesto perplesso, “Possibile che la velina debba essere l’unico modello di riferimento per le ragazzine oggi?
Ma no, naturalmente. Per le ragazzine vere no. I nostri editori, però, non se ne sono ancora accorti.

Ah, ma quindi esistono altre proposte, altre storie, altri modi di raccontare…solo che vengono cestinate.

Guardandomi attorno vedo continuamente cambiamenti. Uno di quelli che ho notato negli ultimi anni è la crescita esponenziale della passione per gli animali (cani e gatti soprattutto), che, come ogni cosa che si diffonde in fretta, non sempre si rivela essere equilibrata. Se avete un cane, soprattutto un cucciolo, vi capiterà di essere fermati ogni dieci metri da gente che se lo vuole “spupazzare” (con gran soddisfazione del cucciolo che prende coccole extra). Ha iniziato perfino a girar voce che il modo migliore di rimorchiare sia portare a spasso il cane, il quale sicuramente si fermerà a socializzare con un esemplare del sesso opposto, dando la possibilità al padrone di fare la stessa cosa (questa scena ricorda un po’ un cartone della Disney, e ad essere sinceri ci sono più probabilità di trovare la persona giusta in questa maniera, che in una discoteca piena di gente). Vale la stessa cosa anche per i cuccioli d’uomo (qualcuno li chiama anche bambini). Quante volte vi capita di vedere la scena in cui qualcuno si ferma a guardare un bambino esordendo la solita frase (almeno qui al nord): “ma caaaarooo luiii!”.

Sono convinto che tutto questo abbia uno scopo (come non potrebbe?), e credo che questo scopo (quindi causato, non un effetto collaterale) sia il portare le persone all’abitudine di provare sentimenti superiori come la tenerezza. Risulta spesso molto più semplice dare amore ad un animale, in quanto l’ego non si frappone tra noi e lui.

Questo però, come ogni altra cosa, raggiunge sempre degli estremi, in quanto l’uomo è un esploratore [o un esplorazione] e quindi siamo arrivati al punto in cui molte persone tengono piccoli cani isterici, delle dimensioni di un criceto o poco più, al puro scopo di trattarli come se fossero dei figli della loro stessa specie…

Il cane deriva dal lupo, e come ogni altro essere vivente ha una dignità, che deve essere rispettata. L’uomo, attraverso i secoli, ha “ricavato” [passatemi il termine solo perchè non ne trovo altri] questo animale da una specia già esistente, e l’ha plasmato a seconda dei propri bisogni trasformandolo in aiuto per la caccia, la pastorizia, la guardia, e infine per la compagnia. E quest’ultimo è lo scopo per cui quest’animale [soprattutto le specie di piccola taglia], viene più impiegato ora. Nella sua inconsapevolezza, e grazie alla lentezza di questa trasformazione, l’uomo ha plasmato il cane a sua immagine e somiglianza [quante volte si dice che un cane assomiglia al padrone?] passandogli anche le proprie nevrosi.

Ora il cane  non è più necessario nè per la caccia nè per la pastorizia, quindi rimane l’ultimo scopo: la compagnia.

Trovo sia più che giusto dare ospitalità ed amore ad un altro essere vivente. E sicuramente non approvo chi maltratta  gli animali, che come dicevo hanno una dignità. Ma questa dignità è quella di una specie diversa dalla nostra. Il gatto, per esempio mantiene una maggiore dignità [spesso scambiata per indifferenza] rimanendo autonomo, non dipendendo dall’uomo. Spesso questo viene considerato opportunismo, ma è giusto così: il gatto prende ciò di cui ha bisogno, e dà ciò che si sente di dare, in pura libertà ed autonomia. Senza quell’attaccamento e quell’adorazione totale e assoluta verso il padrone che spesso hanno i cani.

L’uomo è destinato a sperimentare molte situazioni, ed in questo momento storico, l’occidente in particolare, sta sperimentando la possibilità di dare amore con minore responsabilità. Perchè dare amore ad un animale è più semplice che crescere un figlio. Infatti sono sempre di più le coppie che invece di avere un figlio, hanno un cagnolino. Però il prezzo da pagare, spesso, è la dignità del cane.

 

 

è un caso o un cookie?

è un caso o è un cookie? Perchè a volte basta una sola parola, una microscopica ricerca e tac!, la macchina del marketing è subito pronta a riproporti quello che secondo i suoi modelli di calcolo [quasi sempre azzeccati comunque] ti potrebbe piacere… e in questo magnifico mare magnum che è internet diventa difficile distinguere un segno da una traccia lasciata da noi stessi.

Quando abbiamo di fronte qualcuno che vuole prosciugare le nostre energie, e ce ne rendiamo conto, viene naturale cercare di difendersi. Girano, soprattutto nell’ambiente della cosiddetta “spiritualità” molte tecniche per creare uno schermo. La pecca di queste tecniche è che mettono chi le esegue nella condizione psicologica di chi è sotto attacco, in una condizione di difesa, e quindi allineato con la vibrazione della Paura. In questo modo si va ad occupare proprio il ruolo da vittima che il nostro carnefice vuole che giochiamo*. Schermandosi non si fa altro che “difendere il territorio”, ma così facendo si parte già in condizione di svantaggio perchè sarà solo questione di tempo prima che le barriere cedano lasciando passare l’energia dell’agressore; soprattutto in un gioco come questo dove chi attacca non si stanca ma, al contrario, si rafforza a mano a mano che chi difende si indebolisce. L’unico modo che abbiamo per vincere è affrontare l’Avversario. Renderci conto che, come ogni cosa che entra nella nostra vita viene attratta da noi, anche il quel momento è così. Una parte di noi ha attratto quella persona/situazione che tende a prosciugarci sempre più a mano a mano che tentiamo di resistergli. L’unica via d’uscita è accorglierla, sinceramente e profondamente; allora ci si allinea con l’energia del Divino, e vi ergete al di là della dualità vittima/carnefice. E ci si rende conto che la vera battaglia non era tra Voi e quell’Avversario, ma tra l’Amore e la Paura, dentro di Voi.

 

* vale la stessa cosa in tutte le relazioni interpersonali, che poi non sono altro che relazioni energetiche.

filologicodelpensiero…

Il pensiero può seguire un filo logico, puramente mentale, il quale dà la sensazione di un ingranaggio che ne fa ruotare un altro, con uno sforzo che è puramente mentale. E la meta di questo processo, chiamato ragionamento, è più o meno conosciuta.

Oppure può seguire un altro tipo di logica. Quella suggerita dall’intuito, la quale disegna un percorso imprevedibile verso una meta che non conosciamo.

In un testo di mille parole molte potrebbero attirare la nostra attenzione, ma solamente una viene “scelta”, ed essa definirà il nostro pensiero successivo.

Il motivo di questa scelta può essere o meno nel nostro passato. Sta a noi capire se, in quel momento, siamo trascinati indietro dal peso del nostro passato o slanciati avanti dal fuoco del nostro intuito.

Mi reincarnerei? Certo, quando ci sei dentro ad una situazione soffri, ma guardandola da fuori sono piacevolmente stupefatto di quella magnifica illusione chiamata tempo.

Vedo quelli che prima erano bambini crescere, e me li immagino tra qualche anno a guardare noi, come noi guardavamo i nostri genitori fino a pochi anni fa. Gli stessi occhi, le stesse considerazioni, lo stesso velo che nasconde ciò che verrà. E a quel punto intravedo la bellezza dello scorrere del tempo. La sua magnificenza, al di là del dolore e della sofferenza che l’attrito con questo scorrere ci porta.

 

“Qualsiasi cosa nuova entri nlla tua vita, è un messaggio di Dio. […] L’uomo ha solo bisogno di rilassarsi un po’ di più per accettare il nuovo; ha bisogno di aprirsi un po’ di più per lasciarlo entrare. Fai strada a Dio, affinchè entri in te.

[…] Solo il nuovo accettato profondamente e totalmemte può trasformarti. Non puoi introdurre il nuovo nella tua vita. Tu puoi solo accoglierlo o respingerlo: se lo respingi, rimarrai una pietra, chiusa e morta; se lo accogli, diventerai un fiore, comincerai a schiuderti…

[…] La ricerca del nuovo non può essere una comune ricerca, perchè aspira al nuovo: come potresti cercarlo? Non lo conosci, non l’hai mai incontrato. La ricerca del nuovo è solo un esplorazione aperta. Tu non sai. Devi inziare da uno stato di non-conoscenza, devi muoverti con l’innocenza di un bambino, eccitato dalle possibilità, e le possibilità sono infinite.

[…] Non puoi fare niente per creare il nuovo, perchè qualsiasi cosa tu faccia scaturirà dal vecchio, scaturirà dal passato. Agisci spontaneamente, lascia che ogni momento sia decisivo in sè. Non imporre la tua decisione, perchè quella decisione scaturirebbe dal passato e distrugerebbe il nuovo. Agisci nel momento, come un bambino: abbandona completamente te stesso al momento, e ogni giorno troverai aperture nuove. E queste intuizioni nuove continueranno a trasformarti.”

 

Osho